Negli ultimi giorni, alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, a diventare virali non sono state solo le prestazioni degli atleti, ma le entrate in scena di un uomo che, nel curling, svolge un ruolo decisivo. Nei video che circolano sui social lo si vede camminare all’indietro sulla pista di ghiaccio, come Michael Jackson, mentre spruzza acqua con una sorta di piccolo sifone. Molti si sono chiesti chi sia l’uomo del ghiaccio e cosa stia facendo. Il suo nome è Mark Callan, è uno scozzese di 61 anni, ed è il responsabile dei servizi di manutenzione della Federazione mondiale di curling: è lui a preparare il ghiaccio su cui si disputano le gare.
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Nel curling, disciplina olimpica in cui le squadre fanno scivolare pesanti pietre di granito verso un bersaglio circolare, la qualità della superficie è determinante. Prima di ogni partita, Callan si occupa del cosiddetto pebbling, una procedura tecnica che consiste nel distribuire micro-gocce d’acqua su tutta la pista. Queste gocce, congelando, formano minuscoli rilievi chiamati pebble. Sono proprio queste piccole asperità a permettere alla pietra di scivolare correttamente e, soprattutto, di curvare durante il suo percorso.
La camminata all’indietro non è un vezzo scenografico. Serve a non calpestare le gocce appena spruzzate, che impiegano qualche istante a solidificarsi del tutto. Se procedesse in avanti, rischierebbe di alterarne la forma, compromettendo l’uniformità del fondo. Anche l’angolo con cui spruzza l’acqua e la distanza tra un passaggio e l’altro seguono un protocollo preciso: l’obiettivo è ottenere una distribuzione omogenea dei pebble su tutta la superficie di gioco.
¡Se viene el curling en @milanocortina26! 🥌😍
¿En qué consiste este trabajo previo? 👀🫣#JuegosOlímpicos #MilanoCortina2026 pic.twitter.com/JQOY2dcDHV
— Los Juegos Olímpicos (@juegosolimpicos) February 4, 2026
Dopo questa fase entra in gioco un altro strumento, il cosiddetto nipper, una lama speciale che livella la parte superiore dei rilievi. Questo passaggio rende la superficie granulosa ma controllata, consentendo alle pietre di scivolare con meno attrito e con traiettorie prevedibili. Altezza, densità e distribuzione dei pebble incidono direttamente sulla velocità del ghiaccio e quindi sulla strategia delle squadre. Se Callan non intervenisse per preparare il fondo ghiaccio in questo modo, probabilmente la pietra si “attaccherebbe” al ghiaccio.
Anche l’acqua utilizzata è trattata con sistemi di purificazione per eliminare sali e impurità che potrebbero creare imperfezioni. Temperatura del ghiaccio e umidità dell’impianto vengono monitorate costantemente: variazioni minime possono modificare il comportamento delle stone.
È per questo che Mark Callan è stato ribattezzato “l’uomo del ghiaccio”. Non lancia pietre e non spazza la pista, ma il suo lavoro garantisce condizioni di gioco identiche per tutti. In uno sport in cui pochi millimetri possono decidere una medaglia, la preparazione del fondo è il primo vero elemento che può fare la differenza.
