Dopo che suo figlio Achille Costacurta ha raccontato il suo percorso di guarigione nel podcast One More Time, parlando apertamente dei suoi anni difficili e dei sette trattamenti sanitari obbligatori a cui è stato sottoposto, Martina Colombari ha deciso di commentare quelle parole. Lo ha fatto a Ballando Segreto, in una conversazione intensa con Francesca Fialdini, che ha ricordato di aver ascoltato il racconto del figlio trovandolo “bello e interessante”. La ex Miss Italia, visibilmente emozionata, ha spiegato che quelle storie non le ha solo sentite: le ha vissute accanto a lui, giorno dopo giorno. E per uno dei TSO fu lei stessa a chiamare l’ambulanza.
“Sono tutte cose che ho vissuto in prima persona, chiamai io l’ambulanza per il TSO. Sentirlo raccontare con lucidità di quando lo legarono a letto… Non era dolore, avrei voluto soffrire io al posto suo”
Nel backstage di Ballando con le stelle Colombari ha raccontato quanto sia stato difficile vivere quel percorso nel silenzio, lontano dai riflettori, mentre fuori – dice – veniva giudicata. In effetti, oggi la rinascita di Achille è stata accolta positivamente sui social, ma nel suo momento più buio, in molti sostenevano che fosse solo un ragazzo viziato, il classico figlio di vip e che i suoi genitori non non lo avevano educato con polso fermo.
“Il fatto che lui abbia sdoganato questa cosa mi ha tolto un peso. Per anni mi hanno giudicata come la madre sbagliata, che non si è accorta di nulla. Ma io ho cercato solo di proteggerlo, in silenzio, per cinque o sei anni “.
Fialdini le ha risposto con delicatezza: “Toccava a lui farlo, e al momento giusto lo ha fatto. Tu ne hai ingoiate tante”.
Nel podcast, Achille ha ricostruito con lucidità il suo passato: l’inizio con le sostanze a 13 anni, la mescalina ai 18, una colluttazione con la polizia mentre si trovava sotto effetto di stupefacenti, e i TSO. Aveva descritto le differenze di trattamento tra strutture, alcune accoglienti, altre traumatiche:
“Il problema era che, quando me l’hanno fatto a Padova sono stati gentilissimi. A Milano mi hanno legato al letto per tre giorni perché gli ho dato un colpo sulla spalla. Urlavo che mi serviva il pappagallo, io ero legato, mani e piedi, tutto, e mi dovevo fare la pipì addosso “.
La svolta è arrivata durante il percorso in una clinica svizzera:
“Quando sono andato in clinica in Svizzera mi hanno detto: ‘Se fossi stato fuori altri 10 giorni saresti morto’ perché hai il cuore a riposo a 150 battiti. […] Mi hanno fatto cambiar vita, grazie a loro io non mi drogo più. Il loro approccio ti fa capire veramente le cose importanti. Li ringrazierò per tutta la vita “
Lì gli è stato diagnosticato l’ADHD e gli hanno spiegato che inconsapevolmente voleva autocurarsi con la droga. Oggi Achille Costacurta segue una terapia col Ritalin.
Achille ha anche rivelato di aver tentato il suicidio a 15 anni e mezzo, dopo l’arresto e l’inserimento in comunità durante la pandemia. Bevve sette boccette di metadone, ma sopravvisse: un evento che segnò profondamente anche i genitori. La madre pianse. Il padre, racconta, lo fece quando vide che il figlio non provava più emozioni.
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Quando uscì dalla clinica svizzera fu suo padre a riprenderlo. Quel momento, Achille lo ricorda come un segno:
“C’era un doppio arcobaleno. Io li scoppio a piangere dalla gioia, abbraccio fortissimo mio papà e gli dico: ‘hai visto che ce l’abbiamo fatta, ho smesso, e ce la farò e continuerò. Ce lo sta dicendo pure il cielo”
Oggi Achille si dice orgoglioso della sua consapevolezza e della capacità di non vergognarsi più del passato. La scorsa estate aveva raccontato di aver iniziato una nuova vita a Mondello e aveva accennato a nuovi progetti, tra cui quello di aiutare i ragazzi con la sindrome di Down e altre fragilità, creando centri di supporto e strutture dedicate.
“L’unica cosa che mi fa avere le farfalle nello stomaco come l’amore sono i ragazzi con la sindrome di Down. […] Io li devo aiutare. È una delle poche cose che mi fa essere troppo felice”
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