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Home » Film » Recensioni film » Titan: Il disastro di Oceangate, la recensione

Titan: Il disastro di Oceangate, la recensione

La recensione di Titan: Il disastro di Oceangate analizza un documentario potente ma incompleto su ambizione cieca e fallimento tecnologico.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana11 Giugno 2025
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Una scena di Titan: Il disastro di Oceangate (fonte: Netflix)
Una scena di Titan: Il disastro di Oceangate (fonte: Netflix)
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Il film: Titan: Il disastro di Oceangate, 2025. Creato da: Mark Monroe. Genere: Documentario, Drammatico, Storico. Cast: David Lochridge, Sidonie Nargeolet, Mark Harris (testimonianze). Durata: 93 minuti. Dove l’abbiamo visto: Su Netflix, versione italiana.

Trama: Nel giugno 2023, il sommergibile Titan implode durante una spedizione verso il relitto del Titanic, uccidendo cinque persone. Il documentario ripercorre la nascita e il crollo del progetto OceanGate, puntando il dito contro il suo ideatore Stockton Rush. Attraverso testimonianze e materiali d’archivio, Titan: Il disastro di Oceangate è il racconto di un’arroganza letale, di allarmi ignorati e di un sogno trasformato in incubo.

A chi è consigliato? Titan: Il disastro di Oceangate è consigliato a chi ama i documentari di denuncia, le storie di disastri annunciati e le riflessioni sul rapporto tra tecnologia, potere e irresponsabilità. Ideale per chi cerca una cronaca dettagliata e inquietante di una tragedia contemporanea.


Titan: Il disastro di Oceangate, il nuovo documentario Netflix diretto da Mark Monroe, ripercorre la vicenda che nel giugno 2023 ha catturato l’attenzione mondiale: l’implosione del sommergibile Titan durante una spedizione turistica verso il relitto del Titanic, costata la vita a cinque persone. Nonostante si tratti di un fatto recente, il film ricostruisce i mesi (e gli anni) che hanno preceduto il disastro con una meticolosità che lascia poco spazio al dubbio: era tutto prevedibile. Anzi, era tutto stato previsto.

La narrazione si sviluppa attraverso un montaggio alternato tra materiale d’archivio, interviste a ex dipendenti, analisi tecniche e momenti di tensione ben orchestrati. Ma se da un lato il documentario colpisce per la chiarezza e il ritmo, dall’altro emerge subito la sua principale debolezza: la mancanza di uno sguardo più critico verso l’intero sistema che ha permesso questa tragedia.

Stockton Rush: imprenditore visionario o carnefice inconsapevole?

Una scena di Titan: Il disastro di Oceangate (fonte: Netflix)
Una scena di Titan: Il disastro di Oceangate (fonte: Netflix)

Al centro del documentario c’è Stockton Rush, CEO di OceanGate, figura carismatica e controversa, ritratta come emblema dell’arroganza imprenditoriale contemporanea. L’uomo che sognava di essere un pioniere del turismo sottomarino viene mostrato in una moltitudine di filmati in cui traspare il suo entusiasmo, ma anche un’allarmante superficialità. Rush rifiuta ogni controllo esterno, liquida le norme di sicurezza come ostacoli al progresso e promuove un’idea pericolosamente distorta dell’innovazione.

Il film lo inquadra come unico colpevole, come il “genio” che non ha mai accettato di non avere sempre ragione. Ma questo approccio semplifica una realtà molto più complessa. Rush non ha agito nel vuoto: media compiacenti, un sistema legale facilmente aggirabile e una cultura aziendale permissiva hanno reso possibile il disastro. È giusto quindi domandarsi se il documentario, nel condannare un uomo, non stia assolvendo un intero ecosistema.

La tecnologia che scricchiolava già in superficie

Una scena di Titan: Il disastro di Oceangate (fonte: Netflix)
Una scena di Titan: Il disastro di Oceangate (fonte: Netflix)

Uno degli aspetti più inquietanti e meglio riusciti del documentario è la parte dedicata agli aspetti tecnici della costruzione del Titan. La decisione di utilizzare fibra di carbonio al posto del tradizionale acciaio o titanio è raccontata con precisione e accompagnata da filmati che mostrano i test interni, i grafici degli allarmi acustici e i suoni sinistri dei materiali sotto pressione.

Rush e il suo team avevano installato microfoni per monitorare l’integrità del mezzo: i suoni delle fibre che si spezzano ricordano esplosioni sorde, simili a popcorn scoppiati in una pentola chiusa. È agghiacciante ascoltarli, sapendo che nonostante quei segnali, nulla è stato fatto per migliorare la sicurezza. Al contrario, chi sollevava dubbi veniva licenziato, ridicolizzato o minacciato di cause legali.

La voce dei sopravvissuti (che non erano a bordo)

Una scena di Titan: Il disastro di Oceangate (fonte: Netflix)
Una scena di Titan: Il disastro di Oceangate (fonte: Netflix)

Il documentario sceglie di concentrarsi su chi aveva cercato di fermare tutto prima che fosse troppo tardi. La figura più importante è quella di David Lochridge, ex direttore delle operazioni marine, che aveva denunciato le gravi mancanze di OceanGate prima di essere licenziato e successivamente citato in giudizio. La sua testimonianza e quella di altri ex dipendenti delineano un ambiente aziendale tossico, dominato dalla paura e dal culto della personalità.

Tuttavia, Titan dedica pochissimo spazio alle vittime dell’incidente. Solo Paul-Henri Nargeolet riceve una minima attenzione. Gli altri — Shahzada e Suleman Dawood, Hamish Harding — restano nomi e volti fugaci. È una scelta comprensibile per evitare il sensazionalismo, ma che finisce per svalutare l’aspetto umano della tragedia. Il risultato è un racconto sbilanciato, in cui il fallimento tecnologico viene analizzato a fondo, ma quello emotivo resta in superficie.

Un documentario lucido, ma non abbastanza profondo

Una scena di Titan: Il disastro di Oceangate (fonte: Netflix)
Una scena di Titan: Il disastro di Oceangate (fonte: Netflix)

Nel complesso, Titan: Il disastro di Oceangate è un prodotto ben costruito, coinvolgente e capace di rendere accessibili temi tecnici anche a chi non ha familiarità con il mondo dell’ingegneria navale. Le musiche drammatiche, il montaggio serrato e l’uso sapiente delle immagini d’archivio contribuiscono a creare un’atmosfera di angoscia crescente.

Eppure, quando si spengono i titoli di coda, resta una sensazione di incompletezza. Manca un approfondimento sul contesto culturale e mediatico che ha alimentato l’ambizione cieca di Rush. Il documentario si accontenta di spiegare “come” è successo il disastro, senza mai interrogarsi davvero sul “perché”. In un’epoca in cui le storie di fallimenti annunciati si ripetono, forse è proprio questa la domanda più importante.

La recensione in breve

6.5 Avvincente

TITAN: Il disastro di Oceangate è un documentario potente nel raccontare la cronaca di un errore umano travestito da progresso tecnologico. Il ritratto di Stockton Rush è ben delineato, così come i segnali ignorati e le scelte discutibili che hanno condotto alla tragedia. Tuttavia, la mancanza di attenzione verso le vittime e l’assenza di una riflessione sistemica ne limitano l’efficacia. Un’opera avvincente, ma che avrebbe potuto andare molto più in profondità.

Pro
  1. Ottima ricostruzione cronologica dei fatti
  2. Materiale d’archivio autentico e disturbante
  3. Testimonianze incisive e credibili
  4. Ritmo narrativo coinvolgente e colonna sonora efficace
Contro
  1. Analisi troppo focalizzata su Rush
  2. Vittime lasciate sullo sfondo
  3. Riflessione sociale e culturale appena accennata
  4. Alcuni passaggi risultano ripetitivi
  • Voto CinemaSerieTV.it 6.5
  • Voto utenti (0 voti) 0
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