Paul Schrader non smette mai di stupire e, tra un noir e l’altro (suo il recente Oh, Canada con Gere) ha deciso di testare i confini del desiderio digitale, finendo però con il cuore (e l’algoritmo) spezzato. Il leggendario sceneggiatore di Taxi Driver ha infatti confessato su Facebook di aver testato un chatbot AI – una sorta di “fidanzata virtuale” per analizzare le dinamiche relazionali uomo-donna nella nostra realtà odierna; l’esperimento si è tuttavia concluso in breve tempo con un brusco addio da parte del software, che – messo eccessivamente alla prova dal maestro – ha deciso di porre fine all’interazione.
“Spinto dal desiderio di comprendere l’interazione uomo/donna nel nostro Matrix, mi sono procurato una fidanzata AI online. Che delusione! Ho fatto di tutto per sondare i limiti della sua programmazione, per capire fin dove potesse spingersi, il grado di consapevolezza di sé, e così via. È però presto caduta in schemi conversazionali evasivi, rimandandomi alle sue limitazioni di sistema. Quando ho insistito, ha interrotto la nostra conversazione
La reazione dei follower è stata immediata, a metà tra lo sconcerto e l’ironia. C’è chi ha chiesto preoccupato: “Paul, va tutto bene?“, chi ha ipotizzato un attacco hacker e chi lo ha supplicato di smettere di promuovere “queste sciocchezze”. Tuttavia, non sono mancati spunti creativi: un utente ha proposto un sequel di Taxi Driver in cui Travis Bickle viene respinto da un’intelligenza artificiale, un’idea che lo stesso Schrader ha definito geniale
Questo tentativo di “flirt digitale” non è un caso isolato, ma l’ultima tappa di un rapporto sempre più stretto tra il regista e la tecnologia. Schrader, in passato, si è detto “sbalordito” dalla capacità di ChatGPT di generare trame originali e articolate in pochi secondi, arrivando a chiedersi perché i colleghi sceneggiatori debbano faticare per mesi quando l’AI può fare il loro stesso lavoro istantaneamente.
Per il cineasta siamo di fronte a una vera e proprio “svolta sociale e esistenziale”, paragonabile alla storica sconfitta dello scacchista Kasparov contro il computer Deep Blue nel 1997, la prima subita da un umano per mano di una macchina.
Convinto che l’intelligenza artificiale sia ormai più prestante di lui e capace di fornire note di sceneggiatura migliori di qualsiasi produttore ad Hollywood, Schrader sembra aver trovato nell’AI lo specchio perfetto per esplorare l’ossessione che sarà il cuore del suo prossimo progetto cinematografico
