Negli ultimi giorni una nuova ondata di documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia statunitense ha riportato alla luce scambi di email che coinvolgono la moglie di Woody Allen, Soon-Yi Previn e Jeffrey Epstein, gettando nuove ombre sul perimetro di relazioni attorno al regista. Le comunicazioni, risalenti soprattutto alla seconda metà degli anni 2010, mostrano un rapporto confidenziale e frequente, in cui Previn scrive anche a nome del marito, commenta fatti di attualità, chiede favori personali e critica aspramente Timothée Chalamet, definendolo “un idiota”.
Tra i passaggi più discussi c’è un’email del 2017 in cui la Previn ringrazia Epstein per un aiuto decisivo nell’ammissione di sua figlia Bechet Allen al Bard College, citando un contatto diretto con il presidente dell’istituto, Leon Botstein. “Grazie per essere venuto in nostro aiuto, non posso dirti quanto significhi per me“, scriveva, aggiungendo una battuta attribuita ad Allen: “Woody dice che quando Bechet darà fuoco alla scuola, dovranno ringraziare te“. Dal Bard College, però, è arrivata una secca smentita: l’ateneo ha ribadito che l’ammissione avvenne esclusivamente sulla base dei requisiti della studentessa, sottolineando che una quota consistente degli iscritti entra ogni anno “per merito”.
Ma le email non si limitano a questioni familiari o private: in uno scambio del 2016, infatti, Soon-Yi Previn commenta lo scandalo sessuale che travolse l’ex politico statunitense Anthony Weiner, condannato per aver inviato materiale osceno a una minorenne. Nel messaggio, la donna utilizza toni durissimi e arriva a spostare parte della responsabilità sulla ragazza coinvolta, descrivendola come consapevole e manipolatrice.
C’è poi un messaggio del 2018 che ha attirato particolarmente l’attenzione degli appassionati di cinema: la Previn esprime soddisfazione per una recensione negativa ricevuta da un film interpretato da Timothée Chalamet, definendolo senza mezzi termini “un idiota”. All’epoca, Chalamet era il protagonista di Un giorno di pioggia a New York, il film di Allen poi bloccato da Amazon nel pieno del clima #MeToo, quando le accuse storiche di Dylan Farrow contro il regista tornarono al centro del dibattito pubblico.

Proprio in quei mesi Chalamet, allora ventiduenne, annunciò che avrebbe devoluto il compenso ricevuto per il film di Allen a Time’s Up, all’LGBT Center di New York e a RAINN, prendendo pubblicamente le distanze da Allen. Una scelta letta come coerente nel contesto del movimento #MeToo, ma che oggi viene riletta alla luce di nuove email del 2018 emerse dagli stessi archivi. In uno scambio firmato dall’allora agente stampa dell’attore, Peggy Siegal, Chalamet si diceva “disgustato” per quanto stava accadendo, spiegando di essersi sentito “costretto” a quella decisione dalle pressioni della stampa e degli agenti. In quelle righe l’attore parlava di sé come di una “pedina in un gioco più grande“.
Negli anni successivi Woody Allen non ha mai nascosto il suo risentimento. Nel 2025, ospite del podcast Club Random di Bill Maher, ha criticato apertamente Chalamet e Greta Gerwig per aver preso le distanze da lui: “Pensano di fare qualcosa di onorevole, ma stanno commettendo un errore“. Una posizione già espressa nelle sue memorie del 2020, A proposito di niente, dove Allen suggeriva che la donazione del compenso del film fosse legata a una strategia in vista degli Oscar.

Oggi, mentre le rivelazioni su Epstein riaccendono vecchie polemiche, Timothée Chalamet guarda avanti: il suo ritorno al cinema è fissato per dicembre 2026 con Dune: Parte 3 e il suo nome circola già tra i favoriti per la stagione dei premi grazie a Marty Supreme, in una corsa che lo vede confrontarsi con attori del calibro di Leonardo DiCaprio, Michael B. Jordan, Ethan Hawke e Wagner Moura. Le email riemerse, però, dimostrano come questa storia sia tutt’altro che chiusa.
Soon-Yi Previn è la moglie di Woody Allen e figlia adottiva di Mia Farrow, ex compagna del regista. Il loro rapporto è sempre stato sotto i riflettori, soprattutto dopo le accuse rivolte da Farrow al regista. Nei mesi scorsi vi abbiamo parlato anche di una curiosa lettera di Woody Allen in cui paragona Epstein a Dracula e ironizza sui buffet alle sue feste.
