Ana Carolina Oliveira, nata il 5 aprile 1984, è la madre di Isabella Nardoni, la bambina di 5 anni uccisa nel 2008 a San Paolo, in Brasile. Per l’omicidio di Isabella, sono stati condannati il padre della bambina ed ex compagno della Oliveira, Alexandre Nardoni e la sua nuova compagna, Anna Carolina Jatobà. Oggi, dopo la tragedia, la Oliveira preferisce farsi chiamare Carol, lavora come bancaria si è sposata con Vinicius Francomano e ha due figli, Miguel e Maria Fernanda.
Ana Carolina Oliveira rimase incinta di Isabella nel 2001, quando aveva 17 anni, ma il suo compagno Alexandre, che all’epoca stava cercando di essere ammesso nella facoltà di giurisprudenza, accolse negativamente la notizia. Quando Isabella aveva 11 mesi, Ana Carolina e Alexandre si separarono e il padre, oltre a versare un assegno di mantenimento mensile, ottenne il diritto di vedere sua figlia due volte al mese. Al momento della separazione, Nardoni già viveva con la sua nuova compagna, Anna Carolina Jatobà. Il 29 marzo – come spieghiamo anche nella recensione de Il caso Isabella Nardoni – la bambina fu gettata dal quinto piano dell’Edificio London, a San Paolo.
Secondo la versione dei fatti di Nardoni, lui aveva lasciato la compagna e gli altri due figli in macchina e aveva portato su in casa Isabella, che già dormiva. Ma la bambina era stata lanciata giù dalla finestra da uno dei ladri che si erano introdotti nel palazzo. Una versione smentita dall’autopsia, che invece stabilisce che Isabella aveva già subito violenze prima di essere gettata giù dal palazzo. Nella sua stanza inoltre, vengono trovate tracce di sangue della bambina, che confermano gli abusi subiti prima della sua morte. Addirittura i medici legali ipotizzarono che Isabella fosse stata uccisa prima, e poi gettata sul prato davanti al palazzo. Per l’omicidio della piccola furono condannati suo padre Alexandre – tutt’ora in carcere – e la matrigna, che oggi è tornata in libertà.
“Il tempo guarisce molte cose, ti fa capire molte cose. Ma la nostalgia rimane e non se ne va mai. Per me sono quindici anni di nostalgia, che mi manca tanto, continuamente. Soprattutto oggi, che ho anche i miei figli, sapere come sarebbe lei a vivere con loro, come sarebbe una vita intera andare avanti con lei, adolescente, college, comunque. È una nostalgia che a volte fa male nel profondo dell’anima”.
I primi ad arrivare sul luogo dell’omicidio di Isabella Nardoni furono proprio sua madre Ana Carolina e la nonna materna. Come viene raccontato nel documentario, la bambina fu trasportata in ospedale, dove morì poco dopo. E a proposito del documentario, la madre di Isabella ha spiegato a UOL che quando è stata contattata per partecipare al progetto Netflix, ha avuto qualche remora ad accettare, soprattutto per via dei suoi figli. “Quando il co-regista del documentario mi ha contattato per partecipare, inizialmente ho pensato che fosse una buona idea e un’opportunità perché mia figlia non venisse dimenticata. E perché la mia storia ha segnato e aiutato altre persone (a scongiurare casi di violenza contro i bambini).”
Successivamente, la Oliveira ha avuto qualche incertezza e poi ha di nuovo cambiato idea, accettando di partecipare. “Temevo che questo progetto potesse provocare delle ferite, perché inevitabilmente coinvolge anche i miei figli. Ho un figlio di sette anni che sa di avere una sorella più grande che è scomparsa, ma non sa come sono andati davvero i fatti. Poi sono tornata sui miei passi. Il mio scopo, nell’accettare di far parte di questo progetto è che questa storia – così come tante altre non raccontate – non venissero mai dimenticate”
