A oltre vent’anni dalla fine di Friends, Lisa Kudrow ha sollevato il velo su aspetti inquietanti della produzione della celebre sitcom NBC. L’attrice, che ha interpretato Phoebe Buffay per dieci stagioni, ha raccontato al Times of London di aver dovuto affrontare comportamenti inappropriati da parte dello staff di sceneggiatori, composto prevalentemente da uomini.
Secondo quanto riferito dalla Kudrow, oggi 62enne, dietro le quinte della serie si verificavano cose sgradevoli. Le registrazioni avvenivano davanti a un pubblico dal vivo di circa 400 persone e, se uno degli attori dimenticava una battuta o questa non suscitava la reazione sperata, gli sceneggiatori non esitavano a manifestare la propria frustrazione con commenti volgari e offensivi.
“Se sbagliavi una delle loro battute o non otteneva la risposta perfetta, potevano dire cose come: ‘Questa (omissis) non sa nemmeno leggere? Non ci sta nemmeno provando. Ha rovinato la mia battuta’”, ha dichiarato l’attrice, riportando le espressioni utilizzate dagli autori nei confronti del cast femminile.
Ma le rivelazioni più sconcertanti riguardano il comportamento degli sceneggiatori durante le lunghe sessioni di scrittura. Kudrow ha raccontato che nella writers’ room, dominata da un team di 12-15 persone per lo più uomini, si restava svegli fino a tarda notte discutendo anche di fantasie sessuali su Jennifer Aniston e Courteney Cox.

Nonostante la durezza di questi comportamenti, che Kudrow definisce apertamente “brutali”, l’attrice ha spiegato di aver adottato un atteggiamento pragmatico. “Questi ragazzi, ed erano per lo più uomini lì dentro, stavano seduti fino alle 3 del mattino cercando di scrivere lo show, quindi il mio atteggiamento era: ‘Dite quello che volete di me alle mie spalle perché tanto non ha importanza’”, ha dichiarato, sottolineando come gran parte di questi episodi avvenisse lontano dal set.
Le dichiarazioni di Kudrow riportano alla memoria un caso giudiziario che, già negli anni 2000, aveva acceso i riflettori sul clima di lavoro nella writers’ room di Friends. Come ricorda Variety, Amaani Lyle, assistente degli sceneggiatori durante la sesta stagione nel 1999, aveva intentato una causa contro Warner Bros. Television denunciando discriminazioni razziali e molestie sessuali.
Nella sua denuncia, Lyle sosteneva che gli autori facevano frequentemente commenti sessuali e razzisti e che lei, in qualità di assistente, era obbligata a prendere nota di tutto ciò che veniva detto. Secondo la sua testimonianza, aveva sentito gli sceneggiatori parlare di “cosa avrebbero voluto fare sessualmente alle diverse componenti femminili del cast” e fare “commenti denigratori” su altre attrici della serie.
Il caso arrivò fino alla Corte Suprema della California, che nel 2006 si pronunciò contro Lyle, stabilendo che quel tipo di linguaggio, pur offensivo, rientrava nel contesto creativo della scrittura televisiva. Una decisione che suscitò forti polemiche, ma che di fatto confermò la cultura dominante nelle writers’ room hollywoodiane dell’epoca.
Nonostante Friends sia diventata una delle serie più di successo della storia della televisione, Kudrow ha raccontato che il suo percorso dopo la fine dello show non è stato privo di difficoltà. In una precedente intervista all’Independent, l’attrice ha rivelato che la sua agenzia si riferiva a lei semplicemente come “la sesta Friend”, senza una reale visione sul suo futuro artistico.
“Nessuno si curava di me”, aveva dichiarato. “C’erano persone nella mia agenzia che mi chiamavano semplicemente ‘la sesta Friend’. Non c’era una visione per me, nessuna aspettativa sul tipo di carriera che avrei potuto avere. C’era solo un ‘cavolo, è fortunata ad aver ottenuto quel ruolo’”. Questo nonostante nel 1998 fosse stata la prima del cast a vincere un Emmy come Miglior Attrice Non Protagonista in una Serie Comica.
Dopo la conclusione della serie nel 2004, Lisa Kudrow ha costruito una carriera variegata tra cinema e televisione, partecipando a film come Easy A, Booksmart e Long Shot, e a serie come Web Therapy e Space Force. Attualmente è protagonista della terza stagione di The Comeback, dove interpreta una versione satirica di sé stessa alle prese con le dinamiche spietate dell’industria dello spettacolo.
