Il film: Una pallottola spuntata (2025)
Regia: Akiva Schaffer
Genere: Commedia, Poliziesco, Parodia
Cast: Liam Neeson, Pamela Anderson, Danny Huston, Kevin Durand, Liana Liberato, Busta Rhymes
Durata: 97 minuti
Dove l’abbiamo visto: In anteprima stampa (versione originale con sottotitoli)
Trama: Il goffo ma instancabile Frank Drebin Jr., figlio dell’iconico tenente Drebin, viene reclutato per sventare una cospirazione criminale che minaccia la sicurezza nazionale. Tra esplosioni accidentali, inseguimenti improbabili e gag demenziali, la missione prende una piega sempre più assurda. Il reboot rende omaggio all’umorismo slapstick della trilogia originale, aggiornandolo con un tocco moderno e irresistibilmente ridicolo.
A chi è consigliato? Una pallottola spuntata (2025) è perfetto per chi ha amato la comicità demenziale anni ’80 e ’90 e non disdegna un Liam Neeson autoironico. Consigliato a chi cerca una risata senza pretese e un po’ di nostalgia nonsense. Meno adatto a chi non apprezza la comicità fisica, surreale e volutamente esagerata.
https://www.youtube.com/watch?v=LinkTrailerPallottolaSpuntata2025
È una frase che si sente abbastanza spesso da almeno una decina d’anni: “Oggi questo film non si potrebbe più fare.” Soprattutto in ambito comico, poiché certe battute già a pochi anni dall’uscita sono talvolta invecchiate male e la risata è la categoria principale a patire le conseguenze del tempo che passa. La commedia ne risente talmente tanto che ormai scarseggia in sala per quanto concerne la produzione statunitense (basti pensare che Adam Sandler nel 2015 si è spostato su Netflix senza mai più guardarsi indietro), ed è forse giusto che a risollevare le sorti di un intero genere ci pensi la nuova incarnazione di uno dei capisaldi della parodia, con il ritorno in scena di Frank Drebin. Solo che in questo caso è Junior, come potrete leggere nella nostra recensione di Una pallottola spuntata.
La nuova generazione

Riflettendo la realtà, con Leslie Nielsen scomparso ormai da una quindicina d’anni, a occuparsi delle indagini a Los Angeles è Frank Drebin Jr., figlio dell’imbranato poliziotto, aiutato dalla prole dell’altrettanto Ed Hocken (è defunto anche Nordberg, ma l’elemento legacy nel suo caso si limita a una breve gag metacinematografica che allude alla caduta in disgrazia dell’interprete del personaggio, un certo O.J. Simpson). Poco attento al rispetto delle regole, il tenente Drebin rischia la sospensione, proprio quando si imbatte in un caso molto curioso che gli permette di fare la conoscenza di Beth Davenport, sorella della vittima di turno. Le strade dei due continuano a incrociarsi, anche con risvolti prossimi al romanticismo, ma Frank deve anche pensare al lavoro, e in particolare a come due casi in apparenza privi di collegamento possano entrambi risalire al magnate Richard Cane…
È stato il figlio

Coerentemente con l’approccio della trilogia originale, dove gli attori recitavano come se si trovassero in un poliziesco serio nonostante le mille assurdità circostanti, anche qui è stato scelto un attore noto soprattutto per ruoli drammatici e con un atteggiamento volutamente granitico nei confronti degli scenari comici: Liam Neeson. L’attore irlandese riprende a tutti gli effetti il suo personaggio tipico degli ultimi quindici anni (vedovo, determinato, protagonista di improbabili scene d’azione) e ne incarna alla perfezione la messa alla berlina, mentre Pamela Anderson fa la stessa cosa con l’archetipo della femme fatale nel ruolo di Beth Davenport, dimostrando – come già in The Last Showgirl – di avere ancora molto da dare sullo schermo nonostante i pregiudizi che hanno accompagnato la sua carriera in passato. Menzione doverosa anche per Paul Walter Hauser, esilarante nei panni di Ed Hocken Jr., e per CCH Pounder che fa essenzialmente il verso al proprio personaggio di The Shield interpretando colei che in teoria dovrebbe tenere in riga Drebin.
Aggiornare la parodia

Tornando al discorso accennato in apertura, tra le molteplici, rapidissime gag che si susseguono a un ritmo forsennato in Una pallottola spuntata – compresa l’intera durata dei titoli di coda, fino ad arrivare a una trovata finale esilarante – c’è anche il discorso di ciò che non si può più dire. Discorso abbastanza paradossale se si considera che tra i produttori del film di Akiva Schaffer (membro del trio comico The Lonely Island) c’è un tale Seth MacFarlane, un uomo che ha accantonato il buon gusto nel 1999 quando ha ideato I Griffin. La sua intuizione brillante, insieme a Schaffer, è stata di aggiornare l’estetica del franchise, riflettendo i tempi che corrono per quel che concerne i poliziotti al cinema, senza però rinunciare al principio fondamentale di questo universo che è quello delle battute al fulmicotone, stratagemma che fa sì che anche eventuali gag infelici (a seconda dei gusti della singola persona) cedano subito il posto a qualcosa di pericolosamente esilarante (suggeriamo la visione in lingua originale solo a chi ha una padronanza discreta dell’inglese, perché i sottotitoli difficilmente renderanno giustizia a tutti i giochi di parole e doppi sensi). La commedia è inarrestabile per l’intera ora e mezza scarsa di durata, al punto che nemmeno Frank Drebin (originale o Jr. che sia) sarebbe in grado di fermarla. I volti saranno anche nuovi, ma lo spirito è sempre quello, con la missione unica di far (morire dal) ridere.
La recensione in breve
Frank Drebin - o meglio, suo figlio - torna in azione con un sequel che riflette sul tempo che passa ma rimane fedele al principio di base del franchise: far ridere dall'inizio alla fine.
PRO
- Liam Neeson è spassosissimo rimanendo serio per tutto il film
- Pamela Anderson è una spalla comica magnifica
- Il ritmo delle gag è da capogiro
CONTRO
- Non basta una visione sola per cogliere tutte le trovate umoristiche
- Voto CinemaSerieTV
