Mike Flanagan non vuole limitarsi a trasformare Carrie in una serie di otto episodi. Prima ancora del debutto su Prime Video, il regista ha rivelato di avere in mente un progetto molto più ampio per la sua rilettura del primo romanzo di Stephen King: nel suo scenario ideale, la storia dovrebbe svilupparsi nell’arco di tre stagioni. Una vera e propria trilogia che inevitabilmente solleva una domanda, considerando quanto sia breve e autoconclusivo il libro originale: che cosa potrebbe raccontare Flanagan dopo gli eventi che tutti conosciamo?
“Nel mio scenario ideale, penso siano tre stagioni“, ha spiegato Flanagan parlando del futuro della serie. “Credo che Carrie abbia un meraviglioso arco narrativo in tre fasi. È una trilogia, davvero“. Per il momento, però, Prime Video ha ordinato soltanto la prima stagione, composta da otto episodi, e non è stato ancora annunciato alcun rinnovo.
La prima stagione debutterà il 7 ottobre e non rinuncerà agli eventi fondamentali del romanzo di King. Carrie White, interpretata da Summer H. Howell, è cresciuta completamente isolata dal mondo insieme alla madre Margaret e, in questa nuova versione, anche al padre Ralph, un complottista ossessionato dalla sorveglianza governativa. Dopo la morte improvvisa dell’uomo, l’intervento dei servizi sociali porta Carrie a frequentare per la prima volta una scuola pubblica. Qui dovrà confrontarsi non soltanto con il bullismo dei compagni, ma anche con la sua versione contemporanea: video virali e crudeltà amplificate dai social network.

La storia arriverà anche al ballo scolastico e alla tragedia che rappresenta il momento più celebre del romanzo. Le immagini dal set hanno già mostrato Carrie ricoperta di sangue durante quella sequenza, quindi Flanagan non sembra intenzionato a conservare gli eventi più famosi del libro per eventuali stagioni successive. È proprio questo dettaglio a rendere particolarmente interessante il suo progetto di realizzare tre stagioni.
La risposta potrebbe trovarsi in alcune parti del romanzo che il cinema ha quasi sempre lasciato ai margini. Flanagan ha ricordato che Carrie non racconta la vicenda esclusivamente attraverso la protagonista: King interrompe la narrazione con rapporti della polizia, chiamate di emergenza, articoli di giornale, trascrizioni giudiziarie e documenti scientifici che cercano di comprendere l’origine della telecinesi.
“Il libro ci ha dato forse 90 minuti di materiale“, ha spiegato Flanagan parlando della difficoltà di trasformarlo in una serie. La soluzione è stata quindi utilizzare proprio quei frammenti per interrogarsi sul mondo che esiste intorno a Carrie e, soprattutto, sulla possibilità che lei non sia affatto l’unica persona dotata di capacità simili.
Nel romanzo King parla infatti di un “gene TK“, legato alla telecinesi. Flanagan ha osservato che, se lo scrittore avesse scritto Carrie qualche anno più tardi, probabilmente quelle capacità avrebbero potuto essere ricondotte allo stesso universo psichico sviluppato in altre sue opere. “Carrie White potrebbe avere lo Shining“, ha osservato il regista, aprendo così una possibilità narrativa molto più ampia rispetto alla semplice rilettura della vicenda originale.
Questa idea sarà già presente nella prima stagione. A partire dal secondo episodio, ogni puntata si aprirà con una storia ambientata in un’epoca diversa e dedicata a un’altra donna dotata di capacità straordinarie. Non si tratterà quindi semplicemente di aggiungere nuovi compagni di scuola con poteri telecinetici, come lasciava intendere la bozza iniziale, ma di mostrare come ciò che accade a Carrie possa inserirsi in una storia molto più vasta.
Flanagan ha spiegato che l’espansione deve però essere giustificata dalla storia e non servire semplicemente ad aumentare il numero degli episodi. La sua lettura parte dall’idea di raccontare donne dotate di capacità particolari e, soprattutto, giovani donne che cercano di comprendere il proprio posto nel mondo e il potere che possiedono, insieme alle conseguenze che questo comporta.

Flanagan ha spinto il ragionamento ancora oltre, citando altri romanzi di Stephen King, oltre al già citato Shining, per mostrare quali possibilità potrebbe aprire questa espansione. Parlando con Entertainment Weekly, ha osservato che Carrie potrebbe attirare l’attenzione dell’organizzazione al centro de L’Istituto, interessata proprio ai bambini dotati di capacità psichiche, oppure finire nel mirino del Vero Nodo di Doctor Sleep, che dà la caccia a chi possiede lo Shining. Il regista non ha annunciato la presenza di questi elementi nella serie, ma li ha utilizzati come esempi per mostrare quanto la storia di Carrie possa essere inserita in una mitologia molto più ampia rispetto a quella esplorata dai precedenti adattamenti.
E c’è persino La Torre Nera. Flanagan continua a sviluppare il suo adattamento della saga per Amazon e, interrogato sulla possibilità che Carrie possa diventare in futuro una porta d’ingresso verso quell’universo, non l’ha esclusa. Il regista ha spiegato che esistono personaggi legati alla Torre che svolgono determinate funzioni narrative e che Carrie potrebbe, in teoria, ricoprirne una. Ha citato in particolare Insomnia, uno dei romanzi più direttamente collegati alla mitologia della Torre.
Nel cast della nuova Carrie, accanto a Summer H. Howell, ci saranno Samantha Sloyan nel ruolo di Margaret White, Siena Agudong in quello di Sue Snell, Alison Thornton come Chris Hargensen, Amber Midthunder nei panni di Miss Desjardin e Matthew Lillard come preside Grayle. Flanagan è sceneggiatore, showrunner e produttore esecutivo della serie, oltre ad aver diretto quattro degli otto episodi. Variety Australia
Per capire davvero cosa significhi questa “trilogia” immaginata da Flanagan bisognerà quindi aspettare. Il regista non ha ancora spiegato quale sarebbe la trama della seconda e della terza stagione, né Prime Video le ha ordinate. Ma sappiamo già che la prima stagione arriverà agli eventi del ballo e che contemporaneamente introdurrà altre donne con capacità straordinarie e l’idea di un mondo psichico molto più vasto di quello conosciuto da Carrie.
È qui che il progetto diventa più interessante: una volta raccontata la tragedia scritta da King, la domanda non sarà più soltanto come Flanagan abbia reinterpretato Carrie, ma che cosa intenda fare del mondo che avrà costruito intorno a lei. E, considerando i riferimenti già fatti a Shining, L’Istituto, Doctor Sleep e persino La Torre Nera, le eventuali altre due stagioni potrebbero allontanarsi parecchio dai confini del romanzo del 1974.
