Rain Phoenix, sorella dell’attore River Phoenix ha rivelato come la devastante perdita del fratello, a causa di un’overdose, l’abbia portata a sviluppare una comprensione profonda della vita e della morte. In un saggio pubblicato su Another Jane Pratt Thing su Substack, in occasione dell’anniversario della scomparsa di River, Rain ha condiviso il percorso emotivo e spirituale intrapreso negli ultimi 32 anni che l’ha portata a lavorare per aiutare chi sta morendo o chi sta affrontando un lutto.
“Quando avevo 20 anni, mio fratello River è morto”, ha scritto Rain, oggi 52enne. “L’esperienza di perderlo è stata inimmaginabilmente dolorosa e traumatica, ulteriormente aggravata dall’intensa copertura mediatica sulla sua tragica morte, che è stata invasiva e crudele”. Alcune riviste scandalistiche, all’epoca, non esitarono a pubblicare in copertina le foto della salma di River composta nella bara.
River Phoenix si spense il 31 ottobre 1993 all’età di 23 anni a causa di un’overdose accidentale. Quella notte, l’attore si trovava al Viper Room, un club di Los Angeles parzialmente di proprietà di Johnny Depp, insieme a Rain, al fratello Joaquin Phoenix e alla sua fidanzata dell’epoca Samantha Mathis. River avrebbe dovuto esibirsi con una band, ma rinunciò temendo di aver assunto una dose eccessiva di sostanze. L’attore fu colto da convulsioni sul marciapiede fuori dal locale e trasportato in ospedale, dove venne dichiarato morto nelle prime ore del 1° novembre.
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Rain ha raccontato che inizialmente affrontò il lutto “escludendolo dalla mia vita”, ma in seguito ha compreso che questa distanza emotiva “in qualche modo lo teneva lontano da me”. Ha aggiunto: “Ora, 32 anni e molte perdite dopo, si è risvegliata una curiosità sempre più profonda sulla morte, sul lutto e su come noi come società lo elaboriamo”.
L’attrice e musicista ha spiegato di aver coltivato nel tempo un rapporto molto profondo con la morte, arrivando persino a formarsi come death doula, una figura professionale che si sta affermando anche in Italia e che aiuta coloro che stanno per morire e i loro cari ad accettare con più serenità il processo della morte.
Il suo interesse si è intensificato durante la pandemia. Rain ha raccontato che l’ansia di quel periodo la spinse a frequentare un corso online per diventare doula della morte e, come ha scritto, a “comporre un milione di canzoni”. Attraverso l’esplorazione di quello che definisce il movimento death-positive, che incoraggia la conversazione aperta sulla morte e sul morire, Rain afferma di aver scoperto una pace inaspettata e persino gioia nel confrontarsi direttamente con la mortalità.
River Phoenix aveva ottenuto il suo ruolo rivelazione in Stand by Me nel 1986, che lo rese famoso al grande pubblico. Il suo ultimo film completato fu Quella cosa chiamata amore, nel 1993. Nel 1988, a soli 17 anni, venne candidato all’Oscar per il ruolo di Donny Pope nel dramma Vivere in fuga, prima di recitare in pellicole come Indiana Jones e l’ultima crociata, Belli e dannati con Keanu Reeves e I signori della truffa. River era anche un musicista di talento e formò la band Aleka’s Attic insieme alla sorella Rain.
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Di recente, Martha Plimpton, ex fidanzata di River e attrice de I Goonies, ha parlato del suo rapporto con il giovane attore spiegando che aveva grosse difficoltà a gestire la fama e che avrebbe potuto superare le sue dipendenze se avesse ricevuto l’aiuto necessario.
Rain ha rivelato nel suo saggio che esplorare la morte può effettivamente portare a una maggiore felicità nella vita. Il suo percorso personale, nato da un trauma profondo e dalla perdita prematura del fratello, si è trasformato in una missione per aiutare altri ad affrontare con maggiore consapevolezza e serenità il mistero più universale dell’esistenza umana.
