In questi giorni si è tornati a parlare dell’impatto del bullismo nell’ambiente scolastico dopo il suicidio di Paolo Mendico, un ragazzo di 14 anni che viveva con i suoi a Santi Cosma e Damiano, in provincia di Latina. Sembra che Paolo subisse vessazioni continue a scuola e tra le altre cose venisse chiamato “Paoletta” o anche “Nino D’Angelo” per via dei suoi capelli biondi, che amava portare lunghi. Lo stesso Nino D’Angelo, che negli anni ’80 sfoggiava un iconico caschetto biondo, poi abbandonato a favore di un look più sobrio, ha preso la parola su Facebook per commentare la vicenda.
Il cantautore, che tra l’altro ha raccontato di aver affrontato dei problemi di salute mentale, in passato – nello specifico una grave forma di depressione sopraggiunta dopo la morte di sua mamma – ha scritto:
“Come si fa, come si fa a trovare una ragione, una spiegazione a questa cosa… Io mi sento piccolo piccolo e non so trovarla. Qual è potuta essere la solitudine che ha confuso i pensieri di questo ragazzino di nome Paolo, fino a portarlo a fare un gesto simile. Dov’eravamo noi, tutti noi che oramai sappiamo sempre poco dei nostri figli, dov’eravamo? E dov’erano le parole che avrebbero dovuto far capire agli amici di Paolo che certe cose non si possono dire, fanno troppo male, ma così male che possono uccidere un ragazzino della loro stessa età…Perdonaci Paolo se non abbiamo saputo aiutarti e scusami se ti hanno dato il mio nome.”
Paolo Mendico si è ucciso la mattina del 10 settembre 2025, intorno alle 5.00. La sera prima, assicura suo padre, “non era triste”. Aveva fatto il pane e i biscotti, aveva cenato con i suoi e poi era andato in camera sua. Aveva chattato con sua sorella, aveva preparato lo zaino. Da un po’ di tempo però diceva “Che palle, devo tornare a scuola”.
Il padre del ragazzo ha spiegato che i problemi di Paolo andavano avanti dalle elementari. Fu fatta una denuncia ai carabinieri – poi archiviata – dopo che “un bambino si era presentato con un cacciavite di plastica in classe dicendo che voleva ammazzarlo, mentre una maestra anziché prendere il controllo della situazione, incitava gli alunni dicendo: “Rissa, rissa””. I problemi sono proseguiti alle medie ed evidentemente anche all’istituto tecnico Pacinotti di Fondi dove Paolo avrebbe dovuto frequentare il secondo anno.
Una vicenda sulla quale faranno luce sia la Procura di Cassino con un’inchiesta che ipotizza l’istigazione al suicidio, sia il ministro dell’Istruzione Valditara, che ha ordinato due ispezioni negli istituti che il ragazzo ha frequentato alle medie e alle superiori.
Intanto la preside del Pacinotti, Gina Antonetti, attraverso le pagine di Repubblica ha respinto le accuse dei genitori e ha smentito la mancata presenza dei compagni ai funerali: “Ho incrociato almeno quattro suoi compagni, hanno anche portato i palloncini e c’erano anche ragazzi di altre classi. Ero lì anche io”. I genitori hanno detto che alle esequie c’era solo un compagno di Paolo, con il quale andava molto d’accordo.
La madre di Paolo, Simonetta La Marra, ha spiegato a Repubblica che i compagni di Paolo lo chiamavano “femminuccia”, “Nino D’Angelo”, per via dei capelli lunghi biondi, che fu costretto a tagliare per avere un po’ di tregua. Paolo “Amava la musica, andare a pescare col padre, cucinare, aiutava in casa. Anche per questo veniva bullizzato. Prendeva sempre le difese dei più deboli e per questo lo chiamavano spione”
La signora ha raccontato anche che suo figlio ha iniziato a chiudersi sempre di più dopo che era stato rimandato in matematica e in seguito ad un colloquio di suo padre con la vicepreside, che sarebbe dovuto restare riservato. “Mio marito è andato a parlare con la vicepreside per capire, visto che i voti erano tutti ottimi e in matematica era di poco sotto la sufficienza. Aveva pregato la vicepreside di mantenere quel colloquio riservato. Invece il giorno dopo, alla prima lezione di recupero, a Paolo è stato detto che il padre era andato a lamentarsi. Da quel momento mio figlio si è chiuso sempre di più, non si è fidato più di noi. Sarà stato questo?”
La vicenda di Paolo Mendico rievoca quella altrettanto dolorosa di Andrea Spezzacatena, che è stata poi raccontata nel film Il ragazzo dai pantaloni rosa. Andrea si suicidò nel novembre del 2012, mentre era solo in casa e a ritrovarlo furono suo padre e suo fratello piccolo. Da allora, la madre di Andrea, Teresa Manes, ha investito tutte le sue risorse per far conoscere la storia di suo figlio, girare le scuole per sensibilizzare i ragazzi sui danni del bullismo – Teresa ha sempre ribadito che l’impatto del bullismo non si ferma al soggetto bullizzato, ma distrugge anche le vite di chi è attorno a lui, anche a lungo termine. La stessa Teresa ha commentato la vicenda di Paolo sostenendo:
“Un’altra famiglia è stata distrutta, mutilata da un atto innaturale probabilmente indotto da una cattiveria, più o meno consapevole, dall’indifferenza verso lo stato della sofferenza, dall’omertà in cui si cresce. E mi fa male, davvero tanto male, esprimere cordoglio per un’altra morte ingiusta.”
Tornando a Nino D’Angelo, l’artista è sposato con Annamaria Gallo da anni e ha due figli adulti, che lo hanno reso nonno.
