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Home » Serie TV » News serie TV » La storia vera di Lyle ed Erik Menéndez, i protagonisti di Monsters su Netflix

La storia vera di Lyle ed Erik Menéndez, i protagonisti di Monsters su Netflix

La nuova serie Monsters sui fratelli Menendez, che uccisero i genitori, è tratta da un'agghiacciante storia vera, quella dei due "Pietro Maso" americani.
Fabio FuscoDi Fabio Fusco20 Settembre 2024Aggiornato:25 Settembre 2024
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I fratelli Erik e Lyle Menendez
I fratelli Erik e Kyle Menendez
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La nuova serie Netflix Monsters è ispirata alla storia vera di Lyle ed Erik Menéndez, due fratelli di 18 e 21 anni che nel 1989 uccisero i loro genitori a colpi di arma da fuoco nella loro villa a Beverly Hills. I due erano figli di Jose Menendez, dirigente nel settore dell’intrattenimento audiovisivo e di sua moglie Mary Louise Andersen, detta Kitty, una ex insegnante. Lyle ed Erik non furono arrestati subito, ma qualche mese dopo, grazie alla soffiata dell’amante del loro psicologo. Quello che inizialmente era stato ipotizzato come un delitto di mafia si rivelò essere una strage familiare, che secondo i giudici aveva un movente economico. I fratelli Menendez, che dopo l’omicidio iniziarono a sperperare i soldi dell’eredità, sostennero che avevano ucciso i loro genitori perché il padre abusava dessualmente di loro da anni, e aveva minacciato di ucciderli, nel caso avessero svelato i segreti di famiglia. I due assassini furono condannati all’ergastolo senza condizionale. Di seguito riepiloghiamo il caso fino agli sviluppi più recenti.

Jose e Kitty Menendez
Jose e Kitty Menendez

Come scrive Crime Library, la sera del 20 agosto 1989, Kitty e Jose Menendez stavano guardando la tv in salotto, nella loro villa al numero 722 di Elm Drive, a Beverly Hills, quando i loro figli entrarono nella stanza e gli spararono con fucili caricati con cartucce calibro 12. Entrambi i coniugi furono crivellati di colpi e l’autopsia stabilì che il padre era stato giustiziato con un colpo a distanza ravvicinata sparato alla nuca, che gli lasciò un foro di circa 13 cm e gli disintegrò il cervello. Il report dei medici legali spiega che il viso di Jose fu deformato dalla violenza dei colpi. A sua moglie Kitty fu riservata un’esecuzione simile, con tre colpi sparati al viso e ad un occhio, di cui uno fatale. Tra le numerose ferite individuati su entrambi i cadaveri, quelle alle rotule fecero pensare inizialmente che si era trattato di un regolamento di conti in stile mafioso. Jose su trovato seduto sul divano, con la testa reclinata da un lato, mentre sua moglie giaceva a terra, tra il divano e il coffee table collocato davanti.

La scena del crimine dell'omicidio di Jose e Kitty Menendez
La scena del crimine: il salotto di Jose e Kitty Menendez dopo l’omicidio. Si notano due ampie chiazze di sangue sul divano e sul tappeto tra il tavolo e il divano. – fonte ABC News

Alle 23.47 Lyle telefonò al 911 dicendo che i suoi genitori erano stati uccisi. Una telefonata piuttosto concitata, di breve durata, durante la quale Lyle si interruppe due volte per rivolgersi a suo fratello dicendogli di stare lontano dai corpi dei genitori.  I Menendez non furono considerati immediatamente dei sospetti, ma furono portati al dipartimento di polizia per essere ascoltati come persone informate sui fatti.

I due, non senza difficoltà dichiararono che avevano trascorso la giornata insieme, avevano fatto shopping presso un centro commerciale e poi verso le 20.00 erano andati al cinema per vedere l’ultimo film di O07, License to Kill (uscito in Italia con il titolo 007 – Vendetta privata) ma siccome c’era una fila molto lunga al botteghino, avevano ripiegato su Batman di Tim Burton. Fa sorridere la scelta del primo film, considerato il titolo, ma è ancora più spiazzante la scelta del secondo, considerato che nel film Bruce Wayne diventa un giustiziere in seguito all’omicidio dei suoi genitori. Dopo il cinema sarebbero dovuti andare a cena a Santa Monica ma si erano persi e avevano provato a chiamare da una cabina Perry Berman, l’amico con il quale si sarebbero dovuti incontrare, il quale rinnovò l’appuntamento altrove, a Beverly Hills. Prima di andare all’appuntamento i Menendez sostennero di essere tornati brevemente a casa per prendere la carta d’identità falsa di Erik, in modo che potesse bere alcolici, visto che non aveva ancora l’età legale per farlo. Gli agenti chiesero ai Menendez chi potesse odiare così tanto i genitori da ucciderli in quel modo e Lyle rispose “forse la mafia”

Lyle ed Erik Menendez
I fratelli Lyle ed Erik Menendez

Su un patrimonio stimato di 14 milioni di dollari, con le dovute detrazioni fiscali, i due ereditarono due milioni di dollari ciascuno, una cifra ben lontana dalle loro aspettative. Secondo la testimonianza di un amico, loro si aspettavano di intascare 90 milioni di dollari e ritenevano che il padre avesse un conto segreto in Svizzera. Questo tuttavia non gli impedì di iniziare a spendere soldi per piacere personale dall’assicurazione sulla vita che aveva stipulato il padre. Quattro giorni dopo l’omicidio acquistarono nuove auto, vestiti firmati e gioielli. Spesero 15mila dollari per dei Rolex e per dei fermasoldi. Reclutarono delle guardie del corpo sostenendo di temere per la loro incolumità, e una di loro testimoniò che i fratelli erano arrivati a spendere 24mila dollari per un impianto stereo. Poco dopo comunicarono ai bodyguard che non avevano più bisogno di loro perché uno zio si era messo in contatto con persone della mafia ed erano arrivati ad una sorta di accordo economico. Decisero che non potevano stare nella loro villa a Beverly HIlls e soggiornarono in diversi alberghi fino a quando decisero di stabiliersi a Marina del Rey presso le Marina City Towers, spendendo rispettivamente più di 2000 dollari al mese di affitto. Altri soldi furono spesi poi per viaggi, investimenti senza senso, per l’affitto di un ufficio nel quale Lyle chiamò a lavorare amici e compagni di college completamente inesperti. Tra le altre cose Lyle tentò di acquistare una pizzeria, Teresa’s Pizza a Princeton, ma a causa di un diverbio col proprietario l’acquisto non andò in porto. Acquistò un altro locale, lo Chuck’s Spring Street Cafè,, anche questo situato a Princeton e tutt’oggi ancora attivo, per il doppio del suo valore reale.

A questo punto alla polizia sembrò evidente che i due Menendez potessero essere coinvolti nell’assassinio dei loro genitori, anche perché erano venuti a sapere, tramite un amico di Lyle, che i due avevano contattato un informatico esperto perché cancellasse dei file dal computer di sua madre. Nello specifico, Lyle voleva assicurarsi che il nuovo testamento di sua madre potesse essere cancellato senza che nessuno potesse recuperare il file. Da ulteriori indagini poi, risultò che i due avessero iniziato ad avere i primi contrasti, soprattutto in termini di gestione del patrimonio. Presto però, i due fratelli avrebbero fatto un passo falso che li avrebbe consegnati direttamente nelle mani degli inquirenti.

Jerome Oziel
Il dottor Jerome Oziel durante i processi ai fratelli Mendelez

Dopo un confronto con gli inquirenti, il 31 ottobre 1989, Erik fu talmente scosso che chiamò il suo psicologo, Jerome Oziel. I due si incontrarono e dopo una lunga passeggiata, Erik confidò ad Oziel che erano stati loro ad uccidere i genitori. Lo avevano fatto, spiegò Erik, dopo aver visto la miniserie Billionaire Boys Club e aver maturato la convinzione che Jose li avrebbe diseredati. Non avrebbero voluto uccidere la loro madre, ma ritennero di non avere alternative. Il ragazzo proseguì la sua storia spiegando che avevano acquistato le armi a San Diago e dopo l’omicidio le avevano gettate in un canyon sulla Mulholland Drive. La loro intenzione, dopo il delitto, era quella di andare all’appuntamento con il loro amico, ma rinunciarono perché Erik era troppo scosso e decisero quindi di tornare a casa per chiamare la polizia. Nella stessa occasione Erik e Oziel furono raggiunti da Lyle che era stato contattato durante la confessione e minacciò lo psicologo che avrebbe fatto meglio a stare zitto sulla questione, perché altrimenti lo avrebbero ucciso.

Qualche giorno dopo, a metà novembre, un amico di Erik, Craig Cignarelli, disse agli inquirenti che quando era andato a trovare i due fratelli a Beverly Hills, Erik gli aveva praticamente raccontato come aveva ucciso i suoi genitori, concludendo però con “potrebbe essere successo”. Su richiesta dei detective, Cignarelli accettò di incontrare Erik con un registratore nascosto e vedere se riusciva a fargli confessare nuovamente l’accaduto. Durante la cena però, Erik disse all’amico che aveva scherzato e che sia lui che suo fratello non erano coinvolti nell’omicidio dei genitori. Gli inquirenti dovettero aspettare gli inizi di marzo per una svolta definitiva nelle indagini.

Judalon Smith
Judalon Smith durante il processo ai fratelli Mendelez

A marzo 1990 infatti, i detective ricevono la visita di Judalon Smyth, una donna di 37 anni, titolare di un’attività di duplicazione di nastri audio. La Smyth era l’amante del dottor Oziel, il quale le aveva chiesto di origliare le sue conversazioni con i fratelli Mendelez. La donna raccontò di aver sentito Lyule ed Erik litigare sul fatto di aver confessato tutto al dottore, con Lyle che diceva che avrebbero dovuto uccidere lo psicologo e altre persone a lui collegate. La donna aggiunse anche che Oziel aveva continuato ad incontrare i Mendelez per tentare un percorso di terapia, spiegandogli che avrebbe potuto aiutarli a ricostruire la loro storia familiare per risalire a ciò che li aveva portati ad uccidere i loro genitori.

Come scrive People, in un’intervista del 2015, la Smyth spiegò che si era decisa a parlare solo dopo aver chiuso la sua relazione con Oziel e sottolineò anche di essere stata crocifissa dai media.

“Ci ho messo molto tempo a fare la cosa giusta, ma alla fine ce l’ho fatta”

Tre giorni dopo, i detective ottennero un mandato di perquisizione nei confronti del dottor Oziel, che consegnò loro 17 nastri audio e diverse pagine di appunti.

L’8 marzo Lyle Menendez fu arrestato mentre stava andando a pranzo fuori con alcuni amici. Tre giorni dopo, gli agenti arrestarono suo fratello Erik, che si consegnò spontaneamente alla polizia dopo essere tornato da Israele dove aveva partecipato ad un torneo di tennis.

Lyle ed Erik Menendez attesero tre anni in carcere prima di essere sottoposti a processo. Furono rinchiusi nella prigione maschile della contea di Los Angeles, in celle separate, inizialmente separati anche dagli altri detenuti. In questo periodo Erik si confidò con un prete circa i presunti abusi che aveva subito in famiglia gettando le basi per quella che sarebbe stata la loro difesa, in sede processuale.

Lyle ed Erik Menendez durante il processo.
Lyle ed Erik Menendez durante il processo – foto: Ted Soqui / Sigma / Getty

Gli avvocati cercarono di dimostrare che l’omicidio di Jose e Kitty Menendez era una conseguenza di una vita di abusi sessuali perpetrati nei confronti dei due figli della coppia. Jill Lansing, uno degli avvocati dei Menendez, dichiarò

“Vi dimostreremo che gli omicidi sono stati commessi per paura. Paura dei genitori, che erano così brutali e manipolativi, sessualmente perversi, che costrinsero i loro figli ad un gesto disperato”

Erik e Lyle Menendez da piccoli con il padre Jose
Erik e Lyle Menendez da piccoli con il padre Jose

Secondo Lansing, pochi giorni prima dell’omicidio, Erik aveva rivelato a Lyle di essere stato molestato dal padre per dodici anni e questo sconvolse Lyle, che a sua volta riteneva di essere stato abusato da bambino. L’avvocato proseguì spiegando che Lyle aveva avuto un duro confronto con il padre Jose e gli aveva detto che lui ed Erik se ne sarebbero andati. Jose a sua volta minacciò velatamente di morte il figlio, determinato a mantenere il segreto di famiglia ben nascosto. Un altro legale dei fratelli, Leslie Abramson, sosteneva la teoria secondo la quale Lyle ed Erik si sentivano costantemente minacciati dai genitori, ritenendo che potessero essere uccisi in qualsiasi occasione. A sostegno della sua ipotesi, chiamò a testimoniare il capitano della barca che accompagnò i Menendez ad una gita in mare per vedere gli squali, il giorno prima dell’omicidio. L’uomo disse che i Menendez erano una famiglia strana e che i fratelli avevano trascorso tutto il viaggio di sette ore, stretti vicini vicini, a prua. Abramson spiegò che i due ragazzi avevano paura di poter essere uccisi durante la gita, un pensiero irrazionale, se consideriamo che c’erano testimoni, ma giustificato dal clima di terrore che si respirava in famiglia.

La descrizione dei due fratelli Menendez come due ragazzini impauriti però non combaciava con quella di altre testimonianze, che li descrivevano come strafottenti e viziati.

Kyle ed Erik Menendez nel 2016
Kyle ed Erik Menendez nel 2016

Al termine di due processi molto complessi e soprattutto molto discussi, a livello mediatico, il giudice condannò Lyle ed Erik Menendez all’ergastolo, senza la condizionale. Come scrive People, ad oggi i fratelli continuano a sostenere di essere stati vittime di abusi da parte dei loro genitori e nel 2018 sono stati riuniti nello stesso carcere, dopo aver trascorso più di vent’anni in strutture detentive diverse. Fino ad allora si erano scritti numerose lettere e sembra che trovassero anche il modo di giocare a scacchi, sempre via lettera. Negli anni i due si sono anche sposati in carcere, Erik nel ’99 sposò Tammi Ruth Saccoman, sua amica di penna, mentre mentre Lyle è stato sposato con Anna Eriksson dal 1996 al 2001. Due anni dopo si è risposato con Rebecca Sneed, che è avvocato.
Ad oggi continuano a ricevere il sostegno dai loro parenti, i quali sostengono che avessero subito degli abusi.

Se il true crime vi appassiona, vi ricordiamo che su Netflix potete vedere anche la prima stagione di Monster, su Jeffrey Dahmer. Riguardo i casi italiani degli anni ’80 e ’90 invece, vi segnaliamo che da oggi in streaming potete vedere la prima stagione di Storie Maledette.

Fabio Fusco
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Nato a Napoli, classe 1976, Fabio Fusco è Responsabile news su ScreenWorld.it e su CinemaSerieTv.it e Coordinatore editoriale su CultWeb.it. Fa parte della redazione de IlMegliodiTutto.it. Dal 2008 al 2022 è stato Responsabile news, social media manager e redattore presso Movieplayer.it. Un lungo percorso al quale è approdato dopo le esperienze nelle redazioni del portale Castlerock.it e del sito Cinemazone.it agli inizi degli anni 2000, e prima ancora con l'e-zine Inside View. Ha preso parte, come redattore e fotoreporter ad alcuni festival di cinema internazionali, tra cui Berlino, Roma e Venezia e ha coordinato le news di due edizioni di UltraPop Festival nel 2020 e 2021. È co-autore del libro satirico La bibbia degli spoiler. Prima di dedicarsi esclusivamente al mondo del cinema e dell'entertainment audiovisivo, ha mosso i suoi primi passi alcune agenzie pubblicitarie e di comunicazione.

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