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Home » Film » Tempeste, litigi e scenografie affondate: i film nati nel disastro

Tempeste, litigi e scenografie affondate: i film nati nel disastro

Dai tifoni di Apocalypse Now al gelo di The Revenant: i set più disastrosi del cinema che hanno fatto nascere capolavori.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana23 Settembre 2025
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Una scena di Cleopatra (20th Century Fox.)
Una scena di Cleopatra (20th Century Fox.)
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La magia del cinema si consuma davanti agli occhi del pubblico in poche ore, ma dietro ogni pellicola c’è un viaggio spesso ben più complesso. Alcuni film nascono da produzioni lineari e ordinate, ma altri sembrano veri e propri incubi logistici, dove natura, budget e caratteri esplosivi si trasformano in nemici da combattere. Ci sono stati set spazzati via da tempeste tropicali, troupe costrette a girare in condizioni climatiche estreme, scenografie colossali affondate negli abissi e rapporti umani talmente logorati da sfiorare il collasso.

Eppure, da queste produzioni tormentate sono nati alcuni dei titoli più iconici della storia del cinema. Un paradosso affascinante: più un film ha rischiato di naufragare dietro le quinte, più è diventato indimenticabile sul grande schermo. Ripercorriamo alcuni dei casi più emblematici, dove girare è stato un incubo, ma il risultato ha fatto la storia.

Apocalypse Now: il caos nella giungla

Una scena di Apocalypse Now (fonte: United Artists)
Una scena di Apocalypse Now (fonte: United Artists)

Francis Ford Coppola voleva raccontare l’orrore della guerra in Vietnam, e finì per viverne uno a sua volta. Le riprese si svolsero nelle Filippine, ma il set fu spazzato via dal tifone Olga: scenografie distrutte, mesi di stop e budget che lievitava giorno dopo giorno. A complicare tutto, il protagonista Martin Sheen fu colpito da un infarto a soli 36 anni, mentre Marlon Brando si presentò in sovrappeso e senza aver studiato la parte. L’esercito filippino prestava gli elicotteri alla produzione, ma spesso li richiamava per missioni reali, costringendo a fermare le riprese. Coppola, disperato, arrivò a ipotecare i suoi beni pur di terminare il film. Il risultato, Apocalypse Now, vinse la Palma d’Oro a Cannes e divenne un pilastro della storia del cinema.

The Revenant: l’inferno del gelo

Una scena di Revenant (fonte: 20th Century Fox)
Una scena di Revenant (fonte: 20th Century Fox)

Alejandro González Iñárritu voleva che The Revenant fosse un’esperienza viscerale, e impose due regole inflessibili: girare in ordine cronologico e usare solo luce naturale. Una scelta che portò il set a condizioni estreme. Le troupe lavoravano in zone remote del Canada, con temperature che scendevano fino a -25 °C e giornate di sole di appena due ore. Molti abbandonarono la produzione per sfinimento, altri lamentarono un clima insostenibile. Quando la neve iniziò a sciogliersi prima del previsto, il film dovette spostarsi addirittura in Argentina per ritrovare l’inverno. Leonardo DiCaprio, pur di restituire la crudezza del suo personaggio, arrivò a mangiare vero fegato di bisonte. Da quell’inferno nacque un film premiato con tre Oscar, compreso il tanto atteso riconoscimento a DiCaprio.

Waterworld: il naufragio da milioni di dollari

Una scena di Waterworld (Universal Pictures)
Una scena di Waterworld (Universal Pictures)
Il chitarrista sputafuoco di Mad Max: Fury Road (Warner Bros.)
Il chitarrista sputafuoco di Mad Max: Fury Road (Warner Bros.)

Il kolossal acquatico di Kevin Reynolds, interpretato e prodotto da Kevin Costner, passò alla storia come uno dei set più disastrosi degli anni ’90. Girare in mare aperto significava affrontare tempeste, mal di mare e difficoltà logistiche enormi. Una gigantesca piattaforma galleggiante affondò durante una tempesta e dovette essere ricostruita, facendo esplodere il budget fino a circa 175 milioni di dollari, un’enormità per l’epoca. Le tensioni tra Costner e il regista resero l’atmosfera ancora più pesante. Alla sua uscita, il film fu deriso e ribattezzato “Kevin’s Gate” o “Fishtar”. Col tempo, però, Waterworld venne rivalutato, diventando un cult della fantascienza distopica.

Mad Max: Fury Road: la furia anche dietro la cinepresa

Coma Doof Warrior, il chitarrista sputafuoco di Mad Max: Fury Road (Warner Bros.)
Coma Doof Warrior, il chitarrista sputafuoco di Mad Max: Fury Road (Warner Bros.)

George Miller sognava da anni di riportare in vita il mondo post-apocalittico di Mad Max, ma sul set di Fury Road non mancarono i problemi. Girato nel deserto della Namibia, il film mise a dura prova fisicamente attori e troupe. Tom Hardy e Charlize Theron, costretti a convivere in una produzione caotica e sotto pressione, finirono per litigare duramente: la tensione divenne così pesante che fu necessario introdurre un mediatore per farli lavorare insieme. Miller stesso ammise in seguito che la gestione del set non fu delle migliori e che avrebbe dovuto proteggere maggiormente il cast. Nonostante tutto, Fury Road uscì nel 2015 e fu accolto come un capolavoro assoluto del cinema d’azione, vincendo sei Oscar e riscrivendo le regole del genere.

Fitzcarraldo: il sogno impossibile di Herzog

Una scena di Fitzcarraldo (fonte:  New Yorker Films)
Una scena di Fitzcarraldo (fonte: New Yorker Films)

Werner Herzog è celebre per spingersi oltre i limiti, e Fitzcarraldo ne è la prova estrema. Il film racconta di un uomo che trascina una nave attraverso la giungla per costruire un teatro d’opera, e Herzog decise di farlo davvero: fece trascinare una nave di 300 tonnellate su una collina amazzonica, senza trucchi o effetti speciali. Il set fu segnato da malattie, incidenti e tensioni feroci, tanto che il protagonista originale Jason Robards dovette abbandonare per dissenteria e fu sostituito da Klaus Kinski. I rapporti tra Herzog e Kinski divennero leggendari per la loro tossicità, tra minacce e violente liti. Nonostante le condizioni disumane, il film è oggi considerato un capolavoro visionario.

Cleopatra: il kolossal che rischiò di affondare Hollywood

Cleopatra: Taylor e Burton (fonte: 20th Century Fox.)
Cleopatra: Taylor e Burton (fonte: 20th Century Fox.)

Negli anni ’60, Cleopatra di Joseph L. Mankiewicz fu uno dei set più tormentati di sempre. Iniziato a Londra con Stephen Boyd e Peter Finch, il film fu interrotto dopo mesi di riprese e milioni di dollari sprecati: Elizabeth Taylor, colpita da una polmonite gravissima, rischiò la vita e dovette fermarsi. La produzione si spostò a Roma, dove fu ricostruita una nuova scenografia faraonica. Intanto, scoppiò la relazione tra Taylor e Richard Burton, scandalo che incendiò le cronache dell’epoca. Il budget lievitò fino a circa 44 milioni di dollari, cifra astronomica per gli anni ’60, tanto da rischiare di mandare in bancarotta la 20th Century Fox. Alla fine, il film incassò e vinse quattro Oscar, ma rimase un simbolo del caos hollywoodiano.

Carlotta Deiana
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Nata a Bologna nel 1987, è la coordinatrice editoriale e responsabile social di Cinemaserietv.it, che fa parte del network Digital Dreams Srl che Carlotta ha co-fondato. Dopo essersi laureata nel 2013 in Archeologia e Culture del Mondo Antico presso l'Università degli Studi di Bologna e lavorato in quell'ambito all'estero per qualche anno, torna in Italia per perseguire la sue seconda passione, quella per il cinema e le serie TV, che ha coltivato sin da piccola anche grazie ai genitori amanti del genere horror. Nel 2019 ha frequentato un Master di Comunicazione all'Università degli Studi Roma Tre, finalizzato ad approfondire le sue coscienze sul mondo dei social media e della comunicazione digitale. Negli ultimi cinque anni ha collaborato attivamente con Movieplayer.it come editor e redattrice, per poi co-fondare dei progetti editoriali tutti suoi sotto il network di Digital Dreams Srl.

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