Selvaggia Lucarelli ha contestato duramente l’ultimo post di Romina Power nel quale la cantante difende apertamente i due genitori della famiglia nel bosco e chiede aiuto a Giorgia Meloni e al presidente Mattarella. Nel suo post la Power ha detto che anche lei e Albano da giovani vivevano nella natura, come Nathan e Catherine, ma Lucarelli ha ridimensionato questa narrazione sostenendo che non si può paragonare la vita di due cantanti di successo a quella di una famiglia che vive in condizioni discutibili.
“Ci mancava solo lei” – ha commentato Selvaggia nelle sue stories di Instagram – “Proprio la stessa situazione della famiglia nel bosco. Romina e Albano, milionari con una magione da favola in Puglia, in giro per il mondo negli hotel da cinque stelle, con i figli che hanno studiato ad Harvard e in altre prestigiose scuole internazionali”
Nel suo post Romina Power ha detto: “Negli anni ‘60 io e Albano eravamo la famiglia nel bosco solo che facevamo anche tournée ed incidevamo dischi. Se qualcuno avesse fatto a me cio’ che stanno facendo a questa povera mamma io sarei diventata una tigre!”
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A seguire ha condiviso un’altra immagine di lei e Albano Carrisi con i loro figli da piccoli, descrivendosi come “l’altra famiglia nel bosco”. L’immagine da lei condivisa però è molto diversa da quelle di Nathan e Catherine, è l’immagine patinata di una famiglia ben vestita e sistemata che si gode una giornata all’aria aperta. Sebbene anche Albano in una precedente dichiarazione abbia raccontato che agli inizi della sua convivenza con Romina la loro “casa nel bosco” non avesse elettricità e altri servizi, la loro situazione familiare era diversa da quella dei Trevallion a Palmoli.

Lucarelli negli ultimi mesi è intervenuta più volte nel caso della famiglia nel bosco, definendola una “fragile favola bucolica”. Nei giorni scorsi ha detto, a commento dell’ultima decisione dei giudici: “I figli non sono dello Stato, ma i genitori devono garantire istruzione, assistenza sanitaria, socializzazione, condizioni igieniche e abitative adeguate. Se non lo fanno, i diritti dei figli vengono prima di quelli dei genitori. Se si vuole criticare davvero il sistema, il terreno serio non è “i magistrati rapiscono i figli”, ma al limite il peso dei servizi sociali, la competenza, il rischio che si intervenga in famiglie economicamente in difficoltà più spesso che altrove.”
La giornalista ha poi sottolineato che quello di Nathan e Catherine non è un caso di accanimento: “La signora è stata accolta in struttura ma, al contrario del marito, secondo i servizi sociali non è collaborativa, svaluta il lavoro delle assistenti sociali davanti ai figli, resta indifferente alle manifestazioni aggressive dei figli. Questi bambini non hanno istruzione, non sono stati sottoposti a visite pediatriche, hanno rischiato un avvelenamento da funghi e vivevano in una casa non sicura. Bisogna smetterla di trasformare questo intervento a tutela dei minori in una favola ideologica contro la magistratura: qui non si giudica lo stile di vita dei genitori, ma se i diritti fondamentali dei bambini vengono garantiti. Fine. E sia chiaro, più si strumentalizza la cronaca per convincermi a votare sì e più mi convincerete a votare no.”
