È morto oggi 9 ottobre 2025 all’età di 93 anni nella sua casa a Napoli, nel quartiere Vomero, Michele Morello, il magistrato passato alla storia come il giudice che assolse Enzo Tortora. Morello fu giudice relatore di quella sezione della Corte d’Appello che ribaltò la sentenza di primo grado, restituendo la libertà al noto conduttore televisivo e giornalista che era stato condannato a 10 anni di reclusione.
La vicenda giudiziaria che lo rese celebre risale agli anni Ottanta, quando la giustizia italiana si trovò di fronte a uno dei suoi errori più clamorosi. Enzo Tortora, volto amato della televisione italiana, era finito in carcere con accuse gravissime, sulla base delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.

Fu proprio Michele Morello, come giudice relatore in Corte d’Appello, a guidare il processo che cambiò tutto. Decisiva fu la riapertura dell’istruttoria e la rivalutazione dell’attendibilità di quei collaboratori di giustizia che avevano accusato Tortora. L’analisi approfondita delle prove portò alla piena assoluzione del conduttore, un verdetto che restituì dignità a un uomo ingiustamente accusato.
Ma quella sentenza di giustizia ebbe un prezzo personale per Morello. Subito dopo la pronuncia, il magistrato rilasciò a un giornalista un commento che gli costò caro:
“Abbiamo condannato chi andava condannato e abbiamo assolto chi andava assolto”.
Per queste parole, considerate inopportune, fu messo sotto procedimento dal Consiglio Superiore della Magistratura, che non archiviò mai la sua posizione e decise di chiudere il caso lasciandolo estinguere per prescrizione. Come ricorda Giustizia News24, il figlio di Morello, Tullio, ha raccontato i retroscena di quell’episodio:
“Dopo pochi giorni gli arrivò l’avviso del procedimento dicendo che aveva violato il segreto della camera di consiglio. Ebbene, mio padre venne chiamato dal presidente della Corte che di disse di dire qualcosa a sua discolpa per mandare atti a Roma. Lui disse: “Per me sono stato più lapalissiano di monsignor de La Palice”. Quel procedimento si estinse per prescrizione, perché non ebbero nemmeno il coraggio di archiviare nel merito”
La carriera di Michele Morello in magistratura fu lunga e significativa, ben oltre il caso Tortora. Iniziò come pretore, poi divenne giudice del tribunale di Napoli, passò in Corte d’Appello e successivamente alla Procura Circondariale come procuratore aggiunto, prima di concludere la sua carriera da Procuratore Generale di Campobasso.
Nel corso degli anni si occupò di alcuni dei processi più importanti della storia giudiziaria italiana. Fu coinvolto nel maxi processo alla Nuova Camorra Organizzata, si batté contro i trattamenti disumani subiti dai detenuti del carcere di Secondigliano negli anni Novanta e partecipò alle inchieste di Mani Pulite, l’operazione che scosse il sistema politico italiano.
Due anni fa, nel 2023, Michele Morello fu insignito del Premio internazionale Nassiriya per la pace, riconoscimento promosso dall’Associazione Culturale Elaia con il patrocinio della Presidenza del Consiglio e del Ministero della Difesa. Alla cerimonia presenziò il figlio Tullio Morello, anche lui magistrato e oggi componente del Consiglio Superiore della Magistratura, che ha raccolto l’eredità professionale del padre.
Ricordiamo che il caso giudiziario di Tortora è al centro di una nuova serie che uscirà nel 2025. Una delle figlie di Tortora l’ha vista e ha già detto che corrisponde a realtà, soprattutto le scene più umilianti.
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