Nel corso dell’anteprima della puntata d’esordio del nuovo Fratelli di Crozza, il comico e attore genovese, noto per le sue fulminanti e funamboliche imitazioni, ha aggiunto al proprio carnet Vincenzo Schettini, il prof influencer finito al centro di una polemica legata allo sfruttamento della propria attività di docente di fisica per cementare la propria presenza online e guadagnare follower.
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Come da costume, Crozza non si è risparmiato e ha utilizzato, ingigantendole ad effetto comico, tutte le criticità emerse sul professore pugliese, proprietario del canale YT La Fisica che ci piace; nello specifico, Crozza ha ironizzato sulla pratica – che Schettini avrebbe implementato – di assegnare voti più alti a quegli studenti che avessero dimostrato – tramite stampa delle schermate web – di aver commentato i video in cui il docente approfondiva alcune tematiche affrontate a lezione: una pratica poco trasparente che l’istituto presso cui Schettini era impiegato avrebbe tollerato in cambio di visibilità e reputazione positiva
Crozza satirizza il metodo Schettini paragonandolo al discorso sui pericoli dell’abuso degli smartphone che il professore ha tenuto – dopo che si era ipotizzato un forfait all’ultimo minuto – sul palco dell’Ariston venerdì 27 febbraio : ecco allora che ‘la fisica dei mi piace’ funziona tramite dispositivi elettronici che ‘depauperano il cervello, a meno che lì dentro non ci sia io’
Questo è il depauperamento del cervello, bisogna buttarlo, buttarlo a meno che non guardiate me, perché in questo caso vi do un voto in più.
“Un corpo insegnante immerso in una scuola riceve uno stipendio basso, inversamente proporzionale ai bonifici che riceve se usa la scuola, cioè tu usi la scuola per finire nel Web come ho fatto io, questo ti depaupera il cervello a meno che non sia io, ma questa è fisica. Cosa dice la fisica? E che sta per Euro, uguale M, massa dei mi piace al quadrato, la fisica del mi piace, perché se no io vi boccio!”
Il caso Schettini nasce da un’inchiesta condotta dalla giornalista freelance Grazia Sambruna, che dapprima sui suoi social, e poi sulle colonne di MowMag, ha delineato le zone grigie dell’operato del docente, a partire da una dichiarazione rilasciata al podcast di Gianluca Gazzoli
in quell’occasione, Schettini aveva auspicato un modello futuribile di ‘cultura a pagamento’; una dichiarazione che, seppur fortemente decontestualizzata, aveva spinto Sambruna ad approfondire la questione; in successivi articoli la reporter, ospite fissa del neonato format Non è la tv di Fanpage – ha raccolto alcune testimonianze – anonime – di ex alunni di Schettini che delineano un sistema fatto di lezioni riprese dal vivo per poi essere convertite in video di Youtube, e non solo:
“Gli è nata questa idea di fare lezioni sul suo canale YouTube e proprio sull’argomento spiegato in quei video pomeridiani avrebbe interrogato il giorno dopo. Quindi capisce bene che non ‘potevamo’ perdercele. Ma ‘esserci’ non garantiva il voto in più. Per ottenerlo, ci diceva di commentare. Per carità, nel merito della lezione. Ogni commento veniva valutato istantaneamente dal Prof tramite reaction: un pollice in sù valeva 0.25 punti, un cuore mezzo punto. Più ne accumulavi, più ti alzava il voto all’interrogazione del giorno dopo.”
