Fabrizio Corona, ospite del podcast Radici, è tornato a parlare del caso di Garlasco, ribadendo con forza la sua convinzione sull’innocenza di Alberto Stasi. Secondo l’imprenditore, il processo è stato segnato dalla mancanza di elementi concreti, sostenendo che Stasi non avrebbe mai dovuto subire una condanna basata su quelle che definisce prove inesistenti. Corona ha evidenziato come la sua posizione sia rimasta coerente nel tempo, sottolineando che, nonostante l’aumento degli indizi, non verrà mai trovata una “prova schiacciante” definitiva
“Ho sempre detto che Stasi è innocente perché non poteva essere condannato. Le prove contro Stasi non ci sono mai state. Tu puoi prendere 15 anni per quell’omicidio? 15 anni li ho presi io. La prova definitiva non la troveranno mai”
Nel corso delle sue ultime dichiarazioni, rilasciate alla giornalista Ughetta Di Carlo, Corona ha fatto notare un mutamento significativo nella percezione pubblica del caso.
Secondo l’analisi, negli ultimi quattro anni l’immagine di Stasi si sarebbe trasformata: da presunto colpevole a figura percepita come una vittima del sistema giudiziario e mediatico, con una popolarità e un affetto senza precedenti tra i cittadini italiani che non lo riconoscerebbero più come l’assassino di Chiara Poggi.
“Oggi Stasi ha un’immagine altissima… credo che sia una delle persone più popolari che ci sono in Italia e sicuramente la persona più amata… perché i media e i giornali lo hanno fatto passare come vittima. Ormai è sancito dagli ultimi quattro anni che è Stasi innocente e tutta la gente è con lui.”

L’attacco di Corona si è poi spostato sul ruolo dell’informazione, definendo la narrazione mediatica del caso di Garlasco come un’operazione di “sciacallaggio” finalizzata esclusivamente all’ottenimento di share – una cosa che aveva già ribadito nei giorni scorsi, attaccando Roberta Bruzzone e altre personalità. Corona ha inoltre rivendicato con orgoglio la sua provocazione durante la seconda fase del processo, quando trasformò l’allora avvocato di Stasi nel personaggio satirico “Jerry La Rana”, un’azione virale nata per mettere a nudo quella che viene definita la natura ridicola e spettacolarizzata del sistema mediatico e televisivo applicato a un caso di omicidio
“Garlasco è il più grande mezzo per lo share che ci sia e quindi fanno tutti uno sciacallaggio incredibile. Noi abbiamo preso l’avvocato Lovati… l’abbiamo trasformato in un personaggio dei cartoni che non esiste che era Jerry La Rana… quella roba è diventata virale… vuol dire la fine di un sistema televisivo che noi abbiamo smascherato.”
Infine, l’imprenditore ha aspramente criticato i giornalisti contemporanei, accusandoli di non analizzare i fatti e le date con rigore, ma di limitarsi a utilizzare titoli sensazionalistici e “clickbait” per schierarsi a favore o contro le sentenze a seconda della convenienza mediatica del momento.
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