A un anno dalla morte di Evan Oscar Delogu, il padre Walter torna a raccontare il dolore per la perdita del figlio e rivela alcuni dettagli degli ultimi momenti prima della tragedia. In una lunga intervista al Corriere della Sera, l’uomo ha ripercorso il giorno dell’incidente, la telefonata con cui comunicò la notizia ad Andrea Delogu e il modo in cui la famiglia ha cercato di andare avanti. Tra i ricordi più dolorosi c’è anche quello di un’automobile, arrivata appena due giorni dopo la morte del ragazzo e che oggi i genitori custodiscono gelosamente.
Evan aveva 18 anni quando, il 29 ottobre 2025, perse la vita in un incidente in moto a Bellaria Igea Marina, in provincia di Rimini. Frequentava l’istituto alberghiero e aveva già iniziato a costruire il proprio futuro, lavorando durante l’estate come bagnino per mettere da parte i soldi necessari a realizzare i suoi progetti. Quel pomeriggio, ricorda Walter, il figlio era uscito di casa per raggiungere la scuola guida. “Evan disse a me e mia moglie: ‘Vado a fare l’ultima guida per la patente’“. Si stava preparando all’esame per la patente automobilistica e aveva già acquistato, interamente con i propri risparmi, una Suzuki Swift che sarebbe arrivata di lì a pochi giorni.
L’allarme scattò quando la scuola guida telefonò per avvertire che Evan non si era presentato. Walter, che in passato aveva lavorato come autista di ambulanze, ebbe immediatamente un brutto presentimento. Dopo alcune telefonate, raggiunse il luogo dell’incidente insieme alla moglie.
“Vidi alzarsi in volo l’eliambulanza, per un istante tirai un sospiro di sollievo. Di solito le eliambulanze trasportano feriti gravi ma vivi al Bufalini di Cesena. Ma poi…“, ha raccontato al Corriere. La speranza durò soltanto pochi istanti: “Vidi un lenzuolo bianco e in un secondo tutto fu chiaro. Mia moglie svenne”.
Fu Walter a chiamare Andrea Delogu per comunicarle quanto era accaduto. La conduttrice capì subito che qualcosa non andava, perché il padre non era solito disturbarla durante il lavoro. Prese immediatamente un taxi per raggiungere Rimini, accompagnata dall’amica Ema Stokholma, che aveva intuito la gravità della situazione.

Walter inizialmente non riuscì a dirle tutto. Temeva però che Andrea potesse apprendere la notizia dai giornali e decise di richiamarla quando mancava circa un’ora al suo arrivo. “Avevo paura che lo scoprisse dai giornali, o comunque che la comunicazione non le arrivasse dalla famiglia. ‘Tuo fratello non c’è più’“.
Dopo il funerale, celebrato il 31 ottobre, la famiglia cercò di affrontare il lutto restando unita. La Rai concesse ad Andrea tre settimane di permesso, mentre Walter trovò un sostegno fondamentale negli incontri con i giovani, ai quali da anni racconta la propria esperienza nell’ambito delle campagne di prevenzione delle dipendenze.
“Quegli incontri mi hanno salvato. All’inizio mi aiutavano tantissimo a non pensarci. Anche se poi di notte soffrivo parecchio“, ha confessato. Walter ha raccontato di essersi rivolto anche a uno psicologo, mentre la moglie, infermiera, ha cercato di affrontare il dolore aumentando i propri turni di lavoro.
Andrea, invece, si è concentrata soprattutto sugli impegni professionali. Dopo aver interrotto temporaneamente la partecipazione a Ballando con le Stelle, è tornata in gara fino a conquistare la vittoria. Secondo il padre, quella determinazione potrebbe essere stata alimentata anche dalle emozioni accumulate nelle settimane successive alla morte del fratello.
Ma uno dei ricordi più commoventi dell’intervista riguarda la Suzuki Swift che Evan aveva comprato con i soldi guadagnati lavorando. L’auto arrivò due giorni dopo l’incidente e da allora è rimasta in famiglia. “La adoriamo. Immaginiamo lui felice che la guida. Se prendo una buca o un dosso, chiedo scusa e accarezzo il volante, perché so quanto avrebbe tenuto alla sua auto. E non la venderemo mai“, ha raccontato Walter.
Un oggetto quotidiano diventato un modo per mantenere vivo il legame con il figlio. Diversa, invece, è stata la decisione presa per la moto sulla quale Evan perse la vita. Inizialmente Walter avrebbe voluto conservarla, ma quando si è trovato davanti al mezzo non è riuscito a farlo riparare. “L’ho fatta demolire. La volevo tenere ma quando l’ho vista non ci sono riuscito. Ho venduto pure la mia, io che sono nato in sella ad una moto“, ha spiegato.
Nell’intervista c’è spazio anche per i progetti che Evan non ha potuto realizzare. Il ragazzo avrebbe dovuto trasferirsi a Roma dalla sorella Andrea e, dopo la scuola, trascorrere un periodo a New York per fare esperienza nel settore della ristorazione. Il suo sogno era aprire un locale tutto suo, un progetto nel quale avrebbe potuto contare anche sull’aiuto della conduttrice.
“Poi di ritorno da New York sarebbe tornato a vivere da Andrea. Lei lo avrebbe aiutato ad aprire un ristorante a Roma“, ha raccontato Walter, aggiungendo una frase che restituisce la profondità del loro rapporto: “Andrea non ha figli e lui per lei era come un figlio“.
A quasi un anno dalla tragedia, Walter continua a viaggiare per l’Italia e a incontrare studenti e famiglie attraverso le iniziative di prevenzione. Il dolore per la perdita di Evan resta parte della sua quotidianità, ma anche il ricordo del figlio continua ad accompagnarlo: nei ragazzi che incontra, nei progetti che avrebbe voluto realizzare e in quella macchina che i genitori hanno deciso di non vendere mai.
