Il 17 giugno 1983 Enzo Tortora viene arrestato a Roma con l’accusa di traffico di stupefacenti e associazione a delinquere. Secondo gli inquirenti, infatti, il conduttore sarebbe stato affiliato alla NCO, la Nuova Camorra Organizzata, cartello di cui era a capo il boss Raffaele Cutolo
Da quel momento, dunque, si apre una delle pagine più drammatiche della cronaca italiana che, dopo tre anni di detenzione e processo mediatico senza scrupoli, mette in evidenza l’assurdità di un errore giudiziario. Nel 1985, infatti, il famoso conduttore di Portobello ed altre trasmissioni di successo targate RAI, viene assolto definitivamente da ogni accusa con conferma della Cassazione. Nonostante questo, però, il periodo trascorso in carcere e il peso di un frettoloso giudizio popolare, perderanno sulle spalle di Tortora fino al giorno della sua morte, all’età di 59 anni.
La sua vicenda viene definita da Giorgio Bocca, “una macelleria giudiziaria”. Quel 17 giugno, infatti, vengono arrestate altre 856 persone, tutte accusate di far parte delle camorra. Ben presto, però, è chiaro quanto l’azione dei procuratori di Napoli sia stata portata avanti troppo frettolosamente e con molti errori, dando adito alle dichiarazioni di due personaggi assolutamente discutibili e poco credibili. Si tratta dei pentiti Giovanni Pandico e Pasquale Barra.
Nel giro di poche settimane, comunque, viene fuori che ben 144 arrestati sono semplicemente degli omonimi delle persone effettivamente legate all’organizzazione di stampo mafiosa. Tra gli innocenti ovviamente brilla il nome di Enzo Tortora, sostenuto e difeso pubblicamente da due amici e colleghi: Piero Angela e Enzo Biagi, che arrivò a rivolgersi con una lettera al Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Negli anni a seguire, degli errori giudiziari che hanno travolto il conduttore, hanno parlato diffusamente anche le figlie di Enzo Tortora.
Di recente Marco Bellocchio ha annunciato l’intenzione di realizzare una serie sulla vicenda di Tortora.
