Broken rage di Takeshi Kitano è stato senza dubbio uno dei più grandi colpi di fulmine dei giorni finali dell’81sima Mostra del cinema di Venezia. Diciamolo, un po’ c’era da aspettarselo. Perché Beat Takeshi è semplicemente un gigante del cinema, uno di quei registi in grado di girare capolavori a dir poco struggenti come Hana-bi (Leone d’oro nel 1997), e Sonatine, per poi passare alla demenzialità pura della sua creatura più celebre Takeshi’s Castle. Ma la proiezione fuori concorso di Broken Rage – leggenda narra che avrebbe dovuto essere presentato in concorso, ma arrivò pronto allo staff di Barbera ormai a selezione chiusa – ha saputo distinguersi come una vera e propria sorpresa, con una sala in visibilio non solo durante e dopo il film, ma addirittura ancor prima che iniziasse. Perché la nuova opera del maestro giapponese si è rivelata essere esattamente ciò che noi spettatori veneziani avevamo bisogno di assaporare in quel momento dopo una serie di visioni che, mai come in questa edizione della Mostra, sono state contrassegnate da una durata davvero imponente.
62 minuti di puro divertimento

Quelli di Broken Rage (prossimamente disponibile su Prime Video) sono stati i 62 minuti più spassosi, scanzonati e divertenti che abbiamo potuto vedere a Venezia 2024. Un concentrato di momenti assurdi e fuori dal normale, figli di tutto il puro genio comico di Beat Takeshi. Dopo aver – nuovamente – destrutturato i canoni dello Yakuza movie in Kubi (fuori concorso a Cannes 2023, e al momento ancora con nessuna data di distribuzione in Italia), Kitano ha portato al Lido un film capace di configurarsi come un perfetto riassunto della sua filmografia, proposto però in una salsa decisamente irriverente e anarchica. Il film è diviso in due parti. La prima è un gangster film che pare molto simile ad Outrage: c’è un sicario (interpretato dallo stesso Kitano, con la sua classica giacca e occhiali da sole) chiamato ad uccidere per il volere di un misterioso signor “M” (che non è Il figlio del secolo protagonista della meravigliosa serie di Joe Wright). Fino a quando due detective lo arrestano costringendolo ad infiltrarsi in una gang di narcotrafficanti per incastrare il loro boss.
Un primo atto che sembrerebbe quasi serio, molto televisivo e con alcuni (pochi) sprazzi di gag divertentissime dove si ride molto. Ma è nella seconda parte che emerge tutto il cuore pulsante di Broken Rage e del talento puro del suo autore. Qui Beat Takeshi ripropone la stessa identica storia della prima parte nella sua versione più folle e caricaturale. Praticamente una parodia all’interno di cui c’è tutto e il contrario di tutto: slapstick, momenti folli, gag ai limiti dell’assurdo che racchiudono tutto il gusto per la comicità – i cui tempi sono scanditi da un montaggio semplicemente perfetto – dell’immenso cineasta nipponico.
Kitano che prende in giro sé stesso

Nel pieno della seconda parte c’è addirittura un intervallo (chiamato comicamente “riempitivo”) in cui viene inquadrata una chat dove si ridicolizza lo status dei film di questo particolare periodo storico, contaminati dai canoni del racconto allungato e quindi sempre più dotati di una lunghezza – il più delle volte – inutilmente spropositata (e di film esageratamente lunghi ne abbiamo visti diversi pure quest’anno a Venezia). Ma a ridicolizzarsi è in primis quello stesso cinema di Yakuza che Kitano ha rivoluzionato e reso unico durante l’arco di tutta la sua carriera, da Violent Cop (suo splendido esordio del 1989) fino ad ora.
Broken rage è dunque il diamante più libero ed anarchico della filmografia di un genio assoluto che, arrivato all’età di settantasette anni, si è preso il lusso di deridersi completamente e di fare sostanzialmente quello che voleva. Ci siamo trovati di fronte ad uno dei film più genuinamente irresistibili di questo 2024, dove nulla è fuori posto e tutto funziona magnificamente. Resta solo immaginare cosa avrebbe potuto fare una pellicola del genere all’interno della competizione ufficiale di Venezia 81.
