Aileen Wuornos e Lizzie Borden non si sono mai incontrate e non esiste alcun legame storico documentato tra le loro vicende. Eppure la serial killer giustiziata in Florida nel 2002 ha un ruolo importante in Monster: La storia di Lizzie Borden, la quarta stagione della serie antologica di Ryan Murphy e Ian Brennan appena uscita su Netflix. Il motivo è una scelta narrativa precisa: la serie immagina Wuornos come profondamente affascinata dalla figura di Lizzie Borden e utilizza il suo personaggio per creare un parallelo tra due donne diventate, in epoche molto diverse, figure centrali dell’immaginario criminale americano.
Sarah Paulson interpreta Aileen Wuornos in diversi episodi della stagione. La sua storyline viene introdotta nel quarto episodio, quando la serie compie un salto temporale di quasi un secolo e mostra Aileen profondamente affascinata dalla storia di Lizzie Borden. Il personaggio torna poi nel corso della stagione, fino a intrecciare direttamente la propria vicenda con quella di Lizzie. È un espediente narrativo attraverso il quale Monster mette in comunicazione le due storie a quasi un secolo di distanza.
La stessa Ella Beatty, interprete di Lizzie Borden, ha spiegato a Netflix il significato della scelta.
“La serie sta esplorando un’eredità di rabbia femminile e reazione all’insieme di circostanze che vengono presentate. Penso che ci sia una connessione tra Borden e Wuornos che Ryan e Ian erano interessati a mappare ed esplorare”.
Ma chi era davvero Aileen Wuornos? Nata nel 1956 in Michigan, ebbe un’infanzia segnata dall’abbandono e dagli abusi. In un’intervista d’archivio inclusa nel documentario Netflix del 2025 Aileen: Queen of the Serial Killers, Wuornos raccontò di essere stata picchiata e di aver subito violenze sessuali. Ancora adolescente lasciò la casa dei nonni e cominciò a mantenersi con la prostituzione.
In seguito si trasferì in Florida, dove ebbe una relazione con Tyria Moore. Tra il 1989 e il 1990 uccise sette uomini. Dopo il suo arresto nel 1991, sostenne inizialmente di aver agito per legittima difesa, affermando che gli uomini l’avessero aggredita o avessero tentato di violentarla. Le sue versioni degli omicidi cambiarono però nel corso degli anni e, in una successiva intervista, dichiarò di aver mentito sulla legittima difesa.

Wuornos fu condannata a morte per sei omicidi e venne giustiziata tramite iniezione letale in Florida nel 2002. Il suo caso divenne uno dei più conosciuti della cronaca nera statunitense e generò negli anni un ampio dibattito sul rapporto tra i crimini commessi, gli abusi subiti durante la sua vita e il modo in cui la sua storia era stata raccontata dai media.
La sua vicenda arrivò anche al cinema con Monster, film del 2003 diretto da Patty Jenkins. Charlize Theron interpretò Wuornos e vinse l’Oscar come migliore attrice per la sua performance. È però nell’ultimo episodio di Monster: The Lizzie Borden Story che la serie costruisce apertamente il collegamento con Lizzie. Attenzione seguono spoiler sugli ultimi episodi.
Aileen viene mostrata durante un’intervista in carcere mentre sostiene di aver ucciso per legittima difesa e successivamente sul banco dei testimoni, dove racconta le violenze che affermava di aver subito da uno degli uomini che aveva ucciso.
In un’altra scena parla con i giornalisti fuori dal tribunale: “Cercano di infangare il mio personaggio, farmi sembrare un mostro, squilibrata o qualcosa come Jeffrey Dahmer, che non sono“, afferma. La serie arriva poi a rappresentare anche gli ultimi momenti della sua vita. Prima dell’esecuzione, la Aileen interpretata da Paulson pronuncia un’altra frase che rende ancora più evidente il significato che Monster vuole attribuire alla sua presenza nella storia:
“Solo un’altra donna condannata a morte per qualcosa per cui un uomo se la sarebbe cavata”.
Un altro elemento utilizzato per collegare le due vicende è Carnival di Natalie Merchant. La canzone accompagna la sequenza dell’esecuzione di Wuornos e ritorna successivamente alla conclusione della storia di Lizzie. Wuornos era realmente una fan di Merchant e aveva chiesto che Carnival venisse suonata al suo funerale.
Il collegamento diventa ancora più esplicito attraverso una sequenza onirica. Dopo l’esecuzione, Aileen si risveglia sul lettino e vede nella stanza Lizzie Borden e Bridget “Maggie” Sullivan, la domestica della famiglia Borden. “Stai andando in un posto sicuro“, le dice Lizzie. “Tutto è perdonato. Tutto è compreso. Finalmente“.

Ma la serie prepara questo incontro già mostrando la propria versione di Aileen ossessionata dalla storia di Lizzie. Mentre legge un libro dedicato al caso Borden, commenta: “Ecco Lizzie Borden. Sta dando loro esattamente quello che si meritavano. Voglio dire, ha dato al mondo un avvertimento che le donne non dovrebbero più sopportare questa (omissis)“. Insieme alla compagna visita inoltre la casa dei Borden e vi trascorre una notte.
Il parallelismo costruito dagli autori si estende così all’intera stagione. All’inizio della storia, infatti, Lizzie legge a sua volta della contessa Elizabeth Báthory, figura storica attorno alla quale nei secoli si è sviluppata una vasta leggenda criminale. Nell’ultimo episodio è Aileen a guardare indietro verso Lizzie, creando una sorta di catena narrativa tra donne trasformate dalla cultura popolare in figure del crimine.
“Penso che ogni stagione di Monster sia stata un esercizio per comprendere la psicologia della persona“, ha spiegato Beatty, come riporta Entertainment Weekly “Si nasce o si diventa? Sapevo dall’inizio che Ryan Murphy e Ian Brennan erano davvero interessati a esplorare cosa porta una donna al punto della violenza“.
La presenza di Aileen Wuornos, quindi, non vuole suggerire un rapporto storico con Lizzie Borden. È una costruzione della serie attraverso cui Murphy e Brennan mettono in relazione le due figure e, soprattutto, il modo in cui le loro storie sono state raccontate e trasformate nel tempo. Monster aveva già utilizzato un espediente simile nella stagione dedicata a Jeffrey Dahmer, introducendo nella narrazione anche John Wayne Gacy nonostante i due non si fossero mai incontrati.
