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Home » Serie TV » Monster: La storia di Ed Gein, la spiegazione del finale: dal corridoio dei mostri al sussurro della madre

Monster: La storia di Ed Gein, la spiegazione del finale: dal corridoio dei mostri al sussurro della madre

Il finale di Monster: La storia di Ed Gein svela l’ultimo sogno, la voce della madre e come il mostro diventa leggenda.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana6 Ottobre 2025
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Una scena di Monster: La storia di Ed Gein (fonte: Netflix)
Una scena di Monster: La storia di Ed Gein (fonte: Netflix)
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Con Monster: The Ed Gein Story, Ryan Murphy riporta in vita l’uomo che ha ispirato alcuni dei volti più inquietanti della storia del cinema horror: Norman Bates, Leatherface, Buffalo Bill.
Ambientata nel Wisconsin degli anni ’50, la serie segue la discesa di Ed Gein (interpretato da Charlie Hunnam) nella follia: un’infanzia segnata da una madre ossessiva e ultrareligiosa, un fratello morto in circostanze sospette, e una serie di delitti che trasformano la sua casa in un museo dell’orrore.

Ma Monster non è solo una cronaca di crimini: è anche un ritratto disturbante del modo in cui la violenza si intreccia con la cultura popolare e la fascinazione collettiva per il male.

Madre, mostro, creatura

Una scena di Monster: La storia di Ed Gein (fonte: Netflix)
Una scena di Monster: La storia di Ed Gein (fonte: Netflix)

Il cuore della serie – e della mente di Ed – è sua madre Augusta (Laurie Metcalf). Fanatica, repressiva, convinta che le donne siano la radice del peccato, Augusta cresce il figlio in totale isolamento, plasmando la sua visione del mondo.
Quando Ed uccide accidentalmente il fratello Henry, il loro rapporto si incrina per sempre. Alla morte della madre, Ed non riesce a lasciarla andare: tenta di riesumarne il corpo e finisce per colmare il vuoto con una serie di esumazioni e omicidi che riproducono, nel modo più letterale possibile, la sua ossessione per il corpo femminile.

Nel corso degli episodi, il trauma infantile si trasforma in delirio, fino a fondersi con la fantasia. Le visioni di Augusta lo tormentano, ma sono anche la sua unica compagnia. Il finale della serie ruota intorno proprio a questa figura, chiudendo il cerchio con una frase destinata a restare impressa.

Adeline: amore o allucinazione?

Una scena di Monster: La storia di Ed Gein (fonte: Netflix)
Una scena di Monster: La storia di Ed Gein (fonte: Netflix)

Tra le invenzioni narrative di Murphy e Ian Brennan c’è Adeline Watkins (Suzanna Son), una donna misteriosa che sembra provare una strana attrazione per Ed, fino a seguirlo nei suoi scavi notturni al cimitero.
Ma Adeline esiste davvero? Gli showrunner hanno giocato volutamente sull’ambiguità: nel mondo distorto di Ed Gein, la linea tra realtà e immaginazione si dissolve. Per alcuni, Adeline è la proiezione del desiderio represso di Ed, l’illusione di poter essere amato. Per altri, è reale – ma intrappolata nella stessa spirale di follia.

In ogni caso, Adeline diventa il riflesso del tema centrale della serie: la corruzione dello sguardo. Guardare troppo a lungo l’orrore, dice Murphy, significa lasciarsene contaminare. E in questo, lei e Ed sono due lati dello stesso specchio.

L’arresto e la follia

Una scena di Monster: La storia di Ed Gein (fonte: Netflix)
Una scena di Monster: La storia di Ed Gein (fonte: Netflix)

Dopo la scomparsa della commerciante Bernice Worden, la polizia entra nella casa di Gein e scopre l’impossibile: maschere di pelle umana, mobili rivestiti di carne, un cuore che ribolle in un pentolino.
Ed confessa con freddezza, ma viene giudicato incapace di intendere e di volere. Diagnosticato come schizofrenico, trascorrerà il resto della sua vita in un ospedale psichiatrico, dove si dedica a lavori manuali e al suo unico passatempo innocuo: un piccolo apparecchio radio che gli consente di “comunicare” con le voci della sua mente.

Attraverso quella radio immaginaria, parla con la criminale nazista Ilse Koch e con Christine Jorgensen, la prima donna transgender americana. È qui che la serie introduce un importante chiarimento: Ed non è transgender, ma soffre di una forma estrema di attrazione patologica verso il corpo femminile. Un dettaglio che serve anche a distinguere nettamente la malattia mentale dalla rappresentazione distorta della diversità di genere.

Il delirio finale

Una scena di Monster: La storia di Ed Gein (fonte: Netflix)
Una scena di Monster: La storia di Ed Gein (fonte: Netflix)

Nel penultimo episodio, Ed riceve la diagnosi definitiva di schizofrenia. È un momento di rivelazione e insieme di condanna: finalmente comprende di essere malato, ma troppo tardi per tornare indietro.
Da qui, la realtà cede completamente il passo all’allucinazione. Ed immagina di aiutare l’FBI a catturare Ted Bundy, in un delirio che gli infermieri assecondano con rassegnata pietà. È il punto in cui Monster smette di raccontare un criminale e inizia a raccontare la mente di un uomo spezzato.

Quando rivede Adeline per l’ultima volta, lei promette di portare avanti la sua eredità di morte. Ma Ed, sorprendentemente, la dissuade. È un momento di quieta consapevolezza: un ultimo, fragile barlume di umanità.

La marcia dei mostri

Una scena di Monster: La storia di Ed Gein (fonte: Netflix)
Una scena di Monster: La storia di Ed Gein (fonte: Netflix)

Il finale esplode in un sogno grottesco e surreale: Ed cammina in un corridoio, circondato dai mostri che ha ispirato – Ted Bundy, Charles Manson, Ed Kemper. Tutti lo acclamano come “il padrino dei serial killer”.
È una visione disturbante, perché Ed non prova terrore né rimorso. È orgoglioso. L’applauso dei mostri è il suo paradiso, o il suo inferno.

La scena successiva, ispirata a All That Jazz, lo mostra salire una scalinata luminosa, accolto dalla madre che lo guarda con orgoglio: “Hai cambiato il mondo”, gli dice.
Subito dopo, il tono muta ancora: un gruppo di adolescenti tenta di rubare la sua lapide – come accadde davvero più volte nella realtà – ma viene spaventato dai fantasmi di Norman Bates, Buffalo Bill e Leatherface.
Il cerchio si chiude: Ed Gein non è più un uomo, ma un mito dell’orrore, un simbolo della cultura che lo ha trasformato in leggenda.

“Solo una madre può amarti”

Una scena di Monster: La storia di Ed Gein (fonte: Netflix)
Una scena di Monster: La storia di Ed Gein (fonte: Netflix)

L’ultima inquadratura riporta Ed bambino, seduto accanto ad Augusta sulla veranda. Lei gli porge un bicchiere di limonata e pronuncia la frase che racchiude l’intera serie: “Solo una madre può amarti.”

Il regista Max Winkler ha spiegato che questa battuta è il “ Rosabella” di Gein: il nucleo emotivo che spiega tutto ciò che è venuto dopo. Non un’innocente nostalgia, ma un veleno primordiale. È un epilogo intimo e terribile: la madre come origine e destino, la culla e la tomba del mostro.

Il significato del finale

Una scena di Monster: La storia di Ed Gein (fonte: Netflix)
Una scena di Monster: La storia di Ed Gein (fonte: Netflix)

Il finale di Monster: La storia di Ed Gein non vuole assolvere il suo protagonista, ma mostrarne la genesi. Ed non è solo il prodotto della follia: è il frutto di un contesto che ha prima represso, poi spettacolarizzato il male.
Murphy e Brennan ci costringono a chiederci chi sia il vero mostro: il bambino abusato e abbandonato, o la società che trasforma il suo orrore in intrattenimento?

L’ultimo sorriso di Ed, mentre osserva i fantasmi che danzano, è quello di un uomo che capisce finalmente di essere diventato un mito. E di non poter mai più tornare umano.

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