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Home » Personaggi » Olimpiadi Milano-Cortina, vietato il casco con gli atleti ucraini uccisi: la reazione del portabandiera Heraskevych

Olimpiadi Milano-Cortina, vietato il casco con gli atleti ucraini uccisi: la reazione del portabandiera Heraskevych

Lo skeletonista ucraino denuncia il divieto del CIO sul casco con le foto degli atleti morti in guerra e parla di decisione che gli spezza il cuore.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana10 Febbraio 2026
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Vladyslav Heraskevych
Vladyslav Heraskevych
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Alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 scoppia una polemica che va oltre la pista di gara. Il portabandiera ucraino Vladyslav Heraskevych ha denunciato che il Comitato Olimpico Internazionale gli ha vietato di utilizzare un casco con i volti di atleti ucraini uccisi nella guerra contro la Russia. “Questa decisione mi spezza il cuore”, ha scritto lo skeletonista sui social, spiegando che quel casco voleva essere un tributo a colleghi e amici scomparsi.

МОК забороняє використання мого шолома на офіційних тренуваннях та змаганнях 💔

Рішення, яке просто розбиває серце. Відчуття, що МОК зраджує тих спортсменів, які були частиною Олімпійського руху, не даючи можливості вшанувати їх на спортивній арені, куди ці спортсмени більше… pic.twitter.com/rCAoeTxcUn

— Vladyslav Heraskevych OLY (@heraskevych) February 9, 2026


Heraskevych aveva indossato il casco durante le prime sessioni ufficiali di allenamento sulla pista di Cortina. Successivamente, però, gli è stato comunicato che non avrebbe potuto utilizzarlo né nelle ulteriori prove né nelle competizioni. A informare il comitato ucraino è stato Toshio Tsurinaga, rappresentante del Cio responsabile delle comunicazioni tra atleti e organismi olimpici. Il Comitato non ha diffuso una nota dettagliata, ma il divieto si inserisce nel quadro delle norme che vietano manifestazioni politiche durante i Giochi.

Sul casco erano raffigurati i ritratti di diversi sportivi ucraini morti in guerra. Tra questi, come spiegato dallo stesso atleta, la giovane sollevatrice di pesi Alina Peregudova, il pugile Pavlo Ishchenko e il giocatore di hockey su ghiaccio Oleksiy Loginov. “Molti di loro erano atleti, alcuni erano miei amici”, ha dichiarato, spiegando che il gesto voleva essere un omaggio e un modo per ricordare “il vero prezzo della libertà ucraina”.

Nel suo messaggio, Heraskevych ha accusato il Cio di aver tradito lo spirito olimpico: “La sensazione è che il Cio stia tradendo quegli atleti che facevano parte del movimento olimpico, non permettendo loro di essere onorati nell’arena sportiva dove non potranno mai più mettere piede”. L’atleta ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso contro la decisione.

Il caso ha ricevuto il sostegno pubblico del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che su X ha ringraziato Heraskevych per aver “ricordato al mondo il prezzo della nostra lotta”, sottolineando che quei volti rappresentano sportivi “uccisi dalla Russia” e respingendo l’idea che si tratti di una manifestazione politica inappropriata.

Non è la prima volta che lo skeletonista utilizza il palcoscenico olimpico per un messaggio legato alla guerra: già ai Giochi di Pechino 2022 aveva mostrato uno striscione contro l’invasione russa. A Milano-Cortina, però, la linea del Cio sulla neutralità è stata applicata in modo rigoroso, riaprendo il dibattito sul confine tra memoria, libertà di espressione e regolamento sportivo.

Le gare di skeleton maschile sono in programma nei prossimi giorni, ma il caso del casco vietato rischia di diventare uno dei temi più delicati di queste Olimpiadi. Qui vi spieghiamo perché la Russia non gareggia alle Olimpiadi – e non c’entra solo la guerra.

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