Robert De Niro è tornato a Roma in un momento che per lui significa celebrazione e svolta. L’attore, 82 anni, ha ricevuto in Campidoglio la Lupa Capitolina come riconoscimento del suo legame artistico e personale con l’Italia, e contestualmente ha inaugurato in via Veneto il primo Nobu Hotel & Restaurant italiano, progetto che porta avanti con i soci Nobu Matsuhisa e Meir Teper. Ma il viaggio non è solo culturale o imprenditoriale: De Niro ha voluto parlare apertamente del nuovo clima politico a New York e negli Stati Uniti, in particolare dell’elezione del 34enne Zohran Mamdani a sindaco della città.
🎗️Il Sindaco, Roberto Gualtieri, ha conferito a Robert De Niro la #LupaCapitolina, massima onorificenza della città. Il riconoscimento è stato attribuito per il valore culturale e artistico di una carriera che ha segnato la storia del #cinema mondiale.
Info 👉… pic.twitter.com/wLAMjuQr43
— Roma (@Roma) November 6, 2025
Stando a quel che riporta AGI, secondo De Niro, l’ascesa di Mamdani rappresenta una fase nuova, per lui auspicata da anni. L’attore dice di aver passato molto tempo a “sperare”, usando proprio questa parola per descrivere l’attesa di un cambiamento politico. E riferendosi a Trump, ha detto:
“La gente ha cominciato a capire, io continuavo a ripetere speriamo, speriamo, speriamo. Speriamo succeda, speriamo qualcosa cambi, speriamo che finalmente lo blocchino. Ma lui è sempre riuscito in qualche modo a eludere le condanne. Ora con l’elezione di Zohran Mamdani a sindaco di New York, è arrivato il momento di riprendercelo, questo nostro Paese”.
De Niro attribuisce al giovane sindaco un’energia politica nuova e una postura diretta nel confronto con Trump: “Mamdani è giovane e mi auguro riesca a fare le cose che ha in mente, ne ha l’energia e ha sfidato in un certo senso anche il presidente in persona perché gli ha detto: Ok, vieni, noi siamo pronti, siamo qua, vienici a prendere”. E ribadisce un sentimento personale forte: “Dobbiamo poterci liberare di questo orribile, mostruoso presidente. Io come americano sono imbarazzato dall’essere rappresentato da una figura così”.
L’attore approfondisce questo concetto parlando della necessità di abbandonare la sola speranza e passare all’azione:
“Non possiamo limitarci a sperare: questo è un problema che va affrontato e risolto. Ora vedo che sempre più persone lo stanno capendo, e lo capiranno ancora di più. L’opposizione a lui, a ciò che rappresenta e a ciò che ha fatto al nostro Paese, è quasi come dire: fate pure le cose più terribili che potete, e poi provate a fermarmi, se ci riuscite. Non so nemmeno come definirlo, ma qualunque cosa sia, non è ciò che dovrebbe essere l’America. E vogliamo scrollarcelo di dosso.”
Oltre alla politica, De Niro ha voluto sottolineare il suo rapporto con Roma, che definisce un legame emotivo profondo: “Roma è un’opera d’arte vivente. Ogni strada, ogni pietra, ogni pasto racconta una storia. Essere riconosciuti qui, in un luogo che ha dato così tanto al mondo alla cultura, al cinema, alla bellezza, è davvero emozionante”. Ricordando che possiede la cittadinanza italiana dal 2006, aggiunge: “La mia famiglia ha radici in Italia, quindi questo riconoscimento ha per me un significato personale. Ho sempre sentito una profonda connessione con l’Italia”.
A Robert De Niro la tessera numero 001 del nuovo Cinema Fiamma. La leggenda del cinema oggi a Roma ha visitato la storica sala cinematografica di via Bissolati, che riaprirà nel 2026 e tornerà ad essere un punto di riferimento per gli spettatori. (1/2) pic.twitter.com/FkCITCA3Oe
— RB Casting (@RBcasting) November 6, 2025
Come scrive Repubblica, durante la sua permanenza, De Niro partecipa anche a un evento dedicato a C’era una volta in America di Sergio Leone, film che considera una delle esperienze più formative della sua carriera. Racconta che fu attratto dalla storia perché legata direttamente al mondo ebraico del Lower East Side: “Mi resi conto di aver già letto il libro da ragazzo. Mi aveva colpito perché si capiva che era stato scritto da qualcuno che conosceva davvero quel mondo”. E conclude riconoscendo la forza creativa di Leone: “Sergio aveva trasformato il materiale, l’aveva reso suo. Mi piaceva molto la sua passione”.
A proposito, sapete che Mamdani fino a pochi anni fa è stato un rapper?
