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Home » Film » Recensioni film » Una battaglia dopo l’altra, la recensione: La rivoluzione secondo Paul Thomas Anderson

Una battaglia dopo l’altra, la recensione: La rivoluzione secondo Paul Thomas Anderson

La recensione di Una battaglia dopo l’altra: Anderson firma un film grottesco e toccante sull’America di oggi e sulla paternità imperfetta.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana25 Settembre 2025
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I protagonisti di Una battaglia dopo l'altra (fonte: Warner Bros. Entertainment Italia)
I protagonisti di Una battaglia dopo l'altra (fonte: Warner Bros. Entertainment Italia)
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Il film: Una battaglia dopo l’altra (2025)
Regia: Paul Thomas Anderson
Genere: Grottesco, Drammatico, Satirico
Cast: Leonardo DiCaprio, Chase Infiniti, Teyana Taylor, Sean Penn, Jesse Plemons, Regina King, Luis Guzmán
Durata: 2 ore e 21 minuti
Dove l’abbiamo visto: In anteprima stampa in lingua originale.

Trama: Bob è un ex attivista sfuggito alla repressione del governo e rifugiatosi tra le montagne con la figlia adolescente, Willa. Il paese intorno è diventato un regime autoritario, diviso da odio, paranoia e repressione. Mentre Willa inizia a chiedere verità che Bob non può più nasconderle, un carismatico predicatore chiamato Lockjaw riaccende il fanatismo della nazione. Paul Thomas Anderson firma un racconto feroce, commovente e profondamente politico sulla paternità, la resistenza e il presente che ci riguarda tutti.

A chi è consigliato? Una battaglia dopo l’altra è consigliato a chi cerca un cinema d’autore potente, sporco, capace di emozionare e disturbare. Imperdibile per i fan di Paul Thomas Anderson. Sconsigliato a chi preferisce trame lineari e rassicuranti: qui regnano caos, provocazione e densità emotiva.


Una battaglia dopo l’altra è un film sul presente, senza maschere. Nonostante il tono grottesco e l’estetica sopra le righe, Paul Thomas Anderson costruisce un mondo che somiglia in modo inquietante alla realtà che ci circonda: deportazioni di massa, governi militarizzati, fanatismo religioso, razzismo sistemico. Tutto è riconoscibile, anche quando sembra assurdo. Anderson non ha bisogno di slogan o riferimenti espliciti: l’atmosfera, i simboli, le dinamiche di potere raccontano l’America di oggi con uno sguardo feroce ma lucidissimo. E il messaggio è chiarissimo: la battaglia è adesso, e riguarda tutti.

Tra Vineland e la realtà: il mondo secondo PTA

Una scena di Una battaglia dopo l'altra (fonte: Warner Bros. Entertainment Italia)
Una scena di Una battaglia dopo l’altra (fonte: Warner Bros. Entertainment Italia)

Liberamente ispirato al romanzo Vineland di Thomas Pynchon, Una battaglia dopo l’altra rielabora temi e atmosfere del libro in chiave contemporanea, trasformando l’ironia visionaria di Pynchon in una parabola sul collasso politico e morale dell’Occidente. Il regista non si limita ad aggiornare i riferimenti: li strappa, li contamina, li incendia. L’ossessione per il controllo, la repressione del dissenso, la cancellazione della memoria storica – elementi già presenti in Vineland – diventano qui dispositivi narrativi per esplorare le ansie dell’America post-Trump e la fragilità delle rivoluzioni personali. Il risultato è un film che fa ridere, spaventa, commuove e sconcerta. Spesso tutto nella stessa scena.

Perfidia, Bob e Lockjaw: un triangolo tossico

Una scena di Una battaglia dopo l'altra (fonte: Warner Bros. Entertainment Italia)
Una scena di Una battaglia dopo l’altra (fonte: Warner Bros. Entertainment Italia)

Al centro del racconto c’è una relazione esplosiva: Perfidia Beverly Hills (Teyana Taylor), leader carismatica del gruppo rivoluzionario French 75; Bob Ferguson (Leonardo DiCaprio), suo compagno e genio degli esplosivi; e il colonnello Lockjaw (Sean Penn), rappresentazione grottesca del potere maschile, bianco e repressivo. Il film gioca con la tensione sessuale, il desiderio, la manipolazione. La loro storia è fatta di attrazione, dominio e vendetta – ma è anche una metafora della Storia americana: un corpo sociale diviso, contaminato, impossibile da separare davvero. Ne nasce una figlia, Willa, frutto non solo dell’unione tra due estremi ideologici, ma del fallimento collettivo di una società che non sa più distinguere tra libertà e violenza.

Essere padre in stile Paul Thomas Anderson

Una scena di Una battaglia dopo l'altra (fonte: Warner Bros. Entertainment Italia)
Una scena di Una battaglia dopo l’altra (fonte: Warner Bros. Entertainment Italia)

Sedici anni dopo, Bob vive ai margini di tutto: della società, della lotta, della propria stessa vita. È un ex rivoluzionario disilluso, rinchiuso in una routine sciatta e spaesata fatta di accappatoi, VHS polverose, erba fumata senza convinzione e lunghi silenzi. Bob è diventato un uomo che non sa più come interpretare il suo ruolo, sospeso tra nostalgia e incapacità di agire. La sua confusione non lo assolve, ma lo rende umano.

Una scena di Una battaglia dopo l'altra (fonte: Warner Bros. Entertainment Italia)
Una scena di Una battaglia dopo l’altra (fonte: Warner Bros. Entertainment Italia)

E proprio in questa umanità imperfetta si gioca la relazione con Willa (una sorprendente Chase Infiniti), la figlia adolescente che lo sfida, lo mette in discussione e, in fondo, lo ancora al mondo. Tra loro non c’è retorica né tenerezza facile: si osservano, si feriscono, si proteggono. È in questo legame sghembo e doloroso che Una battaglia dopo l’altra trova il suo cuore pulsante. Anderson racconta la paternità come territorio fragile, dove l’eroismo si misura nei gesti piccoli, spesso invisibili. Non c’è redenzione, ma resistenza: restare, esserci, anche senza avere tutte le risposte. Ed è così che Anderson trasforma la stanchezza post-rivoluzionaria in un nuovo tipo di eroismo: non più salvare il mondo, ma restare accanto a chi si ama (dandogli così la possibilità di salvare il mondo a sua volta).

Sean Penn e l’icona del potere marcio

Una scena di Una battaglia dopo l'altra (fonte: Warner Bros. Entertainment Italia)
Una scena di Una battaglia dopo l’altra (fonte: Warner Bros. Entertainment Italia)

Lockjaw è l’incarnazione della violenza sistemica. Sean Penn lo interpreta con una fisicità inquietante: mascella contratta, sguardo vuoto, voce rotta dalla rabbia trattenuta. Il suo desiderio per Perfidia è sessuale, ma anche ideologico: vuole sottomettere ciò che non riesce a dominare. Quando scopre che la figlia che ha contribuito a generare è il simbolo vivente della sua “impurità”, Lockjaw diventa il motore di una caccia all’uomo dal sapore allegorico. Il suo sogno è l’appartenenza a una confraternita suprematista chiamata Christmas Adventurers Club, che saluta con “Hail St. Nick” e predica purezza e ordine. È la caricatura perfetta della destra americana: ridicola e spaventosa allo stesso tempo.

Il Lockjaw di Sean Penn è magnetico e repellente, ipnotico e imprevedibile. Penn gioca con i toni della voce, con i gesti, con gli sguardi che passano dal furore messianico alla glaciale indifferenza. È una performance che cattura l’assurdo e la minaccia del personaggio senza mai renderlo grottesco o ridicolo. Il risultato è uno dei ruoli più intensi e memorabili della sua carriera recente, capace di dominare la scena anche quando non è al centro dell’azione.

Azione, satira e sincerità: una strana alchimia

[Una scena di Una battaglia dopo l'altra (fonte: Warner Bros. Entertainment Italia)
Una scena di Una battaglia dopo l’altra (fonte: Warner Bros. Entertainment Italia)

Paul Thomas Anderson è uno dei pochi registi contemporanei capaci di mescolare registri così diversi senza perdere coerenza. In Una battaglia dopo l’altra fonde l’azione più pura con momenti di satira corrosiva, lampi slapstick e improvvise accelerazioni emotive. Il film alterna inseguimenti in auto mozzafiato (indimenticabile quello finale sulle colline ondulate, già cult), dialoghi affilati come lame, e scene che sembrano uscite da un cartoon psichedelico. Eppure nulla stona. Anche nei suoi momenti più surreali, la narrazione resta salda, sostenuta da un montaggio frenetico e pulsante che ricorda quello di Magnolia, ma con un’energia ancora più nervosa, più viscerale.

La colonna sonora di Jonny Greenwood non accompagna le immagini: le guida. È una partitura emotiva che si fa racconto, fatta di suoni dissonanti, ossessivi, spezzati, che aumentano la tensione fino a renderla insostenibile. Greenwood costruisce un tessuto sonoro instabile, sempre in disequilibrio, che riflette perfettamente l’instabilità dei protagonisti. In questo film non c’è rifugio: ogni scena è un attacco al sistema nervoso dello spettatore, un bombardamento sensoriale e morale. Ma dietro il caos, c’è una sincerità disarmante. Anderson non si limita a scioccare o a far riflettere: vuole emozionare, mostrare che anche nel disordine più feroce può nascondersi un gesto di tenerezza, un frammento di verità.

Una rivoluzione (in)compiuta

Una scena di Una battaglia dopo l'altra (fonte: Warner Bros. Entertainment Italia)
Una scena di Una battaglia dopo l’altra (fonte: Warner Bros. Entertainment Italia)

Il titolo – Una battaglia dopo l’altra – è più che mai azzeccato. Ogni personaggio combatte una guerra privata, e nessuna è semplice o lineare. Bob è in lotta con la sua incapacità di cambiare, con una mascolinità logora, piena di scuse e fallimenti. Perfidia combatte contro un mondo che le ha insegnato a non fidarsi di nessuno, nemmeno di chi ama. Willa, la più giovane, si trova costretta a diventare adulta troppo presto, cercando un senso dentro un’eredità che non ha scelto. Nessuna vittoria è definitiva, nessuna sconfitta è totale: la rivoluzione non è un momento eroico, ma una lunga resistenza quotidiana, fatta di compromessi, di fatiche silenziose, di amore ostinato.

Anderson non cerca un finale risolutivo. Non offre redenzione, né cede al cinismo. Il suo sguardo è umano, profondamente empatico. Ci dice che la rivoluzione, forse, non è nelle barricate o nei proclami, ma nella capacità di restare fedeli a chi siamo, anche quando il mondo ci chiede di indurirci. Proteggere chi si ama, non arrendersi all’apatia, continuare a cercare un linguaggio comune anche quando la comunicazione sembra impossibile: forse è poco. Forse è tutto ciò che ci resta. Ma è anche l’unico atto di vera resistenza che valga ancora la pena di combattere. Una battaglia dopo l’altra.

La recensione in breve

10.0 Straordinario

Una battaglia dopo l’altra è un’opera incandescente, che unisce satira politica, azione frenetica e dramma familiare. Paul Thomas Anderson guarda in faccia l’America contemporanea e ne restituisce un ritratto grottesco, ma profondamente umano. DiCaprio sorprende in una delle sue prove più ironiche e vulnerabili, mentre Teyana Taylor e Sean Penn danno corpo ai due estremi di un conflitto impossibile da risolvere. Il cuore del film, però, è altrove: nel legame tra un padre e una figlia che resistono, una battaglia dopo l’altra.

Pro
  1. Regia magistrale, visivamente potente
  2. Interpretazioni eccellenti (DiCaprio, Taylor, Penn, Infiniti)
  3. Colonna sonora di Jonny Greenwood memorabile
  4. Struttura narrativa ricca e stratificata
  5. Satira politica feroce ma mai didascalica
  6. Equilibrio tra comicità, azione e lirismo
  7. Finale emotivamente perfetto
Contro
  1. Alcuni riferimenti culturali possono risultare oscuri per il pubblico internazionale
  • Voto CinemaSerieTV.it 10
  • Voto utenti (0 voti) 0
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