Dietro la sua immagine di opinionista “cattiva” e personaggio spesso criticato sui social per le ostentazioni di lusso, svela Sonia Bruganelli, ci sarebbe una storia di fragilità, dolore e rinascita. In un’intervista al Corriere, la produttrice ed ex moglie di Paolo Bonolis ha spiegato di aver indossato una “maschera” per nascondere il dolore per un aborto e lo shock per la malattia di sua figlia.
“Per me, l’immagine della str… era più efficace rispetto a quella di una donna incapace di gestire la quotidianità. Ed essere una famiglia pubblica amplifica tutto: l’altra faccia della popolarità che ci ha dato benessere e libertà è che ti senti osservata e tutti credono di poterti giudicare”

Quel vuoto nasceva da un trauma profondo e da anni di sensi di colpa: un aborto giovanile – un bambino concepito un anno dopo l’inizio della storia con Bonolis – quindi la malattia della figlia Silvia, il bisogno di apparire sempre forte e invincibile. La crisi, però, è arrivata comunque. Prima con gli attacchi di panico, poi con disturbi alimentari. A tale proposito ha raccontato un episodio capitatole circa quindici anni fa, quando volle partire per New York con Bonolis e uno dei loro figli, Davide.
“Davide aveva sei anni. Ho voluto una vacanza a New York solo io, lui e Paolo, come una famiglia normale, senza tate e con Silvia a casa coi nonni. Invece, arriviamo e mi monta un’ansia inspiegabile. Non respiro, il cuore impazzisce, sono certa che sia un infarto. Il medico che mi visita lo esclude, mi dà dei tranquillanti, ma passo quattro giorni con un peso alla gola, il corpo bloccato. La verità, lo capisco solo ora, è che intuivo che fingersi una famiglia normale era un’illusione”
Sui disturbi alimentari, invece ha raccontato un altro episodio in cui Davide ebbe ancora una volta un ruolo centrale.
“Volevo perdere i chili presi con la terza gravidanza, quindi, smetto di mangiare, divento anemica. Mi ha salvata Davide. Aveva dieci anni. Io ero chiusa in camera, dormivo tutto il giorno. Finché lui viene e mi dice: “Mamma, ma tu muori?”. Quella frase mi ha svegliata. Mi sono detta: non posso lasciarmi andare, ho dei figli. Finalmente, mi sono fatta aiutare. Sono stata dallo psichiatra, ho preso i farmaci, è stato un viaggio lungo”
Un altro punto di svolta, spiega Bruganelli, è stato quando ha accettato la malattia di sua figlia:
“Un giorno, Silvia mi ha visto piangere mentre le mettevo il tutore, mi ha alzato il viso e mi ha chiesto: “Perché piangi?” Ho capito che mi stava dicendo “Io sono questa e sto bene così e, se sto male, è perché tu piangi”. Ho capito che, se il destino, le aveva tolto delle cose, io non potevo toglierne altre con la mia paura, il mio fastidio, la mia rabbia. Perché di rabbia ne ho avuta tanta. Ho capito che il problema di Silvia non era la sua malattia, ma io che non riuscivo a guardare mia figlia senza fare i conti con le mie proiezioni. L’ho capito ancora meglio leggendo Sembrava bellezza di Teresa Ciabatti. Lì ho proprio visto che, anzi, di tutti i miei figli, Silvia è la più serena”
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Sonia Bruganelli ha spiegato anche di aver fatto ricorso allo shopping compulsivo per superare il vuoto.
“Quando ho traslocato nella casa nuova, guardando la mia cabina armadio, ho pensato: questa è la mia cartella clinica. Era un delirio di loghi di stilisti, scarpe, borse… Ho cercato conforto nel lusso e so di aver infastidito chi aveva problemi diversi. Ma era tutto collegato: fra una borsa grande e una piccola sceglievo quella grande perché amavo pensare: me la posso permettere. Era il modo di dirmi che potevo avere tutto, perché in realtà quello che volevo era la salute di mia figlia, che era impossibile. Oggi, il vuoto non c’è più, lo riempiono i figli. E ho un’altra compulsione, quella di renderli felici”
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