Il film: Tron: Ares (2025)
Regia: Joachim Rønning
Sceneggiatura: Jesse Wigutow, Jack Thorne (basato sui personaggi creati da Steven Lisberger)
Genere: Fantascienza, Azione, Avventura
Cast: Jared Leto, Evan Peters, Greta Lee, Jeff Bridges, Cameron Monaghan, Juno Temple, Gillian Anderson, Sarah Desjardins, Elijah Jones, Reece Feldman
Durata: 127 minuti
Dove l’abbiamo visto: In anteprima stampa (versione originale sottotitolata in italiano)
Trama: Dopo gli eventi di Tron: Legacy, il mondo digitale è sull’orlo del collasso. La Encom, ora guidata dalla brillante Eve Kim, è alla ricerca di un modo per permettere ai programmi di esistere nel mondo reale. Ma Julian Dillinger Jr., erede di un’antica rivalità, ha un piano alternativo: creare Ares, un programma destinato a diventare il soldato perfetto. Quando le due realtà iniziano a scontrarsi, il confine tra umanità e intelligenza artificiale diventa sempre più labile.
A chi è consigliato? Tron: Ares è consigliato agli appassionati di fantascienza visivamente spettacolare, ai fan storici del franchise e a chi ama le riflessioni filosofiche sul rapporto tra uomo e tecnologia. Sconsigliato a chi cerca un sequel puramente nostalgico o una trama lineare e autoconclusiva.
A volte ritornano: modesto sul piano commerciale al momento dell’uscita in sala nel 1982, Tron – primo lungometraggio americano a fare uso massiccio delle tecniche digitali per creare il mondo in cui veniva risucchiato il protagonista Kevin Flynn – è diventato col passare degli anni un vero e proprio cult, al punto da ispirare la Disney a realizzare un sequel nel 2010. Si tratta di Tron: Legacy, affascinante riflessione sul rapporto tra umano e virtuale (con un uso sopraffino del 3D simile al passaggio dal bianco e nero al colore ne Il mago di Oz di Victor Fleming) che al botteghino è andato bene ma non benissimo, generando comunque interesse sufficiente per conversazioni preliminari su un terzo lungometraggio e la produzione di un prequel animato seriale, purtroppo cancellato dopo una sola stagione. Dopo varie false partenze e infiniti ripensamenti su come approcciare la materia (Legacy poneva le basi per una storia particolare che a questo giro è stata scartata), eccoci di nuovo al cospetto di quel mondo, nel film di cui si parla nella nostra recensione di Tron: Ares.
Si vis pacem, para bellum

Sono passati diversi anni dagli eventi del secondo film, e la ENCOM non è più in mano a Sam Flynn (Garret Hedlund, che appare fugacemente in foto), bensì Eve Kim, la quale è alla ricerca di un modo per portare i programmi virtuali nel mondo reale in modo permanente (allo stato attuale si disintegrano dopo 29 minuti). Anche Julian Dillinger, nipote dell’antagonista del primo film e amministratore delegato dell’azienda rivale Dillinger Systems, vuole la stessa cosa, e a tale scopo crea un programma chiamato Ares, che in circostanze ideali sarebbe il soldato perfetto. Ma quando i due mondi iniziano a scontrarsi in maniera potenzialmente distruttiva, sorge il legittimo dubbio etico sulle azioni di Dillinger, e anche i programmi cominciano a interrogarsi su ciò che stanno facendo….
Tron: Jared

Accantonato gran parte del cast storico, il film si concentra su un gruppo di nuovi personaggi, sui quali primeggia il soldato artificiale Ares interpretato da Jared Leto, solitamente una presenza poco rassicurante quando si presta a progetti smaccatamente mainstream che evidentemente non sono nelle sue corde. Questa è una fortunata eccezione, poiché la sua recitazione un po’ svogliata si addice a un personaggio che sta imparando a conoscere il mondo che lo circonda e a relazionarsi con gli altri. Non regge comunque il confronto con Evan Peters, carismatico cattivo degno del predecessore David Warner, e con l’intero cast femminile, in primis Greta Lee che alimenta il lato umano della vicenda con grande grinta.
E alla fine arriva Kevin…

Dicevamo, quasi tutto il cast dei primi due film è stato escluso (in alcuni casi inspiegabilmente, dato che nel secondo capitolo Cillian Murphy interpretava il figlio di Edward Dillinger e quindi poteva logicamente tornare in questa sede). L’eccezione è Jeff Bridges, ma anche la sua partecipazione è sintomatica di come il franchise sia cambiato: da protagonista è passato a comparsa glorificata, “and Jeff Bridges”, l’equivalente anglosassone del nostro “con la partecipazione di”. Un po’ come se, arrivati a un certo punto, gli sceneggiatori si fossero resi conto che almeno un personaggio noto dovesse apparire (al di fuori del materiale d’archivio usato all’inizio per contestualizzare la trama), sulla falsariga di quelle sceneggiature horror che nell’era del direct to video diventavano sequel di Hellraiser aggiungendo Pinhead alla fine. Artificiale e artificioso, a suo modo coerente con ciò che il film vuole esplorare, ma comunque un po’ straniante.
Viaggio nel computer

Laddove il primo film nasceva dal desiderio di mettere alla prova il computer come mezzo cinematografico, e il secondo da quello di applicare al mondo ideato da Steven Lisberger le nuove tecnologie 3D, il terzo sembra soprattutto un bieco tentativo di sfruttare un marchio senza averlo veramente capito (al punto che il personaggio che dà il nome al franchise non appare neanche per mezzo secondo). È puro intrattenimento, e su quel fronte il regista Joachim Rønning, mestierante norvegese trapiantato da anni a Hollywood, fa un ottimo lavoro in termini strettamente visivi, coadiuvato dai Nine Inch Nails che firmano una colonna sonora epica e robotica capace di rivaleggiare con le musiche dei Daft Punk per l’episodio precedente, se non addirittura superarle in alcuni punti. Fino ad arrivare a sequenze che, per dirla alla Raf, si interrogano su cosa resterà degli anni Ottanta. Mettendo alla luce, per certi versi, il cinismo di chi sfrutta la nostalgia in maniera superficiale.
La recensione in breve
Il mondo di Tron ritorna sullo schermo, senza Tron e senza un'idea che non vada oltre il semplice (ma efficace) intrattenimento.
PRO
- Evan Peters è un ottimo villain
- Le sequenze ambientate nel mondo virtuale sono molto suggestive
- La colonna sonora è spettacolare
CONTRO
- Jared Leto funziona a intermittenza
- La trama è molto generica
- L'assenza generale del cast storico pesa sull'efficacia narrativa
- Voto CinemaSerieTV
