Nel 2003, con Lost in Translation di Sofia Coppola, Scarlett Johansson, allora appena diciassettenne, conquistò la scena internazionale. Ma quel film, che segnò l’inizio della sua carriera da protagonista, fu anche l’inizio di un lungo periodo in cui l’attrice fu sistematicamente ridotta a un’unica immagine: quella di oggetto del desiderio. Nella stessa occasione l’attrice ha parlato anche di Bill Murray, del suo atteggiamento sul set del film e delle recenti accuse di molestie.

In una recente intervista a Vanity Fair, Johansson ha ripercorso con lucidità gli anni successivi a quel successo, raccontando la frustrazione di non riuscire a liberarsi da ruoli stereotipati, ma anche la consapevolezza maturata nel tempo e la speranza che l’industria possa cambiare.
“Dopo Lost in Translation, per anni mi venivano proposti solo ruoli come ‘la fidanzata’, ‘l’amante’, o comunque figure femminili viste esclusivamente come oggetti sessuali — non riuscivo proprio a uscire da quel meccanismo. Era come se quel tipo di immagine fosse diventata la mia etichetta come attrice. E non c’era granché che potessi fare con quei ruoli.”
A peggiorare la situazione, l’ignavia dei suoi agenti, i quali non fecero nulla per deviare quel percorso.
“Si limitavano ad assecondare le regole del gioco. Era così che funzionavano le cose, da sempre. Quando inizi a scoprire il tuo corpo, la tua sensualità, lo vivi come qualcosa di bello, di liberatorio. Cominci a esprimerti, a scegliere come vestirti. Ma poi, all’improvviso, ti guardi intorno e ti accorgi che qualcosa è cambiato — che non sei più padrona della tua immagine. Provi una sensazione di sfruttamento, anche se è una parola forse un po’ pesante”
Johansson ha ricordato come anche i media, fin da adolescente, la trattassero spesso in modo superficiale e sessualizzante.
“Capitava che i giornalisti, uomini e donne, durante le interviste, si soffermassero sul mio corpo. E a fine colloquio ti accorgevi che quella era l’unica cosa che tiravano fuori dall’intervista. ‘Davvero mi hanno fissato le labbra per tutto il tempo?’ Che maleducazione“.
L’attrice ha a questo riguardo citato il recente gesto di Millie Bobby Brown, che in un video su Instagram ha fatto nomi e cognomi di giornalisti che avevano scritto in modo offensivo sul suo aspetto. “Ha solo 21 anni, e quei nomi sono di firme importanti. Questo dimostra che certe dinamiche esistono ancora. Ma non penso sia più accettabile comportarsi così.”

Parlando del periodo in cui ha girato Lost in Translation, Johansson ha anche fatto riferimento al comportamento di Bill Murray sul set, accennando a un’atmosfera tesa.
“Bill stava attraversando un momento difficile. Tutti gli giravano intorno con cautela — anche la regista e tutta la troupe. Era come se tutti cercassero di non farlo esplodere. Oggi è una persona molto diversa. Credo che la vita gli abbia dato qualche lezione..”
Il riferimento è a quanto accaduto nel 2022, quando le riprese del film Being Mortal vennero sospese dopo che una donna della troupe accusò Murray di comportamento inappropriato. L’attore dichiarò poi di aver dato un bacio a una collega attraverso la mascherina per scherzo, ma che il gesto non fu accolto bene. Johansson ha commentato così la vicenda:
“Sì, è stato davvero grave. Ma so anche che il periodo del COVID per lui è stato molto duro. E, in fondo, è il risultato di tante cose che si sono accumulate nel tempo. Ora sta affrontando le conseguenze dei suoi comportamenti. La cosa bella è che le persone possono cambiare.”
Ripensando a quei primi anni, nonostante tutto, l’attrice sente di aver retto bene alla pressione. “Sono orgogliosa di come ho affrontato quella fase. Mi sono concentrata solo sul lavoro, ed è stata la mia ancora. Quando ti trovi in mezzo alla tempesta, a volte l’unica cosa che puoi fare è tenere gli occhi sul traguardo.”
