Il film: Total Recall – Atto di forza (Total Recall), 2012. Regia: Len Wiseman. Cast: Colin Farrell, Kate Beckinsale, Jessica Biel, Bryan Cranston, Bokeem Woodbine, Bill Nighy, John Cho. Genere: fantascienza, azione. Durata: 118 minuti. Dove l’abbiamo visto: su Netflix, in lingua originale.
Trama: Douglas Quaid si rivolge a un’azienda che impianta falsi ricordi e si ritrova al centro di un misterioso complotto.
Dopo aver avviato la saga di Underworld, il regista Len Wiseman, tra un ingaggio televisivo e l’altro, è stato associato principalmente alla riesumazione di due proprietà di culto: nel 2007 ha firmato la regia del quarto Die Hard, contestato a priori per essere stato il primo – e a oggi unico – capitolo del franchise ad avere negli Stati Uniti il visto PG-13; e cinque anni dopo è toccato a un alto caposaldo dell’action, un remake spacciato per nuovo adattamento del testo di base (un racconto di Philip K. Dick), di cui parliamo ora nella nostra recensione di Total Recall – Atto di forza.
La trama: la spia che mi dimenticava

In un futuro remoto, la guerra chimica ha reso la Terra sostanzialmente inabitabile, fatta eccezione per la Gran Bretagna e parte dell’Europa settentrionale da un lato e dell’Australia dall’altro. Le due estremità sono collegate da un ascensore gravitazionale che attraversa il centro del pianeta, e la lotta di classe ha generato una vera e propria ribellione nei confronti dei più agiati che non vogliono migliorare le condizioni di vita per chi vive nella Colonia (ossia l’Australia). Douglas Quaid, un operaio come molti altri, fa da qualche tempo dei sogni strani, e un giorno decide di rivolgersi alla Rekall, azienda che genera ricordi artificiali. Lui chiede di diventare un agente segreto, ma durante la procedura emerge che avrebbe già dei ricordi veri legati a quell’attività, e così Quaid si ritrova al centro di un complotto che coinvolge persone per lui insospettabili, inclusa la moglie che a quanto pare non è la sua partner da anni come lasciava intendere ogni indizio in merito a casa.
Il cast: da Arnold a Colin

Nel ruolo che fu di Arnold Schwarzenegger c’è Colin Farrell, il cui dono per le espressioni facciali spaesate è utile per la caratterizzazione di Quaid, mentre l’infida moglie ha il volto di Kate Beckinsale, la vera compagna di Wiseman, qui in una rara parte da villain. Dall’altra parte della barricata c’è Jessica Biel, agguerrita come sempre, mentre le generazioni più anziane per le due fazioni sono rappresentate da Bryan Cranston per i burocrati e Bill Nighy per i ribelli. John Cho appare brevemente nei panni del responsabile di Rekall, mentre Bokeem Woodbine è uno dei colleghi di Quaid. Nella versione estesa del film, uscita direttamente in home video, c’è anche un cameo di Ethan Hawke, la cui rimozione ha comportato l’indebolimento di una delle riflessioni tematiche più interessanti.
Tutto come prima

Il film è stato descritto, prima dell’uscita, come un nuovo adattamento del racconto di Philip K. Dick (in italiano Ricordiamo per voi o anche Memoria totale), e non un remake del film di Paul Verhoeven, al netto del titolo rimasto uguale per ragioni di marketing. Tutto smentito, ovviamente, dall’esistenza del film stesso, che nei credits menziona come soggettisti quelli della prima versione e, tolto lo spostamento da Marte su una Terra distopica, ripropone abbastanza pedissequamente le peripezie del prototipo, a volte in modo completamente gratuito. Basti pensare alla celebre scena della prostituta con tre tette: nel 1990 era parte integrante dell’universo grottesco ed eccessivo che rientrava nella poetica satirica di Verhoeven, mentre qui sa di semplice rimando per far contenti i fan storici (e ammiccare a chi temeva il peggio con il PG-13, come a dire “Visto? Entro certi limiti, anche qui possiamo mostrare una donna in topless”). Tutto molto sterile, pulito, senza una vera ragione di esistere al di là di un cinismo commerciale che è ironicamente coerente con le motivazioni degli antagonisti.
Ricordi da dimenticare

Certo, Wiseman ha un certo occhio per le sequenze d’azione, ma anche queste non bastano per distrarre dalla vacuità sul piano della scrittura, il cui apice è forse il fatto che non viene mai sottolineata la valenza politica del contrasto fra la Federazione Britannica e la Colonia (l’Australia storicamente è dove la monarchia inglese mandava i prigionieri). E se in alcuni momenti c’è il tentativo di replicare lo spirito un po’ meno serio del 1990, questi sono troppo pochi per farsi veramente rimarcare nel contesto di un marasma di seriosità che ha preso Dick e, anche per gli standard di trasposizioni cinematografiche che a volte prendono solo l’idea di base per poi rielaborarla per questioni di lunghezza, lo ha trasformato in un vago accenno filosofico all’interno di una roboante avventura di cui rimane ben poco da ricordare. Anzi, forse sarebbe meglio visitare Rekall dopo la visione…
La recensione in breve
Al netto di qualche momento action efficace, questo remake è una pallida fotocopia di un film di cui non riesce a replicare l'intelligenza e l'ironia.
- Voto CinemaSerieTV
