Sal Da Vinci ha deciso di rispondere alle critiche nate dopo un episodio avvenuto durante un suo recente concerto, quando il cantante napoletano ha sollevato e abbracciato una bambina disabile presente tra il pubblico, baciandola davanti agli spettatori. Il gesto, diventato virale sui social, è stato commentato dal giornalista e attivista disabile Jacopo Melio, che pur riconoscendo la buona fede dell’artista ha contestato il modo in cui il momento è stato vissuto, parlando di una “spettacolarizzazione” della disabilità della ragazzina.
Dopo giorni di discussioni online, Sal Da Vinci ha affrontato pubblicamente la vicenda durante il concerto del primo agosto a Francavilla al Mare, spiegando il significato personale di quell’abbraccio e raccontando che il gesto è legato anche a esperienze vissute all’interno della sua famiglia. Dal palco il cantante ha espresso il proprio disappunto per le critiche ricevute, sottolineando che alla base di quel momento c’era solo un sentimento di affetto e partecipazione.
“Ci siamo commossi tutti. Perché in famiglia mia vivo un caso del genere, e oggi leggo delle robe che, da essere umano – non da artista, assolutamente – vorrei dire veramente: ma c’è bisogno di apparire e di riscuotere qualche like da qualche hater che scrive? Abbiamo veramente bisogno di fare questo?”
Sal Da Vinci ha poi criticato chi, secondo lui, utilizza i social per alimentare polemiche e ottenere visibilità. “C’è bisogno di apparire e di riscuotere qualche like da qualche hater che scrive?”, ha domandato rivolgendosi al pubblico presente.

L’artista ha preso posizione anche rispetto alle critiche rivolte alla madre della bambina, difendendo la scelta della donna di permettere quel momento. “La mamma si sarebbe dovuta vergognare di avermi dato questa bambina speciale in braccio? Leggo queste cose e penso che siamo alla follia totale”, ha detto dal palco.
Nel suo intervento, Sal Da Vinci ha poi allargato il discorso agli attacchi ricevuti sui social, spiegando di non sentirsi ferito dalle critiche di chi non conosce personalmente la situazione.
“In questi tempi in cui viviamo c’è un attacco folle. Invece di pensare alle cose reali, noi passiamo delle giornate a scrivere sciocchezze pur di fare del male agli altri. Ma che sfizio si può provare a fare del male agli altri?”.
Il cantante ha aggiunto:
“Non mi riferisco a me, che sono abituato: se me lo dice la mia famiglia, o me lo dite voi, io ci sto male. Ma se me lo dice una persona che non sta bene nella sua vita, gli attacchi che fa li fa perché vorrebbe farli a se stessa. Allora, Signore mio, aiutami tu, che devo fare. Ma va bene così”.
La vicenda ha aperto un confronto sul modo in cui vengono raccontati pubblicamente i gesti di vicinanza verso le persone con disabilità. Da una parte chi, come Sal Da Vinci, ha rivendicato la spontaneità e l’affetto di quel momento; dall’altra chi, come Jacopo Melio, ha invitato a riflettere sul rispetto della persona e sulla necessità di evitare rappresentazioni che possano trasformare la disabilità in spettacolo.
Nel suo post Melio aveva detto chiaramente che il suo non era un attacco personale contro Sal Da Vinci, ma aveva spiegato che la bambina, non proprio consapevole del momento che stava vivendo, sarebbe stata privata del proprio spazio personale e il gesto avrebbe trasformato la sua condizione in un elemento da mostrare davanti al pubblico. “La disabilità alzata come un trofeo, senza consenso diretto. Il tutto, davanti a un pubblico entusiasta per il generoso gesto di sballottarla urlando”, ha scritto l’attivista.
