Gianluca Vacchi è tornato in tribunale per raccontare come avrebbe scoperto un ammanco di oltre 900mila euro nei conti destinati alla gestione della sua villa di Porto Cervo. L’imprenditore e influencer bolognese è stato ascoltato lunedì 26 ottobre al Tribunale di Tempio Pausania, nell’ambito del processo che vede imputati due suoi ex collaboratori, Pietro Oliva e Stefania Schirru, accusati di appropriazione indebita aggravata. Per Oliva viene riportata anche la contestazione di autoriciclaggio.
Al centro della vicenda ci sono i movimenti bancari effettuati durante gli anni in cui Oliva, 55 anni, originario di Olbia, si occupava di numerosi aspetti della vita privata e professionale di Vacchi. Un rapporto di fiducia che, secondo quanto ricostruito durante l’udienza, garantiva all’ex collaboratore un’ampia autonomia nella gestione delle spese. L’imprenditore, sentito come persona offesa e testimone, ha confermato l’ammanco denunciato e ha spiegato di aver delegato a persone di fiducia la gestione delle risorse economiche destinate alla residenza in Costa Smeralda.
Oliva si occupava infatti dell’organizzazione dei viaggi, degli acquisti, della gestione delle abitazioni in Italia e negli Stati Uniti e delle necessità quotidiane dell’imprenditore. Per svolgere queste attività disponeva di carte di credito e poteva utilizzare un conto corrente intestato a Vacchi.
Proprio i trasferimenti di denaro effettuati da quel conto sono diventati uno degli elementi centrali del procedimento. Secondo l’accusa, parte delle somme sarebbe stata trasferita verso conti personali dell’ex collaboratore, senza una giustificazione legata alle spese che era autorizzato a sostenere. Durante la deposizione, Vacchi avrebbe richiamato l’attenzione proprio su questo aspetto, chiedendo: “Il tema è questo, perché ha effettuato bonifici sui suoi conti?“.

L’imprenditore ha riferito di essersi accorto delle presunte irregolarità soltanto dopo la conclusione del rapporto professionale con Oliva, quando sarebbero stati effettuati controlli più approfonditi sulla gestione economica della proprietà di Porto Cervo. La vicenda giudiziaria risale a diversi anni fa. Nel dicembre 2023 la Procura di Tempio Pausania aveva chiesto il rinvio a giudizio di Pietro Oliva e Stefania Schirru, entrambi ex collaboratori dell’imprenditore, contestando una presunta sottrazione di denaro per un importo vicino al milione di euro.
Nell’aprile 2024 il giudice per l’udienza preliminare aveva disposto il rinvio a giudizio dei due imputati. Le difese, rappresentate dagli avvocati Domenico Putzolu e Maria Caterina Pisano, hanno contestato le accuse e chiesto il proscioglimento dei loro assistiti. Nel corso dell’udienza del 26 ottobre, Vacchi ha risposto anche alle domande dei difensori, ricostruendo il sistema di deleghe attraverso il quale venivano amministrate le spese della sua proprietà.
Il processo dovrà ora chiarire se i trasferimenti bancari contestati fossero effettivamente privi di autorizzazione e quale fosse la destinazione delle somme. La presenza di un mandato ampio, infatti, è uno degli aspetti da esaminare per stabilire quali operazioni rientrassero nei compiti affidati ai collaboratori e quali, secondo l’accusa, avrebbero superato quei limiti. Il procedimento riprenderà nel marzo 2027, quando proseguirà l’esame degli elementi relativi alla gestione dei conti dell’imprenditore.
Per il momento, le responsabilità dei due ex collaboratori restano da accertare. La testimonianza di Vacchi ha permesso di ricostruire il rapporto professionale alla base della vicenda, ma sarà il tribunale a stabilire se le operazioni contestate costituiscano i reati ipotizzati dalla Procura.
