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Home » Film » Recensioni film » Wicked torna più cupo e più serio, ma perde parte dell’incanto che lo aveva reso unico

Wicked torna più cupo e più serio, ma perde parte dell’incanto che lo aveva reso unico

La recensione di Wicked: For Good esplora una conclusione meno memorabile del primo film, salvata dalla forza di Cynthia Erivo e Ariana Grande.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana19 Novembre 2025
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Una scena di Wicked: For Good (fonte: Universal)
Una scena di Wicked: For Good (fonte: Universal)
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Il film: Wicked: Parte 2 (2025)
Titolo originale: Wicked: For Good
Regia: Jon M. Chu
Sceneggiatura: Winnie Holzman, Jon M. Chu
Genere: Musical, Fantasy, Drammatico
Cast: Cynthia Erivo, Ariana Grande, Jonathan Bailey, Jeff Goldblum, Michelle Yeoh, Marissa Bode, Ethan Slater
Durata: 137 minuti
Dove l’abbiamo visto: Proiezione stampa in anteprima, in lingua originale.

Trama: Dopo la rottura con Glinda e la fuga dall’Emerald City, Elphaba cerca di svelare la verità sul potere del Mago e di liberare gli Animali oppressi dal regime. Mentre Oz si prepara all’arrivo di Dorothy e la tensione cresce, le due ex amiche si ritrovano intrappolate in ruoli che non hanno scelto, costrette a confrontarsi con il proprio destino e con il legame che continua a unirle.

A chi è consigliato? Wicked: For Good è consigliato agli amanti dei musical classici e a chi ha apprezzato il primo film, a chi cerca storie di amicizia, identità e ribellione, e a chi vuole vedere due interpretazioni straordinarie come quelle di Cynthia Erivo e Ariana Grande. Perfetto per chi ama il cinema fantastico con venature politiche e per chi è affezionato al mito di Oz.


Wicked: Parte 2 nasce con un limite strutturale difficile da ignorare. Il musical originale è pensato come un unico viaggio emotivo, un percorso che funziona proprio perché il secondo atto è la conseguenza diretta del primo. Dividere questa esperienza in due film significa alterarne l’equilibrio, e il risultato è un’opera che, già in partenza, ha meno margini per sorprendere. Se nel primo capitolo il pubblico scopriva Oz insieme alle due protagoniste, qui l’universo narrativo si restringe, perdendo parte dell’incanto iniziale e accentuando i toni più cupi, politici e dolorosi del materiale di partenza. Non è un film privo di emozione, ma è inevitabilmente meno memorabile, meno immediato e meno imponente del precedente.

Il fulcro emotivo resta immutato: Erivo e Grande dominano la scena

Una scena di Wicked: For Good (fonte: Universal)
Una scena di Wicked: For Good (fonte: Universal)

Nonostante le fragilità narrative, la relazione tra Elphaba e Glinda rimane il cuore pulsante del film. Cynthia Erivo conferma una presenza scenica quasi ipnotica: la sua Elphaba è un personaggio che vive sulla linea sottile tra rabbia e tenerezza, tra rivoluzione e intimità. In questa seconda parte, la vediamo affrontare il proprio mito da protagonista riluttante, una donna che comprende che il mondo la definisce prima ancora che lei riesca a definirsi da sola. Erivo dona profondità agli sguardi, ai silenzi, alle inflessioni della voce. È un’Elphaba più adulta, più stanca, più consapevole e per questo ancora più tragica.

Ariana Grande, dal canto suo, è una rivelazione definitiva. Ha una naturalezza comica straordinaria, un controllo vocale impeccabile e una capacità rara di illuminare la scena nei momenti più leggeri, ma anche di sostenerla nei passaggi più drammatici. La sua Glinda non è più solo la ragazza frivola e irresistibile vista nel primo film: qui emerge la durezza del ruolo che le viene imposto, la pressione del consenso pubblico, il peso di rappresentare una verità che non sente più come sua. Quando le due attrici condividono lo schermo, il film ritrova immediatamente direzione, forza e calore.

Una trama intrappolata dalle esigenze del mito

Una scena di Wicked: For Good (fonte: Universal)
Una scena di Wicked: For Good (fonte: Universal)

Il problema principale di Wicked: Parte 2 è la sua obbligata convivenza con Il mago di Oz. La storia deve incastrarsi perfettamente con ciò che già conosciamo e questo riduce la libertà narrativa, costringendo il film a introdurre personaggi e momenti che non hanno reale utilità nella storia di Elphaba e Glinda. L’arrivo di Dorothy, per esempio, appare improvviso e funzionale più che narrativamente necessario. Allo stesso modo, le origini dello Spaventapasseri, del Leone Codardo e dell’Uomo di Latta sembrano più inserti obbligatori che parti organiche del racconto. Queste deviazioni sottraggono spazio a ciò che realmente interessa: il conflitto emotivo, politico e umano tra le due protagoniste.

Anche la gestione del tempo narrativo risulta discontinua. Il film alterna momenti intensi a passaggi accelerati, affronta argomenti importanti senza però concedere loro la maturazione necessaria. La parabola politica di Elphaba, il suo tentativo di liberare gli Animali, il rapporto irrisolto con la sorella Nessarose e persino la storia d’amore con Fiyero sembrano parti di un mosaico che non riesce a ricomporsi del tutto. L’impressione è quella di un racconto che guarda continuamente al futuro del mito, invece di esplorare appieno il presente dei personaggi.

La bellezza di Oz c’è, ma la fotografia la nasconde

Una scena di Wicked: For Good (fonte: Universal)
Una scena di Wicked: For Good (fonte: Universal)

Jon M. Chu mantiene la sua firma estetica: scene grandiose, scenografie ricche, costumi di una raffinatezza quasi barocca. Tuttavia, le scelte visive risultano spesso penalizzanti. Molte sequenze sono dominare da controluce estremi, fondali luminosissimi o ambienti eccessivamente bui che nascondono i dettagli anziché valorizzarli. La sensazione costante è quella di un film che respinge l’occhio dello spettatore anziché guidarlo.

È un peccato, perché la costruzione del mondo è ambiziosa: l’Emerald City torna con tutto il suo fascino art déco, la Strada di Mattoni Gialli sembra un serpente d’oro in espansione, e i boschi dove Elphaba si rifugia hanno un lirismo cupo e affascinante. Ma molte di queste idee visive vengono soffocate da una messa in scena che oscura volti, smorza espressioni, indebolisce la fisicità degli attori e limita l’impatto emotivo delle scene chiave.

Musica e sentimenti tra alti e bassi

Una scena di Wicked: For Good (fonte: Universal)
Una scena di Wicked: For Good (fonte: Universal)

La struttura musicale del secondo atto delinea chiaramente il suo limite: i brani sono meno iconici, meno brillanti, meno immediatamente riconoscibili. Rimane però evidente la qualità vocale delle due protagoniste, che riescono a dare vita anche ai momenti meno ispirati con un’intensità fuori dal comune. Il duetto For Good, ancora una volta, diventa il punto di massima potenza emotiva dell’intero film. È un momento che unisce la storia personale delle due protagoniste alla storia del musical, ed è forse l’unico vero istante in cui la magia del teatro torna a fluire senza ostacoli.

Le nuove canzoni inserite per l’occasione funzionano solo in parte. Sono coerenti con la trama ma non aggiungono quello scatto melodico che ci si aspetterebbe da un finale cinematografico. Più riuscita la costruzione musicale della missione di Elphaba per liberare gli Animali, dove la musica e l’azione trovano finalmente un ritmo comune. Tuttavia, sono poche le scene capaci di replicare la spettacolarità energica del primo film.

Un finale emotivo, ma intrappolato negli obblighi del mito di Oz

Una scena di Wicked: For Good (fonte: Universal)
Una scena di Wicked: For Good (fonte: Universal)

Il finale trova la sua forza nell’addio tra Elphaba e Glinda, nel loro riconoscere che si cambia, che le amicizie possono sopravvivere anche a un destino che ti porta in direzioni opposte. È un epilogo dolceamaro, coerente con la poetica del musical, capace di emozionare anche chi conosce già ogni svolta. Ma arriva dopo un percorso accidentato, un film che tenta contemporaneamente di chiudere la storia di Wicked e di rispettare quella di Il mago di Oz, finendo per correre verso un finale obbligato più che conquistato.

La recensione in breve

6.5 Frammentato

Wicked: For Good è una conclusione ambiziosa ma meno incisiva del primo film. La storia deve piegarsi agli obblighi del mito di Oz, perdendo forza emotiva e fluidità, mentre scelte visive discutibili riducono l’impatto di molte scene. Tuttavia, le interpretazioni straordinarie di Cynthia Erivo e Ariana Grande mantengono viva l’anima del film, culminando in un duetto finale capace di lasciare il segno.

Pro
  1. Cynthia Erivo e Ariana Grande straordinarie e perfettamente affiatate
  2. Il duetto finale For Good è uno dei momenti più emozionanti dell’anno
  3. Scenografie, costumi e design del mondo ricchi e curati
  4. Temi politici affrontati con serietà
  5. Alcune sequenze d’azione ben orchestrate
Contro
  1. Meno memorabile e meno potente del primo film
  2. Struttura narrativa soffocata dalle necessità di collegarsi a Il mago di Oz
  3. Numeri musicali poco incisivi e meno iconici
  4. Fotografia problematica e regia che limita la visibilità
  5. Ritmo irregolare e sottotrame poco sviluppate
  • Voto CinemaSerieTV.it 6.5
  • Voto utenti (0 voti) 0
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