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Home » Film » Recensioni film » Weapons, la recensione: dall’incubo al grottesco nella nuova favola nera di Cregger

Weapons, la recensione: dall’incubo al grottesco nella nuova favola nera di Cregger

Recensione di Weapons: Zach Cregger firma un horror tra mistero e grottesco, con una struttura a capitoli e un finale sanguinoso e divisivo.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana6 Agosto 2025Aggiornato:6 Agosto 2025
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Una scena di Weapons (Fonte: Warner Bros.)
Una scena di Weapons (Fonte: Warner Bros.)
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Il film: Weapons (2025) Regia: Zach Cregger Genere: Horror, Mistero, Thriller
Cast: Julia Garner, Josh Brolin, Alden Ehrenreich, Austin Abrams, Cary Christopher, Benedict Wong, Amy Madigan, Toby Huss, June Diane Raphael, Whitmer Thomas, Callie Schuttera, Justin Long Durata: 128 minuti
Dove l’abbiamo visto: in anteprima stampa in originale.

Trama: In una tranquilla cittadina della Pennsylvania, alle 2:17 di una notte qualsiasi, diciassette bambini della stessa classe elementare scompaiono misteriosamente, correndo nel buio con le braccia tese. Solo Alex, un alunno silenzioso e timido, resta in aula il giorno dopo. La comunità si divide tra paura, rabbia e sospetti, con la maestra Justine Gandy al centro delle accuse. Raccontato attraverso capitoli che seguono punti di vista diversi, il film intreccia mistero, tensione e momenti grotteschi, fino a un finale violento e visionario che svela il significato del titolo.

A chi è consigliato? Weapons è ideale per chi ha apprezzato l’approccio imprevedibile e strutturato di Barbarian, per gli amanti degli horror corali che mescolano tensione, mistero e humour nero. Perfetto per chi cerca un’esperienza visiva intensa e fuori dagli schemi. Meno adatto a chi preferisce un tono costante o storie con spiegazioni esaustive: qui il viaggio conta più della destinazione.


Alle 2:17 di una notte qualsiasi, diciassette bambini della stessa classe elementare si alzano in silenzio, aprono la porta di casa e scompaiono nel buio correndo con le braccia tese come piccoli aerei. Un’immagine ipnotica e inquietante, catturata dalle telecamere di sorveglianza domestiche, che diventa la miccia narrativa di Weapons, il nuovo horror di Zach Cregger, regista del cult Barbarian. L’unico a non unirsi a quella corsa collettiva verso l’ignoto è Alex (Cary Christopher), un bambino timido e schivo che il giorno dopo si ritrova in un’aula vuota, con un memoriale improvvisato all’esterno per i compagni scomparsi. Da qui, la comunità di Maybrook viene travolta da paura, rabbia e sospetti, e l’attenzione si concentra sulla maestra della classe, Justine Gandy (Julia Garner).

Un mosaico di punti di vista

Una scena di Weapons (Fonte: Warner Bros.)
Una scena di Weapons (Fonte: Warner Bros.)

Cregger racconta la storia come un puzzle, costruito attraverso capitoli autonomi intitolati ai protagonisti. Ognuno ripercorre gli eventi da una prospettiva diversa, offrendo frammenti di verità che si ricompongono gradualmente. C’è il capitolo di Justine, insegnante determinata ma segnata da problemi personali, accusata da genitori in cerca di un colpevole. Segue Archer Graff (Josh Brolin), padre disperato di uno dei bambini scomparsi, pronto a trasformare il dolore in rabbia e azione. Poi il poliziotto Paul (Alden Ehrenreich), legato a Justine da una relazione complicata, e il preside Marcus (Benedict Wong), che cerca di gestire la scuola e il panico collettivo.

Uno dei capitoli più intensi è quello di Alex, che ci porta dentro la sua quotidianità sospesa, fatta di silenzi e piccoli gesti, e ci mostra da vicino il clima straniante della sua casa: finestre coperte da giornali, genitori seduti al buio in uno stato catatonico. Infine, c’è James (Austin Abrams), un tossicodipendente che vede nel caso una possibilità di guadagno facile grazie alla ricompensa promessa, e che con la sua energia sregolata introduce momenti di humor nero.

Tra Stephen King e l’horror camp

Una scena di Weapons (Fonte: Warner Bros.)
Una scena di Weapons (Fonte: Warner Bros.)

Le atmosfere iniziali richiamano le pagine più cupe di Stephen King: una piccola comunità minacciata da un evento inspiegabile, relazioni logorate dalla paura e dal sospetto, simboli potenti come l’aula vuota e la visione di un’enorme arma da fuoco che incombe nel cielo. Ma, fedele a quello che sembra essere ormai il suo marchio di fabbrica, Cregger abbandona progressivamente la tensione lineare per virare verso il grottesco e l’horror comedy, introducendo figure eccentriche e momenti volutamente sopra le righe. Questo cambio di tono – già presente in Barbarian – può risultare divisivo: chi cercava un’atmosfera costante di terrore puro potrebbe trovarlo un difetto, mentre altri apprezzeranno il coraggio di portare la storia verso territori imprevedibili e visivamente eccessivi.

Paure reali e sottotesto incompiuto

Una scena di Weapons (Fonte: Warner Bros.)
Una scena di Weapons (Fonte: Warner Bros.)

Weapons lambisce temi profondi e attuali: la violenza nelle scuole (l’americanissimo fenomeno dei massacri scolastici), il bisogno di trovare un capro espiatorio, la fragilità delle relazioni comunitarie di fronte a una crisi. Il parallelismo con tragedie reali è evidente, soprattutto nell’immagine della classe vuota e nei volti disperati dei genitori. Tuttavia, il film non scava fino in fondo: questi spunti restano suggestioni, non diventano il cuore della narrazione. Ne risulta un’opera che, pur non essendo priva di difetti, funziona come una favola nera per adulti – una sorta di Piccoli Brividi intrisa di sangue e violenza – capace di intrattenere e sorprendere più che di stimolare una riflessione profonda.

Interpretazioni corali e regia ispirata

Una scena di Weapons (Fonte: Warner Bros.)
Una scena di Weapons (Fonte: Warner Bros.)

Il cast è una delle carte vincenti del film. Julia Garner tratteggia un personaggio ambiguo, diviso tra vulnerabilità e determinazione. Josh Brolin regala un’interpretazione intensa e dolorosa, mentre Alden Ehrenreich convince nel ruolo di un poliziotto tormentato e moralmente ambiguo. Austin Abrams si conferma un talento capace di muoversi tra dramma e commedia nera, mentre Cary Christopher, nei panni di Alex, riesce a rendere il suo silenzio e i suoi gesti minimi carichi di significato. Amy Madigan, pur non avendo un capitolo a sé, lascia il segno con una performance esuberante e disturbante.

Sul piano tecnico, la fotografia di Larkin Seiple crea immagini ricche e suggestive, con movimenti di macchina fluidi e un uso dello spazio che amplifica la tensione. La colonna sonora, firmata dai fratelli Holladay insieme a Cregger, alterna momenti di cupo minimalismo a esplosioni sonore che fanno vibrare lo spettatore.

Un finale che divide

Una scena di Weapons (Fonte: Warner Bros.)
Una scena di Weapons (Fonte: Warner Bros.)

Nell’atto conclusivo, la tensione esplode in un turbine di violenza e caos. Qui il titolo Weapons si rivela appieno: in una comunità manipolata da forze oscure, chiunque – persone o oggetti quotidiani – può trasformarsi in un’arma. La spiegazione finale restringe il campo rispetto alle molte possibilità immaginate durante il film, il che può deludere parte del pubblico. Tuttavia, la sequenza conclusiva, con il suo ritmo frenetico e la sua coreografia visiva, resta una delle più memorabili del recente cinema horror. È un epilogo che conferma la propensione di Cregger a sconvolgere lo spettatore, spingendo la narrazione oltre i confini dell’horror convenzionale.

La recensione in breve

7.0 Grottesco

Weapons di Zach Cregger è un horror corale che parte come un mistero alla Stephen King e si trasforma in un incubo grottesco e camp. Affascinante e ben girato, preferisce intrattenere piuttosto che scavare a fondo nei suoi temi, regalando comunque un’esperienza visiva intensa e imprevedibile.

Pro
  1. Struttura a capitoli che mantiene viva la curiosità fino alla fine.
  2. Cast corale di grande livello, con prove intense e memorabili.
  3. Regia visivamente curata, con sequenze di forte impatto.
  4. Equilibrio iniziale tra mistero e tensione che cattura subito lo spettatore.
Contro
  1. Cambio di tono netto e improvviso che può dividere il pubblico.
  2. Sottotesto sociale interessante ma poco approfondito.
  3. Alcuni capitoli meno incisivi rispetto ad altri.
  4. Protagonisti principali non sempre valorizzati quanto meritano.
  • Voto CinemaSerieTV.it 7.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
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