Siamo nel 1858. Winifred Notty arriva nella sperduta Ensor House, nel cuore delle brughiere dello Yorkshire, per lavorare come governante presso una famiglia aristocratica. All’apparenza tutto sembra appartenere al più classico immaginario vittoriano: la grande villa isolata, i corridoi austeri, i bambini da educare, i padroni di casa rigidi e repressi.
Ma bastano pochi minuti per capire che in Victorian Psycho, presentato nella sezione Un Certain Regard di Cannes 2026, qualcosa non torna. Winifred non è la solita figura silenziosa e devota pronta a rimettere ordine in una casa piena di misteri. Non ha nulla della novella Mary Poppins se non la borsa damascata con cui si presenta in casa dei suoi nuovi datori di lavoro. Non il maniero a nascondere inquietanti segreti, ma lei stessa.
Maika Monroe si prende tutto il film

Il centro assoluto di Victorian Psycho è Maika Monroe. Dopo It Follows e Longlegs, l’attrice conferma il suo legame sempre più forte con l’horror, ma qui cambia registro: non è più la vittima perseguitata, bensì la psicotica minaccia.
La sua Winifred è una creatura disturbante, fisica, imprevedibile. Cammina in modo innaturale, sorride come una bambola rotta, osserva gli altri con una calma terrificante e attraversa il film come se ogni scena potesse esplodere da un momento all’altro. Monroe si diverte parecchio, e si vede. La sua performance è il vero motore del film, capace di rendere credibile anche l’eccesso più grottesco.
Gotico, sangue e umorismo nerissimo

Zachary Wigon costruisce Victorian Psycho come un incrocio tra romanzo vittoriano, slasher movie e commedia nera. Il film gioca con codici riconoscibili, ma lo fa con una libertà abbastanza contagiosa: non cerca il realismo, non cerca la misura, non cerca l’eleganza classica del period drama. Al contrario, prende quell’immaginario e lo sporca di sangue, follia e dettagli disturbanti.
La messinscena è molto curata: luci da candela, inquadrature storte, corridoi oppressivi, costumi impeccabili e improvvise esplosioni di colore contribuiscono a creare un’atmosfera gotica piena di personalità.
Una satira sociale semplice (pure troppo) ma efficace

Sotto la superficie pulp, il film inserisce anche una chiara riflessione sulla repressione femminile, sul patriarcato e sulla violenza della società di classe. Winifred si muove in un mondo in cui le donne hanno pochissimo spazio: maternità, matrimonio, servitù – sia lavorativa nel caso delle classi sociali più umili, che figurata, nell’ambito familiare – e soprattuto obbedienza. In questo senso la sua follia diventa soprattutto una forma estrema e disturbata di ribellione.
Non è una lettura né particolarmente sottile né originale, ma il film non prova nemmeno troppo a nasconderlo, e il tema della “female rage” funziona come base per sostenere il delirio horror che definisce il film.
Un film più divertente che sorprendente

Il limite principale di Victorian Psycho è che, dopo l’ottima idea di partenza, il film non riesce più di tanto ad andare oltre il proprio concept.
La struttura resta abbastanza prevedibile e alcune trovate sembrano più pensate per scioccare che per costruire vera tensione. La satira è esplicita, i personaggi secondari sono volutamente caricaturali e non tutto ha la stessa forza.
Però il film dura poco, ha ritmo, ha stile e soprattutto ha una protagonista che non smette mai di catturare l’attenzione.
Un horror gotico godibilissimo

Victorian Psycho non è un horror rivoluzionario, ma è un film divertente, elegante, feroce e pienamente consapevole della propria follia.
Il suo fascino sta proprio nel modo in cui prende l’iconografia vittoriana e la trasforma in un gioco sanguinoso, teatrale e disturbante. Maika Monroe è irresistibile, la confezione visiva è solida e il tono, a metà tra macabro e grottesco, funziona quasi sempre.
Un piccolo delirio gotico che non lascia il segno in profondità, ma regala una corsa piacevolmente malata dentro la mente della sua psicopatica protagonista.
La recensione in breve
Victorian Psycho è un horror gotico sanguinoso, ironico e volutamente sopra le righe, che mescola immaginario vittoriano, slasher e dark comedy. Il film non reinventa il genere, ma si lascia guardare con grande piacere grazie a una Maika Monroe scatenata, a una messinscena curatissima e a un gusto del macabro tanto elegante quanto folle.
Pro
- Maika Monroe magnetica e imprevedibile
- Atmosfera gotica molto riuscita
- Ottima cura visiva
- Dark comedy e horror ben bilanciati
- Ritmo agile e divertente
Contro
- Non sempre originalissimo
- Satira sociale un po’ (troppo) esplicita
- Qualche passaggio perde forza
- Più efficace come esperienza che come racconto
- Voto CinemaSerieTV
