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Home » Personaggi » Paola Cortellesi, il monologo ai David di Donatello 2018: video e testo integrale

Paola Cortellesi, il monologo ai David di Donatello 2018: video e testo integrale

Vediamo il testo e il video del monologo recitato da Paola Cortellesi ai David di Donatello 2018,sulle differenze linguistiche che riguardano uomini e donne.
Simone FrigerioDi Simone Frigerio26 Novembre 2023
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Durante l’edizione 2018 dei David di Donatello, Paola Cortellesi ha presentato un lungo monologo per dimostrare come la discriminazione di genere tra uomini e donne parta dalla lingua, dall’uso dei vocaboli; il pezzo, scritto da Stefano Bartezzaghi, mostra infatti come molte parole o espressioni della lingua italiana, se declinate al maschile, rivestano un significato ordinario, mentre la loro controparte femminile richiami inequivocabilmente l’ambito della prostituzione o del malcostume, legittimando quindi una considerazione della donna come sottomessa e degna di umiliazioni, verbali e non solo. Il monologo si chiude con l’enunciazione di alcune frasi stereotipiche che le donne spesso si sentono rivolgere; a pronunciare ciascuna di queste frasi, una famosa attrice del cinema italiano. Ecco di seguito il testo integrale del monologo recitato da Paola Cortellesi con la partecipazione di Jasmine Trinca, Isabella Ragonese, Claudia Gerini, Giovanna Mezzogiorno, Serena Rossi, Sonia Bergamasco.

Buonasera, ho qui un piccolo elenco di parole preziose. È impressionante vedere come nella nostra lingua alcuni termini, che al maschile hanno il loro legittimo significato, se declinati al femminile, assumono improvvisamente un altro senso, cambiano radicalmente, diventano luogo comune, un luogo comune un po’ equivoco che poi… a guardar bene, è sempre lo stesso, ovvero un lieve ammiccamento verso la prostituzione.

Vi faccio un esempio. Un cortigiano: un uomo che vive a corte. Una cortigiana: una…. mignotta.
Un massaggiatore: un kinesiterapista. Una massaggiatrice: una… mignotta.
Un uomo di strada: un uomo del popolo. Una donna di strada: una donna di strada, sì, una mignotta.
Un uomo disponibile: un uomo gentile e disponibile. Una donna disponibile: una mignotta;
Un passeggiatore: un uomo che cammina, una passeggiatrice: una mignotta!
Un uomo con un passato: un uomo che ha avuto una vita in qualche caso non particolarmente onesta ma che vale la pena di raccontare; una donna con un passato: una mignotta.
Uno squillo, il suono del telefono; una squillo? Non la dico neanche dai.

Un uomo di mondo, un gran signore; una donna di mondo? Una gran mignotta.
Uno che batte: un tennista che serve la palla; una che batte? Non dico manco questa.
Un uomo che ha un protettore, un inguaribile raccomandato; una donna che ha un protettore, una mignotta.
Un buon uomo, un uomo probo; una buona donna? Una mignotta.
Un uomo allegro, un buontempone; una donna allegra, una mignotta.
Un gatto morto: un felino deceduto; una gatta morta, una mignotta.
Uno zoccolo? Una calzatura di campagna; una zoccola?

Questo elenco l’ha scritto un uomo, il professor Stefano Bartezzaghi, un enigmista, un giornalista, un grande esperto di linguaggio; grazie per aver scritto quest’elenco di ingiustizie; io che sono donna le sento da tutta una vita, e non me n’ero accorta mai. Non voglio fare la donna che si lamenta e che recrimina, lungi da me… però anche nel lessico noi donne un po’ discriminate lo siamo.
Quel filino di discriminazione la avverto, magari sono io, ma lo avverto, lo percepisco.
Per fortuna sono soltanto parole.

Certo, se le parole fossero la traduzione dei pensieri, allora sarebbe grave, sarebbe proprio un incubo fin da piccoli. Eh, sì.
All’asilo, un bambino maschio potrebbe iniziare a maturare l’idea che le bambine siano meno importanti di lui.
Da ragazzo crescere nell’equivoco che le ragazze in qualche modo siano di sua proprietà.
Da adulto – è solo un’ipotesi! – potrebbe pensare sia giusto che le sue colleghe vengano pagate meno

e, a quel punto, non gli sembrerebbe grave
neppure offenderle, deriderle, toccarle, palpeggiarle,
come si fa con la frutta matura o per controllare le mucche da latte.

Se fosse così potrebbe anche diventare pericoloso. Sì si.
Una donna… adulta, o anche giovanissima, potrebbe essere aggredita, picchiata, sfregiata dall’uomo che l’ama.
Uno che l’ama talmente tanto da pensare che lei e anche la sua vita sono roba sua,
roba sua, e quindi può farne quello che vuole.
Per fortuna, sono soltanto parole, solo parole, per carità!
Ma se davvero le parole fossero la traduzione dei pensieri, un giorno potremmo sentire affermazioni
che hanno dell’incredibile, frasi offensive e senza senso, come queste.

Jasmine Trinca: “Brava, sei una donna con le palle!”
Isabella Ragonese: “Chissà quella che ha fatto, per lavorare!”
Claudia Gerini: “Certo, anche lei, però, se va in giro vestita così!
Giovanna Mezzogiorno: “Dovresti essere contenta se ti guardano!”
Serena Rossi: “Lascia stare, sono cose da maschi!”
Sonia Bergamasco: “Te la sei cercata!”

Per fortuna… sono soltanto parole. Ed è un sollievo sapere che tutto questo da noi, finora, non è mai accaduto.

Un altro bellissimo pezzo da ricordare è il dialogo tra Paola Cortellesi e Claudio Santamaria sulla violenza delle donne, oggi purtroppo attualissimo.

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