L’arresto e il successivo rilascio di Can Yaman in Turchia, nell’ambito di un’operazione antidroga, hanno acceso un acceso dibattito mediatico e le inevitabili battute sullo stile di vita della star di Sandokan, che tra l’altro proprio ieri è apparso a C’è posta per te, in un intervento pre-registrato. A prendere posizione è Emiliano Novelli, stunt coordinator romano che ha seguito Yaman per mesi durante la preparazione fisica di Sandokan. In un’intervista a Il Messaggero, Novelli si dice sorpreso dalla notizia e sostiene che, per come lo ha conosciuto e allenato, gli risulta difficile credere a un coinvolgimento dell’attore con sostanze stupefacenti.
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Novelli, erede di una famiglia che da tre generazioni lavora nel mondo degli stunt e attualmente impegnato sul set del sequel de La passione di Cristo di Mel Gibson, ha allenato Can Yaman quotidianamente per circa cinque mesi prima dell’inizio delle riprese di Sandokan, affiancato da un team di cinque persone. Un lavoro fisicamente e mentalmente durissimo che, secondo lui, sarebbe incompatibile con l’uso di droghe.
“Mi sembra impossibile che faccia uso di droga. Almeno nei mesi in cui siamo stati insieme. Non avrebbe mai retto il ritmo”, afferma Novelli al Messaggero, spiegando di aver appreso la notizia dell’arresto direttamente dalle agenzie. “Mi pare incredibile. Lo ricordo come una persona assolutamente tranquilla, uno sportivo a tutto tondo. Uno che si allenava veramente otto ore al giorno, ed era seguitissimo dal suo team”
L’allenamento seguito da Yaman non si limitava alla palestra. “Arrivava al nostro studio già allenato dalla palestra, ma con noi ha fatto tutto ciò che riguardava combattimenti e performance atletiche, incluso il lavoro con i cavalli, con le spade e le coreografie”, racconta Novelli, sottolineando la complessità della preparazione richiesta dal personaggio di Sandokan.
Dal punto di vista fisico, l’attore appariva già in condizioni eccellenti, ha detto Novelli: “È arrivato con una base di atletica importante, era seguito da un personal trainer e il suo fisico lo dimostra. Se non lavori per davvero, quel fisico non ti viene”, spiega. E aggiunge un dettaglio sulla sua capacità di apprendimento: “A livello percettivo era una spugna, gli spiegavi una cosa e la rifaceva uguale”
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Sulle voci relative a steroidi, anabolizzanti o altre sostanze, Novelli distingue nettamente tra integratori e droghe.
“Quando fai sport ad alti livelli è praticamente obbligatorio prendere degli integratori. Gli atleti – dai calciatori in poi – sanno che sono indispensabili. Integratori, amminoacidi o proteine. Ma io non l’ho mai visto assumere niente. Davanti a me l’unica cosa che assumeva era acqua naturale. A temperatura ambiente”
Il rapporto professionale tra i due è stato lungo e continuativo. “Abbiamo fatto delle sessioni per il lancio di Sandokan, un anno e mezzo prima, per sei settimane. Poi per cinque mesi allenamento quotidiano, con me e altre quattro, cinque persone. Se ti droghi, un ritmo così non lo reggi”, ribadisce.
Novelli descrive Yaman come una persona estremamente disciplinata e consapevole della propria immagine. “Un grande imprenditore di se stesso. Sapeva di poter contare su bellezza e fisico. E per mantenerli aveva l’obbligo di dormire un certo numero di ore e di nutrirsi in un certo modo. Prendeva la disciplina quasi come una malattia” Una rigidità che non ammetteva deroghe: “Mai visto sgarrare. Aveva un regime totalitario. Del resto, se sgarri, quell’addome non ce l’hai. Specialmente se sei una montagna di uomo da un metro e novanta per cento chili”
L’unico momento di difficoltà, racconta, era legato al suo regime alimentare. “Sì, se la mattina non aveva mangiato, e succedeva quando magari doveva girare alcune scene con il fisico più asciutto, a sera arrivava piuttosto nervoso. Ma è normale, mi pare. Corpi del genere sono delle fornaci”
Alla domanda se si sarebbe accorto di un eventuale uso di sostanze, Novelli risponde senza esitazioni: “Credo proprio di sì. Si vede se non hai dormito. Fosse solo per il livello di concentrazione richiesto dalla disciplina”. E conclude ribadendo la professionalità dell’attore: “Io posso solo dire che è stato bravo e professionale, preciso e attento. Non ha mai scordato un colpo, un movimento, un passo”
Parole che, nel pieno della bufera mediatica sull’arresto di Can Yaman, offrono il punto di vista di chi lo ha osservato da vicino, nel quotidiano, durante la preparazione per un ruolo fisicamente impegnativo.
