Il film: Un bel mattino, 2022. Regia: Mia Hansen-Løve. Cast: Léa Seydoux, Pascal Greggory, Melvil Poupaud, Nicole Garcia. Genere: Drammatico. Durata: 112 minuti. Dove l’abbiamo visto: in anteprima stampa.
Trama: Sandra è una giovane donna che, come molte, aspetta finalmente l’arrivo di un bel mattino. Quel momento in cui le cose sembrano finalmente cambiare e la quotidianità prendere una strada completamente diversa. Non è detto che debba essere un evento detonante o di proporzioni notevoli. Anzi, spesso si tratta solamente di particolari importanti per il diretto interessato e che hanno una deflagrazione esclusivamente per la sua esistenza. Così, in attesa che questo accada, Sandra s’impegna, giorno dopo giorno, a portare a buon fine i suoi impegni. È una donna, quindi ha molti e diversi ruoli da sostenere. Professionista, madre, figlia e, alla fine, anche amante.
Ognuno di questi ruoli le porta gioia ma anche una dose di pensieri e sofferenze. In modo particolare le condizioni di salute del padre, con cui ha avuto sempre un intenso dialogo intellettuale, stanno peggiorando. La sua mente è sempre più offuscata tanto da non permettergli più di vivere da solo. A darle una parziale consolazione solo il fresco rapporto con Clément, un amico ritrovato e diventato ben presto un amore appassionato. Ma anche in questo caso nulla è semplice come dovrebbe essere. Nonostante tutto questo, però, Sandra percorre i momenti più difficili della sua vita con una grazia ed una leggerezza capaci di trasformarla quasi in una creatura magica.
Presentata alla Quinzaine des Rélisateurs durante l’ultima edizione del festival di Cannes, la pellicola è stata accolta dalla stampa e della critica con grande entusiasmo. E la cosa non stupisce assolutamente. Questo tipo di reazione non si deve solamente al ritorno alla regia di Mia Hansen-Løve ma, soprattutto ad un insieme di fattori vincenti.
Primo tra tutti la volontà e la capacità di regalare al pubblico una nuova immagina cinematografica di Lèa Sydoux, esaltata da un fascino essenziale che bene si allinea con quello spesso casuale di Parigi. Oltre a questo, poi, si avverte chiaramente quanto sia onesto il racconto presentato al pubblico, in ogni suo aspetto, doloroso o gioioso. E non potrebbe essere altrimenti, visto che arriva da un’esperienza personale della regista. Considerati tutti questi elementi iniziali, dunque, proviamo ad approfondire alcuni degli aspetti essenziali del film nella recensione di Un bel mattino.
La trama: Storia di una donna

Come ogni mattino Sandra inizia la sua giornata in una ripetizione costante di azioni, movimenti ed appuntamenti. La sua vita è cadenzata come un orologio che non ammette ritardi ed imprevisti. Eppure questi sarebbero necessari alla sua esistenza. Così, nel lungo inverno emotivo e sentimentale che l’avvolge da quando è morto il suo compagno, si dedica alla cura del padre.
Ogni mattina, infatti, dopo aver accompagnato la figlia a scuola, si reca da lui, lo aiuta nella non più facile azione di aprire la porta e s’immerge in una realtà sempre più nebulosa. Circondato dai suoi amati libri e dagli echi lontani delle conversazioni intrecciate con la figlia, Georg prova a confrontarsi con il vago ricordo di sé stesso. Unica certezza che non accenna ad essere meno forte è l’amore che nutre per Leila, la donna cui è legato da anni.
Uscita dalla casa della sua infanzia, poi, Sandra corre al lavoro e a prendere nuovamente sua figlia per portarla al parco. Ed è qui che l’imprevisto l’attende. Ha l’aspetto di un volto amico e di un nome famigliare. Due elementi rassicuranti che, un passo alla volta la svegliano dal suo torpore per ritornare a vivere. L’amore con Clément, infatti, è una passione che tocca il corpo e l’anima, facendoli vibrare entrambi in un anelito di nuova vita.
Un desiderio di vita che sembra scontrarsi con il dolore vissuto in compagnia del padre. Spesso, però, la vita è composta proprio da questo binomio in apparenza cacofonico dove la felicità ci fa sentire in colpa per la tristezza che dovremmo sentire, mentre questa viene messa in ombra da momenti d’intensa vitalità.
L’amore, il tema centrale del film

Un sentimento può prendere il sopravvento in un momento difficile della vita, tanto da far sentire esclusivamente la gioia provocata? La risposta è ovviamente positiva. E non è un caso che la questione sia proprio al centro della narrazione di questo film. La regista, infatti, ha realizzato il quadro realistico di una normale, piccola esistenza resa eccezionale dalla capacità di accettare l’amore e il bisogno di esprimerlo.
D’altronde, secondo un vecchio detto dal retrogusto un po’ stucchevole, l’amore vince sempre su tutto. Che sia vero è opinabile. Sicuramente sentire un’emozione forte, permette ad ogni singola persona di provare una forma di compensazione per le difficoltà affrontate giornalmente.
Ed è esattamente quello che la Hansen-Løve mette in scena nel suo Un bel mattino. In questo caso a condividere il bisogno di sentire un sentimento ed affondare all’interno di questo sono sia Sandra che il padre Georg. Nel secondo caso, poi, questo si trasforma in una necessità commovente, in una forza indomabile che, al di là della demenza e dello svanire di un mondo conosciuto, rimane l’unica realtà certa. Perché quest’uomo stanco e provato dalla lotta iniziata contro il proprio corpo, può dimenticare di essere stato un raffinato intellettuale ma non di amare la sua Leila.
Sandra, allo stesso modo, respira a pieni polmoni la passione che nutre per Clément. Passa attraverso le difficoltà di una relazione segreta, le attese inevitabili dovute alla condizione di essere l’altra in nome di una vitalità che ha ripreso a sentire dentro di sé. Una visione troppo limitante che ricollega tutto il senso della vita ad un romanticismo eccessivo e, forse, nemmeno molto equilibrato?
Lo sarebbe stato se il tocco della regista non avesse ricondotto tutto verso un essenzialismo assoluto. Dagli scorci quotidiani della città, all’aspetto di Sandra fino ai momenti di passione, tutto è deprivato, alleggerito di qualsiasi orpello narrativo e rappresentativo. In questo modo rimane solamente il cuore, l’essenza del racconto che vira tutto verso i cambiamenti vissuti durante la nostra esistenza. Tra questi s’insinua spesso l’amore, provando a rendere il percorso apparentemente meno faticoso.
Rapporto padre/figlia: accettare l’invecchiamento del genitore

Si è mai veramente pronti, per quanto adulti, ad accettare e gestire nel migliore dei modi la mancanza di forza di un genitore? Questa è una domanda fondamentale che accomuna tutti e che il cinema raramente si pone. Eppure ha un’incredibile valenza universale. Dal canto suo, invece, Hansen-Løve non ha nessun timore di confrontarsi con questo tallone d’Achille dell’esistenza. E’ un dato di fatto che, di fronte all’invecchiamento di una madre o di un padre, si tende a vivere una prima condizione di negazione e, successivamente, una presa di coscienza silenziosamente malinconica.
La regista, dunque, mette in evidenza la discrepanza, la frattura interiore che si vive. Il più delle volte, infatti, ci si sente divisi tra la necessità emotiva di essere ancora figli e la consapevolezza di dover assolvere al nuovo ruolo di adulti. Una condizione che il film mette chiaramente in scena attraverso il rapporto tra Sandra e suo padre Georg.
Anche in questo caso, senza nessun bisogno di cadere nella riproduzione di un sensazionalismo emotivo, la regista è riuscita a mettere in scena la quotidianità dei sentimenti. Nello specifico quella graduale ma inesorabile consapevolezza che il gioco delle parti è cambiato e i ruoli hanno subito un netto mutamento. Il tutto amplificato dalla presa di coscienza di non poter godere più di nessun tipo di protezione e di essere esposti, privati di un rifugio sicuro.
Così, attraverso i gesti quotidiani di Sandra, la necessità di accudimento ma, al tempo stesso, il suo rifiuto in nome di una spinta vitale, il film attraversa l’esigenza di fuggire e il senso di colpa che nasce immediato. Non si nasconde dietro uno spirito di sacrifico incrollabile, ma tratteggia la complessa realtà di una condizione composta da tante e diverse sfumature. In questo modo si va definendo una superficie nebulosa in cui ci si specchia facilmente, tanto da riconoscere senza troppa fatica il proprio profilo tra un misto di sollievo e malinconia.
