Tre ore davanti al pubblico ministero della Procura minorile di Roma per rispondere alle domande sulle aggressioni commesse a bordo di una minicar nera nei quartieri di Monteverde e Testaccio, a Roma. Si è svolto ieri il primo interrogatorio dei due ragazzi di 16 e 17 anni indagati per gli episodi avvenuti tra il 4 e il 5 ottobre, tra cui quello ai danni dell’attore Davide Iacopini, ancora ricoverato in terapia intensiva all’ospedale San Camillo. Entrambi hanno chiesto scusa e dichiarato di essere pentiti, ammettendo di aver spinto tre persone, ma negando di essere responsabili di uno dei quattro episodi contestati. Per loro la Procura ipotizza il tentato omicidio, con l’aggravante dei futili motivi, oltre alle lesioni aggravate e alle percosse in concorso.
Durante gli interrogatori, i due adolescenti hanno confermato quanto già riferito agli inquirenti nei giorni precedenti, ricostruendo la serata del 4 ottobre. Secondo la loro versione, erano usciti di casa per stare insieme, come facevano abitualmente, senza immaginare che le loro azioni potessero avere conseguenze tanto gravi.
“Chiediamo scusa, siamo pentiti”, hanno dichiarato davanti al pubblico ministero, ammettendo di aver spinto tre persone. I due hanno però negato di aver aggredito una donna che, intorno alle 23.30 del 4 ottobre, stava camminando in via Foà e aveva denunciato di essere stata colpita alla testa, riportando cinque giorni di prognosi.
Nel corso delle audizioni avrebbero inoltre spiegato di non aver compreso immediatamente la gravità delle condizioni dell’attore. “Sul momento non ci eravamo resi conto del fatto che l’attore fosse così grave, poi quando è uscita la notizia ci siamo spaventati e non lo abbiamo più fatto”, hanno riferito, ricostruendo quanto accaduto dopo l’aggressione a Iacopini.
Tra gli elementi emersi nelle indagini c’è anche il riferimento ai contenuti circolati sui social. I due ragazzi avrebbero raccontato di essersi ispirati a video in cui alcune persone spingono passanti per strada, senza che apparentemente accada nulla di grave.
“Su TikTok ci sono video in cui la gente fa così e non succede nulla di brutto”, avrebbero spiegato, motivando così la decisione di imitare quei comportamenti. Una giustificazione che si scontra con la gravità delle conseguenze delle aggressioni contestate.
Secondo l’accusa, i due avrebbero agito per puro divertimento, scegliendo persone incontrate casualmente mentre si spostavano con la minicar nera. Proprio per questo, nel capo di imputazione viene contestata l’aggravante dei futili motivi, legata all’ipotesi che le violenze siano state commesse senza una ragione concreta, soltanto per gioco.
Un altro punto centrale degli interrogatori riguarda il numero degli episodi. Al momento, la Procura contesta ai due ragazzi quattro aggressioni, ma entrambi ne avrebbero riconosciute soltanto tre. Le testimonianze raccolte nelle fasi iniziali dell’inchiesta indicano tuttavia che le persone colpite o spinte potrebbero essere sei.
Oltre al caso della donna di via Foà, sul quale i due hanno negato ogni responsabilità, restano quindi da approfondire altri episodi che vi abbiamo raccontato qui, per i quali non sono ancora state presentate denunce. Eventuali nuove testimonianze potrebbero portare gli inquirenti ad ampliare le contestazioni.

La vicenda più grave resta quella di Davide Iacopini, l’attore di 42 anni aggredito mentre si trovava in strada con il monopattino. Nei giorni scorsi il sedicenne, che occupava il posto del passeggero, ha smentito di aver dato un calcio a Iacopini per farlo cadere, sostenendo di avergli spinto via la mano dal manubrio del monopattino.
Tra le contestazioni figura anche l’ipotesi che i due abbiano circolato con la targa della minicar coperta, impedendo così alle telecamere presenti lungo le strade di identificarli. Un elemento che si aggiunge alle accuse di tentato omicidio, lesioni personali aggravate e percosse in concorso.
Il diciassettenne, che era alla guida della vettura, è stato ascoltato per primo per circa due ore. Successivamente è toccato al sedicenne, che durante le aggressioni si trovava sul sedile del passeggero. Entrambi si sono presentati accompagnati dai genitori e dai rispettivi avvocati.
Adesso la Procura minorile potrebbe valutare la richiesta di misure cautelari nei loro confronti. Le indagini dovranno chiarire anche gli episodi che, pur non essendo ancora compresi nelle contestazioni formali, potrebbero contribuire a ricostruire l’intera sequenza delle aggressioni avvenute nelle due notti tra Monteverde vecchio e Testaccio.
