La criminale nazista Ilse Koch, personaggio storico realmente esistito di cui si parla nella serie Monster – la storia di Ed Gein, appena uscita su Netflix, è ricordata come “la strega di Buchenwald”, per il suo sadismo nei confronti dei prigionieri del campo di concentramento. Ilse ebbe quattro figli, tre dei quali nati dal matrimonio con Karl-Otto Koch, comandante di Buchenwald: Artwin, nato nel 1938, Gisela, nata nel 1939 e Gudrun, nata nel 1940. Successivamente, la donna ebbe un quarto figlio, Uwe Kohler, concepito in carcere con un altro criminale di guerra. Quest’ultimo, come si vede nella serie, fu tolto a sua madre poco dopo la sua nascita e fu affidato alle autorità bavaresi, ma in età adulta ebbe modo di ricongiungersi con lei, pochi mesi prima che si togliesse la vita.

Artwin Koch (nato il 17 gennaio 1938 e morto suicida nel 1964, secondo la maggior parte delle fonti tedesche) era il primogenito di Karl e Ilse Koch e crebbe nella villa del comandante situata accanto al campo di Bunchenwald in un ambiente di privilegio e crudeltà, mentre il padre dirigeva uno dei luoghi più spaventosi del regime nazista. Un po’ come viene raccontato nel film La zona di interesse, tratto da una storia vera (ma incentrato su Rudolf Hess) Dopo la guerra, con entrambi i genitori condannati – il padre giustiziato dalle SS nel 1945 per corruzione e omicidio, la madre incarcerata a lungo per crimini di guerra – Artwin non avrà avuto una vita facile, ma di lui non vi sono molti cenni biografici, È ricordato in particolare per un album fotografico che gli fu dedicato durante l’infanzia, oggi conservato negli archivi del Memoriale di Buchenwald.

Per quanto riguarda invece le due figlie della coppia, Gisela nacque nel 1939, un anno dopo il fratello maggiore Artwin, mentre la sorellina Gudrun venne alla luce nel 1940. Anche loro trascorsero i primi mesi di vita nella villa accanto a Buchenwald, però il loro destino fu differente. Gudrun morì nel febbraio 1941, a soli pochi mesi, probabilmente di polmonite, come indicano alcune fonti biografiche tedesche. Di Gisela, invece, si sa molto poco: non compaiono documenti ufficiali sulla sua vita successiva, anche se alcune fonti non accademiche riportano che sia vissuta a lungo e sia morta di recente (ma sull’anno di morte le fonti discordano) Su Find a Grave una breve biografia (non ufficiale e non confermata) riporta che Gisela si sarebbe sposata e avrebbe avuto due figli e oltre ad essersi realizzata nel lavoro, si sarebbe distinta portando avanti attività di beneficenza. Al di fuori di queste informazioni anagrafiche, la sua esistenza rimane quasi del tutto avvolta nel silenzio, come quella di molti figli dei protagonisti del regime nazista.

Su Uwe Kohler invece, sappiamo qualche notizia in più, perché fu lui ad uscire allo scoperto negli anni ’70, con l’obiettivo di riabilitare il nome di sua madre. Uwe è nato il 29 ottobre 1947 nell’ospedale collegato al carcere di Landsberg, dove sua madre era in attesa di processo davanti a un tribunale americano per crimini di guerra, e suo padre era un altro prigioniero tedesco. Da ragazzo lavorò nel settore assicurativo. Come riporta il New York Times in un articolo di archivio, Uwe fu tolto a sua madre subito dopo la nascita e affidato ad una casa famiglia bavarese. Nel 1955, scoprì il nome di sua madre sul certificato di nascita e lo memorizzò fino a quando 11 anni dopo lesse su un giornale un titolo su Ilse Koch e intuì che poteva essere sua madre, fatto che poi trovò conferma. Quello stesso anno, a Natale, andò a trovare sua mamma in carcere e descrisse l’incontro come un’occasione felice – nonostante le preoccupazioni iniziali. Andò a farle visita ogni mese, come consentito dal carcere, per nove mesi, fino a quando sua madre si tolse la vita, impiccandosi in cella, tre settimane prima di compiere 61 anni. Uwe parlò al New York Times del suo rapporto con sua madre Ilse.
“Evitavo sempre di parlare con lei della guerra. Lei negava sempre la sua colpa e diceva di essere vittima di calunnie, bugie e falsa testimonianza. Non ne parlavo ulteriormente perché le era doloroso. Volevo che mia madre avesse la speranza di uscire”
“Non riesco davvero a immaginare come potesse essere durante la guerra. Non sono nemmeno convinto che fosse innocente. Ma sento che semplicemente è scivolata nel mondo dei campi di concentramento, come molti altri, senza poter farci nulla.”
Kohler sosteneva che sua madre fu trattata ingiustamente perché i tre tribunali che la giudicarono non riuscirono a raccogliere prove che dimostrassero che avesse commesso crimini gravi.
Prima di uccidersi, Ilse Koch lasciò un biglietto per suo figlio Uwe nel quale scrisse: “Non c’è altro modo. La morte per me è una via di uscita”
Il serial killer Ed Gein fu affascinato dal mito di Ilse Koch e sulle storie atroci che si raccontavano su di lei – si diceva che selezionava i prigionieri nei campi di concentramento per farli uccidere e realizzare oggetti con le loro pelli. Un’altra donna importante nella vita del serial killer americano fu Adeline, la donna che raccontò di essere stata la sua fidanzata salvo poi ridimensionare tutto. Al link che segue potete leggere la spiegazione del finale di Monster – la storia di Ed Gein.
