A più di trent’anni dalla sua scomparsa, Moana Pozzi continua a vivere nell’immaginario collettivo. Non solo per il mistero che avvolge la sua morte e per le congetture sulla sua malattia – un tumore al fegato diagnosticatole a 33 anni – ma anche per la sua personalità e il suo magnetismo.

Per scoprire la donna oltre l’icona, abbiamo raccolto le testimonianze di Debora Attanasio, ex segretaria dell’agenzia Diva Futura di Riccardo Schicchi, che ha seguito Moana da vicino fino a pochi giorni prima della sua morte. Giornalista e autrice del libro Diva Futura, disponibile su Amazon e da cui è tratto l’omonimo film attualmente su Netflix, Attanasio ci guida attraverso ricordi emozionanti e retroscena inediti, dalla celebre intervista con Pippo Baudo – inizialmente rifiutata – al modo in cui Moana affrontò la malattia quando ormai non riuscì più a nasconderla.
Ricorda la prima volta che incontrò Moana? Che impressione le fece?
“Certo, lo racconto molto dettagliatamente nel mio libro, lavoravo a Diva Futura da pochi giorni e non vedevo l’ora di incontrarla, ero molto curiosa. Entrò in ufficio a sorpresa, non me l’aspettavo. Era di una bellezza mozzafiato, imponente, altissima eppure eterea, estremamente femminile, vestita di beige.”

Il film rievoca alcune parti dell’intervista che Pippo Baudo fece a Moana nel 1994, pochi mesi prima della sua morte. Ha dei ricordi “dietro le quinte” di quell’incontro?
“Moana, per qualche motivo, non voleva accettare di andare ospite a quel programma, anche se stava ancora abbastanza bene. Dalla Rai iniziò l’escalation delle telefonate per cercare di convincerla, ma io facevo da filtro, lei non ci parlava. Prima chiamò un redattore, dopo il mio rifiuto chiamò un autore del programma, e dopo che anche questo fallì, chiamò Pippo Baudo in persona, ed era molto convincente. Lo riferii a Moana e solo dopo che si era fatto avanti lui, accettò. Prese un cachet molto sostanzioso, mi sembra otto milioni di lire.”
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L’intervista a Baudo probabilmente alimentò alcune voci incontrollate sulla sua morte, perché Moana appariva bellissima e in salute. In agenzia erano già circolate notizie dei primi ricoveri di Moana, prima di quell’apparizione in tv?
“Quando Moana si è ammalata ha cambiato stile di vita, non viaggiava più e trascorreva molto tempo in ufficio, non voleva stare in casa. Non teneva nascosto di stare male, sapevamo del ricovero a Genova, solo non diceva di cosa era malata. Con me dissimulò anche parlando di anoressia, ma io conoscevo bene i disordini alimentari, ne avevo sofferto come metà delle adolescenti della mia generazione. Poi ha iniziato a dimagrire paurosamente: l’ultima volta che l’ho vista, due settimane prima che morisse, portava le camicette a maniche lunghe anche se era agosto, per non mostrare le braccia.”

Nel libro parla apertamente della morte di Moana e delle sue condizioni fisiche durante la sua ultima performance. In un’intervista però ha detto di essere venuta a conoscenza di un documento che dimostrerebbe che Moana avrebbe acceso un mutuo nel 2010. Quale idea si è fatta, a sensazione, sulla sua morte?
“In realtà questo documento non l’ho mai visto, me ne ha parlato un collega giornalista e fino a qualche anno fa mi aggrappavo anch’io alla speranza che fosse ancora viva. Invecchiando, sono diventata più pragmatica e non ci credo più. Poco prima di morire Schicchi ha detto che Moana era viva, ma in quei giorni a volte credeva pure che fossi ancora la sua segretaria e dall’ospedale diceva a Eva di dirmi le cose da fare in ufficio, delirava. La leggenda intorno a Moana ancora viva si è creata perché lei stessa ha gettato una cortina di fumo su tutto, era in collera con la vita per come la stava trattando, voleva sparire e morire in pace. Inoltre, chi era presente come il marito Antonio, tiene la bocca cucita per rispetto verso di lei.”
Nel suo libro racconta che subito dopo la morte di Moana due colleghe, di cui non fa il nome, si rallegrarono perché finalmente si era “tolta dalle scatole” e pensavano ingenuamente di non avere più concorrenza. Quali qualità distinguevano Moana dalle altre artiste con cui lavorava?
“Moana non frequentava nessuna delle colleghe, tutte le “amiche” spuntate fuori dopo mentivano. La differenza era essenzialmente nel modo di fare, mai sentita Moana dire una parolaccia o qualcosa di sguaiato, era rimasta una ragazza di famiglia borghese. Le altre colleghe erano un po’ più disinvolte.”

C’era un lato di Moana che il pubblico non poteva immaginare?
“Quello della beneficenza. Tutti gli anni faceva una grossa donazione a un orfanotrofio ma l’ultimo Natale, prima di morire, le venne respinta dalla direzione perché avevano capito che si trattava di lei. Fino ad allora aveva sempre firmato gli assegni col primo nome, Anna, e non l’avevano mai riconosciuta. Le dissero che i suoi soldi non li volevano più. Me lo raccontò molto demoralizzata, lamentandosi che per stupidità ci avevano rimesso dei bambini.“
Che effetto le fa vedere una persona che ha conosciuto e con cui ha vissuto di persona diventare un’icona? Era un’attrice a luci rosse, ma oggi i commenti sotto i suoi video ne lodano l’intelligenza e l’eleganza nel modo di porsi.
“Quando è morta non avevo dubbi che sarebbe diventata un’icona, ebbi anche una discussione con Riccardo che, con un filo di pessimismo, diceva che a pochi mesi dalla morte il mito si sarebbe sgonfiato. Forse, anche per quello cominciò a mettere in giro la voce che fosse viva, magari ha dato un forte contributo. Credo però che Moana sia stata l’ultima, vera diva italiana, dopo di lei, anche nel cinema mainstream, solo antidive. Da una parte, meglio così, il divismo danneggia le donne comuni, crea modelli inarrivabili e spesso dolorosi, non per niente donne come lei e Marilyn Monroe si sono consumate precocemente”

Un aspetto poco trattato riguarda il fatto che Moana è considerata anche un’icona gay, oltre che un sex symbol. Nel suo libro lei parlò di omosessuali da un punto di vista strettamente sessuale. Moana era consapevole del magnetismo che esercitava sui fan gay?
“Sì, ne era molto consapevole. Frequentava l’Angelo Azzurro di Trastevere, il primo locale gay romano, dove poteva divertirsi quando non gradiva le avances degli uomini etero, e uno dei primi incarichi che ho svolto per lei è stato organizzarle uno show di beneficenza per il Circolo Mario Mieli di cultura omosessuale. Fu bellissimo, i ragazzi salivano sul palco per carezzarla come facevano i suoi fans etero, si divertì molto”
Ha un aneddoto che custodisce come il più significativo della sua conoscenza con Moana?
“Anche quando era ormai molto malata, Moana continuava ad accettare proposte per fare da testimonial a qualcosa, o per la telefonia erotica, faceva programmi per il futuro. Un giorno Schicchi mi chiese di farla scendere in ufficio perché iniziava una riunione per un contratto, invece lui era in ritardo e anche il committente. Lei si arrabbiò perché stare sul divano invece che a letto le pesava, e se la prese con me. Mi si è stretto il cuore. Ma mentre continuavo a rispondere al telefono e gestire gli altri ospiti, che non la riconoscevano per come era dimagrita, a un certo punto ho sentito la sua mano sulla spalla e lei che diceva: “Scusami, tu non c’entri nulla, mi spiace di essermela presa con te”. Credo che non volesse lasciare rancori aperti, non sapeva quanto sarebbe vissuta. Quando ripenso a quel momento mi vengono ancora le lacrime agli occhi.”
Al link che segue potete leggere un’altra intervista con Debora Attanasio in cui ci ha raccontato i retroscena imperdibili su Diva Futura, tra starlette e politici della Prima Repubblica.
