Il film: The Woman in the Yard, 2025. Creato da: Jaume Collet-Serra (regia), Sam Stefanak (sceneggiatura). Genere: Horror, Psicologico, Drammatico.
Cast: Danielle Deadwyler, Okwui Okpokwasili, Peyton Jackson, Estella Kahiha, Russell Hornsby. Durata: 1 ora e 28 minuti.
Dove l’abbiamo visto: In sala, in italiano.
Trama: In seguito alla tragica morte del marito, Ramona si ritira con i suoi due figli in una casa isolata in campagna. Ma la quiete è solo apparente: nel cortile compare una misteriosa donna in abiti neri, immobile e silenziosa. Giorno dopo giorno, la presenza si fa più vicina, più inquietante, fino a trasformarsi in una minaccia invisibile che costringe Ramona ad affrontare il dolore, il senso di colpa e i limiti della propria sanità mentale. The Woman in the Yard è un horror atmosferico e simbolico, dove il terrore nasce più dalla mente che dal soprannaturale.
A chi è consigliato? The Woman in the Yard è perfetto per chi cerca un horror psicologico lento e meditativo, in linea con The Babadook, Hereditary o Us. Ideale per chi apprezza le storie di lutto, trauma e simbolismo, e non ha fretta di essere spaventato da effetti speciali o jump scare a raffica.
Cosa succede quando l’elemento più inquietante di un horror non è un mostro che corre, ma una figura ferma, silenziosa, che osserva da lontano? The Woman in the Yard gioca con questa suggestione visiva, costruendo un intero film attorno a un’immagine semplice ma disturbante: una donna velata, immobile su una sedia nel cortile di una casa isolata. Questa apparizione, tanto statica quanto minacciosa, diventa il simbolo stesso del lutto, della paralisi emotiva, della presenza dell’assenza. Jaume Collet-Serra, regista capace di passare dall’horror al blockbuster, torna alle sue radici con un’opera dalle ambizioni intimiste, visivamente controllata e volutamente lenta. L’incipit, in effetti, è potente: la casa è abbandonata a sé stessa, il padre è morto, la madre è ferita, i figli devono sopravvivere. Il quadro è perfetto per far emergere l’inquietudine. Ma il film non riesce a mantenere la tensione che promette: ciò che inizia come un brivido psicologico si adagia troppo presto nell’immobilità, proprio come la sua figura centrale.
Grief horror e simbolismo a rischio saturazione

Il tema del dolore elaborato attraverso l’elemento soprannaturale è ormai una cifra consolidata nel cinema horror contemporaneo. The Woman in the Yard si inserisce chiaramente nel filone del “grief horror”, con evidenti richiami a film come The Babadook o Hereditary. La donna nel cortile sembra incarnare i fantasmi interiori di Ramona, una madre spezzata dalla perdita del marito e dalla responsabilità di dover mantenere in piedi una famiglia in frantumi. Eppure, nonostante l’intenzione simbolica sia chiara, il film non riesce a far evolvere questa metafora. Il personaggio della madre resta confinato in uno stato di sofferenza costante e monocorde, senza mai attraversare un vero arco narrativo o emotivo. Il dolore non si trasforma, non cresce, non esplode: rimane lì, seduto come la donna nel cortile. Il film finisce così per replicare il suo stesso simbolo, diventando a sua volta statico e saturo di significati non sviluppati.
Una regia in equilibrio tra atmosfera e monotonia

Collet-Serra adotta uno stile sobrio e quasi ascetico, distante dagli eccessi visivi e sonori dell’horror commerciale. L’approccio è atmosferico, con lunghi silenzi, ambienti spogli, ritmi dilatati. In teoria, una scelta coraggiosa e adatta al contesto. In pratica, però, questa lentezza diventa spesso controproducente. L’azione tarda ad arrivare, gli eventi si susseguono senza reale progressione, e i momenti di tensione sono diluiti da una regia che si affida troppo all’attesa e poco alla costruzione. Le rare incursioni nel soprannaturale – oggetti che si muovono, urla improvvise, apparizioni – sembrano inserite quasi per obbligo, più che come parte integrante di una strategia narrativa coerente. Non aiutano nemmeno le scelte di montaggio, che nel terzo atto si fanno più caotiche, come se il film cercasse in extremis di diventare qualcosa di più “spaventoso”, ma senza convinzione. Ne risulta una direzione che inizia con eleganza ma si spegne in una routine formale.
Performance solide ma intrappolate in uno script disordinato

Il cast è forse l’elemento più convincente dell’intero film. Danielle Deadwyler conferma la sua bravura, anche se è costretta in un ruolo che le concede poche sfumature. Il suo dolore è autentico, la sua fatica fisica e mentale è palpabile, ma la sceneggiatura non le permette di evolvere: il personaggio resta prigioniero del proprio trauma, senza mai una vera catarsi. I due giovani attori, Peyton Jackson e Estella Kahiha, offrono performance sincere e mai sopra le righe. In particolare, Jackson riesce a rendere credibile il conflitto adolescenziale e il bisogno di prendere in mano la situazione. Okwui Okpokwasili, invece, è una presenza magnetica, inquietante anche quando non fa nulla. Il problema è che non le viene concesso abbastanza spazio drammatico: la sua “donna nel cortile” resta un’icona, un simbolo, più che un personaggio vivo. E questo è un peccato, perché la sua interpretazione ha il potenziale per diventare memorabile in un contesto più strutturato. In generale, la sceneggiatura di Sam Stefanak si affida troppo ai simboli e troppo poco alla sostanza narrativa.
Quando la luce del sole fa più paura del buio

Uno degli elementi più originali del film è l’uso della luce naturale. A differenza della maggior parte dei film horror, The Woman in the Yard si svolge quasi interamente alla luce del giorno. Niente tenebre, pioggia battente o case illuminate da candele: qui il terrore avanza sotto un cielo azzurro e in mezzo al verde brillante del cortile. La fotografia di Pawel Pogorzelski riesce a trasformare la tranquillità del paesaggio rurale in qualcosa di inquietante, giocando con il contrasto tra bellezza e minaccia. Le inquadrature dalla finestra, la distanza tra i personaggi e la donna misteriosa, il silenzio spezzato solo dai rumori della natura: tutto contribuisce a creare un’ansia sottile, quasi impercettibile. Ma anche questa intuizione visiva, se non accompagnata da uno sviluppo narrativo adeguato, finisce per perdere forza. La luce del sole, alla lunga, non basta a sostenere l’oscurità interiore che il film vorrebbe esplorare.
Un finale aperto che non lascia il segno

Arrivare alla fine di The Woman in the Yard significa assistere a una rivelazione che avrebbe dovuto essere centrale, ma che appare confusa e poco efficace. Il film sceglie un epilogo aperto, affidato a frasi sibilline e suggestioni simboliche, lasciando allo spettatore il compito di interpretare. In teoria, un finale enigmatico può essere stimolante. In questo caso, però, manca una preparazione adeguata. Il colpo di scena, o ciò che dovrebbe esserlo, arriva in modo poco organico, e lascia più perplessità che emozione. Si ha la sensazione che il film non sappia davvero dove andare a parare, e che si limiti a suggerire significati senza concretizzarli. L’ultima immagine – come la prima – è forte sul piano visivo, ma non supportata da un senso pieno. Il rischio, quando si gioca con il simbolismo, è quello di sembrare profondi senza esserlo davvero. E The Woman in the Yard, purtroppo, cade proprio in questa trappola.
La recensione in breve
The Woman in the Yard è un horror visivo e simbolico che promette molto ma mantiene poco. La figura inquietante della donna seduta in cortile è potente, ma la narrazione si sviluppa con lentezza, la sceneggiatura è disorganica e il finale lascia l’amaro in bocca. Nonostante una regia elegante, una fotografia luminosa e interpretazioni solide, il film resta intrappolato nel proprio simbolismo senza trovare una via d’uscita narrativa soddisfacente.
Pro
- Immagine iniziale e concept forti
- Ottima fotografia in chiave diurna
- Presenza scenica magnetica di Okwui Okpokwasili
- Performance convincenti, in particolare dai giovani attori
- Tentativo ambizioso di affrontare il lutto attraverso l’horror
Contro
- Ritmo eccessivamente lento e poco coinvolgente
- Sceneggiatura confusa con simbologie non sviluppate
- Finale aperto poco efficace
- Scarso sviluppo dei personaggi
- Sequenze soprannaturali incoerenti e poco spaventose
- Voto CinemaSerieTV.it
