Nel 2016, Paola Cortellesi e Claudio Santamaria hanno messo in scena un intenso dialogo sulla violenza sulle donne in cui, attraverso i personaggi fittizi di Valentina e Giorgio, raccontano tutte le fasi di una relazione, dalla prima conoscenza, ai primi appuntamenti, all’innamoramento, fino a che quello che all’inizio sembrava una relazione sana, si trasforma in un rapporto oppressivo, una vera e propria relazione tossica. Valentina, ragazza idealista, ripete più volte nel corso della scena “Io credo nell’amore”; dall’altro lato abbiamo Giorgio che da ragazzino timido e innamorato si trasforma in un uomo violento e insicuro, non è in grado di accettare l’abbandono della “sua” donna. Ecco il testo completo del duetto che si è tenuto in occasione della trasmissione Laura & Paola, su Raiuno.
Si comincia con l’autopresentazione dei due personaggi; i due successivamente, in un lasso di tempo di qualche anno, si piacciono e si fidanzano
Valentina: Mi chiamo Valentina e credo nell’amore. Ho 10 anni, sono caruccia e mi piace la riccissima Candy Candy. A scuola ci vado tutta aggiustata poi magari ogni tanto mi sporco il grembiule perché le pizzette a scuola mia sono sempre estremamente farcite. Allora la bidella Gina mi dice “Bella, non te preoccupa’ che poi se lava.. la pizzetta, quella in quanto tale è carica de farciume, bisogna solo sta’ attenti a mozzicà”
.
Giorgio: Mi, mi, mi chiamo Giorgio, c’ho 12 anni e alle ragazze ancora non ce penso, anche perché c’ho l’ormone a palla e puzzo talmente tanto che l’odore mio dà fastidio al cane. Coi miei amici ci divertiamo a spararci per finta con le pistole giocattolo, a menarci, facciamo gli indiani, i cow-boy, zorro, i messicani, i rambo, pah, pah, pah e poi mi padre mi dà i due soliti sganassoni e me ne vado a letto.
Valentina: Mi chiamo Valentina e credo nell’amore. Ho 16 anni e a una festa ho conosciuto uno che è un incrocio tra Simon Le Bon e l’operaio che ha fatto il controsoffitto a casa mia. Io sono un po’ più alta di lui, però mi piace un sacco.
– Ciao, piacere, mi chiamo Giorgio.
– Valentina.
– Ammazza quanto sei caruccia…
– Grazie… ma perché ti sei messo tutto sto profumo?
– Perché, se sente?
– Embeh…
– Perché, io attraverso il mio profumo vorrei comunicare che io sono un uomo che non deve chiedere mai.
– Ah.. quindi de uscì te lo devo chiedere io?
– Sarebbe meglio.
– Andiamo bene!

Valentina: Mi chiamo Valentina e credo nell’amore. Con Giorgio ci siamo fidanzati, mamma mia quanto è bello.
Insomma, sò meglio io, però a me me piace il suo carattere introverso, il suo modo di fare, mi piace…Amore? Però secondo me parla troppo quando fa l’amore…
Giorgio: Te piace? Quanto te piace? Io sono un mandingo africano e tu sei la mia geisha.
Valentina: A parte i suoi evidenti problemi di orientamento geografico, a me Giorgio mi piace tanto, e stare insieme a lui è fico, è fico, è divertente. Oddio, non è il tipo che ti regala i fiori o l’anello. No, quello no. Per i miei 18 anni m’ha fatto l’abbonamento allo stadio! Però è tenero… una volta ha provato addirittura a dedicarmi una poesia scritta da lui.
Giorgio: Se ti bacio divento paonazzo, mi sudano le mani e divento pazzo, ma proprio questo è il mio sollazzo e quindi amore…
– Ecco, amore, va bene così, benissimo, molto bella.
– Bella?
– Sì.
– Te ne scrivo un’altra?
– No, no, come avessi accettato!
Valentina: Mi chiamo Valentina e credo nell’amore. Mi ha chiesto di sposarlo! A momenti casco dalla sedia. Fin da piccola vedevo i film americani con quelle belle storie d’amore e mi emozionavo… io sò fatta così. Mi sento come Julia Roberts, l’abito bianco con il velo, gli anelli con i nostri nomi, il viaggio di nozze.
Giorgio: Sposarsi è un passo obbligatorio, una cosa che devi fare e te partono pure un sacco de soldi. Devi invitare a pranzo gente che manco conosci, quelli che cantano con il coro de mi madre, cioè, 12 zii e zitelle calabresi e pure Er Caciolla, che pesa 180 chili e mi occupa tre posti. Ma che fai, non lo inviti al Caciolla?
Dopo le nozze arrivano i primi problemi: Giorgio è geloso, controlla il cellulare di Valentina, e vorrebbe che lei smettesse di lavorare: lei si stranisce ma lo perdona. E anche quando Giorgio alza le mani su di lei, Valentina lo giustifica, continuando a ripetere di credere nell’amore
Valentina: Mi chiamo Valentina e credo nell’amore. Però la vita di coppia me la pensavo meglio, cioè lui mi vuole tanto bene, però è sempre più geloso:
mi arriva un messaggio, mi prende il telefono e vuole sapere di chi è.. per carità, se è geloso vuol dire che ci tiene e a me mi fa pure piacere, però, che ne so, mi sembra tutto un po’ troppo.
Giorgio: Mo quella s’è messa in testa de lavorà. Ma che bisogno c’è? A lavorare ci vado io. Sta tutto il giorno fuori casa ma io mica mi sono sposato una ballerina.
Valentina: A me, di fare la commessa mi piace. Al negozio con le ragazze ci ammazziamo dalle risate. Ieri ho perso tempo con una cliente grassa che non le stava niente, ma era troppo simpatica. Poi ho scoperto che era la sorella del Caciolla e infatti pesava quanto il Caciolla. Purtroppo, alla fine, poi com’è e come non è sono arrivata a casa alle nove.
Giorgio: Oh, ma lo sai che sono le nove e io devo cenà! Lo sai che poi devo uscì. Quando ha aperto la porta le ho dato un bel ceffone, bom, diritto in faccia . Te la devi far passare la voglia di fare la spiritosa, di fare come te pare.
Valentina: Mi chiamo Valentina e credo nell’amore.
Era nervoso, ma è il carattere suo, magari me la sò cercata, è solo colpa mia. Che poi mi ha chiesto scusa, mi ha regalato un mazzo di rose e mi ha giurato che non lo rifà più. Certo che con quelle manone, ogni volta mi fa vedere le stelle. Comunque, il lavoro mo’ l’ho lasciato, così lui non si dispiace.

La situazione degenera: Giorgio ormai è costantemente violento, e sempre più possessivo; Valentina decide di reagire, chiamando la polizia: Giorgio non lo accetta, ma Valentina è ferma sulle sue posizioni e decide, con coraggio, di andarsene, proclamando ancora una volta, la sua fiducia nell’amore
Giorgio: Tu forse non l’hai ancora capito che sei mia? Sei mia! E devi fare quello che dico io. È meglio che te lo metti bene in testa altrimenti non lo so come va a finire.
Valentina: Mio marito mi mette le mani addosso abitualmente. Se mi trucco troppo un ceffone, se mi vesto bene un ceffone, anche se lo faccio per lui. La mattina spero che non si sveglia storto altrimenti sennò la sera sò dolori. Non me l’ero immaginato così… Mi chiamo… nemmeno me lo ricordo più, come mi chiamo.
Giorgio: La stronza un giorno è andata dalle guardie, dice che je meno, dice che le faccio addirittura la violenza psicologica. I lividi e i bozzi se li è fatti da sola. È lei che sta in torto, è lei che mi ha ingannato. Io pensavo di sposare una brava ragazza, non una che c’ha i grilli per la testa.
– Non è colpa tua, così mi hanno detto, non è colpa tua. Mi hanno detto così.
– Te la sei cercata.
– Non è colpa mia.
– Quando torniamo a casa, te lo faccio capire a calci!
– Non è colpa mia.
– Dove, stai? Dove cazzo stai? Dove sta?
Valentina: Io forse ho sbagliato a sognare Candy Candy e Julia Roberts, ma non ho sbagliato quel giorno ad andarmene via.
Giorgio: Amò? Amò? Amò?
Valentina: Non è colpa mia, non è colpa mia.
Mi chiamo Valentina e credo nell’amore.
Nel 2023, come sappiamo, Paola Cortellesi è tornata sul tema della violenza sulle donne con una dichiarazione a margine di una presentazione del suo film C’è ancora domani, grandissimo e inaspettato successo cinematografico dell’anno. Cortellesi si è detta speranzosa che il fenomeno della violenza sulle donne possa essere superato, a patto che ci sia impegno da parte dei singoli individui, anche in ambito politico.