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Home » Film » Recensioni film » The Smashing Machine, la recensione: The Rock lanciato verso gli Oscar?

The Smashing Machine, la recensione: The Rock lanciato verso gli Oscar?

Al Lido è arrivato il giorno di The Smashing Machine, il primo film in solitaria di Benny Safdie con Dwayne Johnson e Emily Blunt
Alessandro RitrovatoDi Alessandro Ritrovato1 Settembre 2025
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Una scena di The Smashing Machine (fonte: A24)
Una scena di The Smashing Machine (fonte: A24)
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Il film: The Smashing Machine (2025)
Regia: Benny Safdie Genere: Biografico, Drammatico, Sportivo
Cast: Dwayne Johnson (Mark Kerr), Emily Blunt (Dawn Staples), Ryan Bader, Bas Rutten, Oleksandr Usyk
Durata: circa 123 minuti
Dove l’abbiamo visto: Anteprima mondiale il 1° settembre 2025 alla 82ª Mostra del Cinema di Venezia (versione originale in inglese)

Trama:
La storia vera del lottatore di MMA e due volte vincitore del torneo pesi massimi UFC, Mark Kerr. Il film racconta la sua ascesa sportiva e la lotta interiore contro la dipendenza e le fragilità personali, esplorando anche la tormentata relazione con Dawn Staples, interpretata da Emily Blunt.

A chi è consigliato?
The Smashing Machine è ideale per gli appassionati di biopic sportivi e per chi cerca storie che scavano nella psicologia dei protagonisti. Con una regia viscerale e un’interpretazione intensa di Dwayne Johnson, è perfetto per chi ama i film che uniscono fisicità e profondità emotiva. Meno adatto a chi preferisce storie più leggere o dal ritmo lineare.


Alla Mostra del cinema di Venezia è arrivato il giorno di The Smashing Machine, il primo film in solitaria per Benny Safdie, che con suo fratello Josh ha costituito uno dei duo più interessanti del panorama indie contemporaneo, realizzando opere di grandissimo interesse come Good Time (in concorso a Cannes 2017) e Diamanti Grezzi (grande successo Netflix nel 2020).

Si tratta indubbiamente di uno dei titoli più attesi del concorso veneziano e dell’intera stagione cinematografica, in quanto vede Dwayne “The Rock” Johnson in una veste totalmente nuova, calato per la prima volta all’interno di un dramma d’autore presentato in un contesto festivaliero prestigioso come quello di Venezia. Un rito di passaggio quasi inevitabile per l’ex wrestler, alla ricerca di una legittimazione artistica e del bisogno di garantire una continuità alla sua carriera fatta non solo di blockbuster muscolari. Ci sarà riuscito? Scopriamolo insieme.

L’uomo dietro l’icona

The Smashing Machine
The Rock in una scena di The Smashing Machine – I Wonder Pictures

Prodotto da A24 e distribuito in Italia da I Wonder Pictures, The Smashing Machine segue la vita e la carriera di Mark Kerr, celebre lottatore di arti marziali e pioniere del MMA. Tutti lo conoscono come una macchina da guerra, capace di abbattere i suoi avversari con una forza impressionante, ma è lontano dalle luci del ring che trova una dimensione più autentica. Se da un lato questa etichetta di uomo indistruttibile richiama la sua invincibilità in combattimento, dall’altro evoca una sua prigionia interiore segnata dall’incapacità di far fuoriuscire i propri tormenti. Forte sul ring ma fragile dentro, mastodontico in gabbia ma costantemente in preda a difficoltà personali, tra il non saper gestire la pressione del successo e le dipendenze da antidolorifici, fino al complesso rapporto con la moglie, interpretata da Emily Blunt.

Legittimazione autoriale

Un’immagine di The Smashing Machine – I Wonder Pictures

Ed è prevalentemente su questa dimensione più intima e personale che Benny Safdie costruisce il film, ribaltando la muscolarità sportiva di Kerr per far emergere la sua vulnerabilità e mostrare l’uomo dietro l’icona. Il risultato è un ritratto di un personaggio al limite, sospeso tra una forza impressionante e una fragilità emotiva. Dwane Johnson finalmente ha saputo offrire una performance inedita, pur attingendo dalla sua personale esperienza di wrestler per offrire ancora più autenticità e realismo alla prestazione.

Un ruolo lontano da da quello dei blockbuster scanzonati, in cui non conta solo mostrare i muscoli, ma anche una complessità psicologica ulteriore. Ed è proprio in queste zone più drammatiche che si può costruire un percorso finalizzato alla vittoria di qualche riconoscimento grosso nella stagione dei premi (considerando inoltre che l’Academy tende a premiare i protagonisti dei biopic), in quella che non è solo una dimostrazione di versatilità, ma anche un tentativo di ottenere un patentino artistico dagli addetti ai lavori (in questo senso il passaggio a Venezia risulta come non mai determinante per generare entusiasmo prima della campagna Oscar).

In the Smashing Machine quindi Dwayne Johnson convince appieno e si scrolla di dosso quell’etichetta commerciale per abbracciare una parte di grande spessore drammaturgico, provando ad aprirsi diverse porte per una futura carriera improntata anche sull’autorialità.

Un film più calibrato

Emily Blunt in una scena di The Smashing Machine

Per il resto, la regia di Benny Safdie è più calcolata del solito e non restituisce appieno quel senso claustrofobico e ansiogeno dei suoi precedenti lavori, ma si concentra più sul carpire l’intimità dei protagonisti. In tal senso, The Smashing Machine non osa particolarmente sul piano visivo, risultando meno destabilizzante e radicale di Good Time e Diamanti Grezzi che avevano reso iconico lo stile dei Safdie, ma privilegia il calore umano e l’empatia con una storia che non sfocia mai nel sentimentalismo, ma al contrario è ben calibrata nei toni.

In un’ottica prettamente commerciale, The Smashing Machine non è solo più accessibile agli occhi del pubblico, ma diventa un candidato ideale per gli Oscar, dal momento che potrebbe intercettare sia il consenso popolare che quello degli addetti ai lavori. Non ci sorprenderebbe vederlo in lizza per qualche statuetta (su tutte quella di miglior attore) insieme al nuovo film di prossima uscita del fratello Josh, Marty Supreme, specialmente in virtù della recente politica celebrativa del cinema indie da parte dell’Academy (vedasi il trionfo di Anora). The Smashing Machine uscirà in Italia il 19 novembre 2025.

La recensione in breve

7.5 Solido

The Smashing Machine è un film che non solo spalanca definitivamente le porte a Dwayne Johnson in un'ottica di legittimazione artistica da parte della comunità cinematografica, ma si appresta a diventare un serio contendente per la corsa agli oscar. Tuttavia, rappresenta in parte di una deviazione rispetto allo stile altamente frenetico dei precedenti lavori dei Safdie, dal momento che si concentra maggiormente sulla fragilità e sull'intimità del protagonista.

Pro
  1. Una performance convincente da parte di Dwayne Johnson
  2. Un protagonista interessante e complesso, pieno di fragilità e paure al di fuori del ring
Contro
  1. Da un punto di vista visivo, è un film che osa meno rispetto ai precedenti lavori del regista co-diretti insieme al fratello Josh. Questo per risultare più accessibile agli occhi del pubblico.
  • Voto CinemaSerieTV 7.5
  • Voto utenti (1 voti) 7.5
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