Non mentire, di cui vi abbiamo parlato nella nostra recensione, è il remake italiano della serie anglo-britannica Liar – L’amore bugiardo. Com’è facile intuire ruota attorno a un crimine che è solo la punta dell’iceberg di una situazione intricata, piena di menzogne. I protagonisti, una professoressa e un celebre cardiochirurgo, sono legati da un destino terribile che cambierà per sempre le loro vite. Come vedremo nella spiegazione del finale di Non mentire, diretto da Gianluca Maria Tavarelli e disponibile su Netflix, dopo una prima uscita su Canale 5 nel 2019, la verità affiora lentamente e non fa sconti a nessuno.
La bella e la bestia

Laura Nardini (Greta Scarano) è una stimata professoressa in un liceo di Torino. Single da qualche mese dopo la fine della sua relazione con il poliziotto Tommaso (Matteo Martari), cede alla corte di Andrea Molinari (Alessandro Preziosi), celebre cardiochirurgo e padre del suo allievo Luca. Il primo appuntamento, favorito dalla sorella Caterina (Fiorenza Pieri), che con Molinari lavora come infermiera, sembra la perfezione. Con una scusa, l’uomo sale su casa della ragazza e passano la notte insieme. L’indomani, Laura capisce di essere stata stuprata. Inizia così un calvario fatto di visite mediche e dichiarazioni alla polizia. L’agente Vanessa Alaimo (Claudia Potenza), supportata dal collega Mandelli (Duccio Camerini), sembra crederle. Ma servono prove. Prove che nessuno riesce a trovare.
Laura si trasferisce a casa di Fiorenza e si lascia coccolare dal cognato Leo (Paolo Briguglia) e dai due nipotini. Non si accorge, però, che Fiorenza ha iniziato una relazione extraconiugale proprio con Tommaso. Vive i suoi giorni nella disperazione e nell’impotenza. Arriva addirittura a scrivere un post in cui accusa palesemente Andrea dello stupro. Ma la situazione non migliora. E i PM non procedono con il processo. A questo punto, Laura indaga da sola. Coinvolge Tommaso e gli chiede di far luce sul suicidio della moglie di Molinari. Mentre lei entra nella casa del medico, trovando un mazzo di chiavi sotto al tappeto, per capire se in casa ci sia il GHB, la droga dello stupro. Trova solo dell’insulina. E inavvertitamente perde un orecchino.
Un passato che ritorna

Andrea non resta con le mani in mano e cerca come può di difendersi dall’accusa. Soprattutto per proteggere il rapporto con il figlio, ancora traumatizzato dalla morte della madre e alle prese con la relazione con la giovane compagna di classe Malika, che mette incinta e che interrompe la gravidanza. Molinari viene quindi contattato dal signor Ferraro, ex preside di una scuola di Genova in cui Laura ha insegnato.
L’uomo gli rivela che Laura aveva provato ad accusarlo di molestie tempo prima, ritirando poi le accuse. Vuol dimostrare, insomma, che la donna è una psicolabile che sta reiterando un copione. In realtà Laura aveva fatto cadere la denuncia per pietà nei confronti di Ferraro, la cui moglie stava morendo. Lo dice a Vanessa che nel frattempo è entrata nel mirino di Andrea. La poliziotta, incinta e felicemente legata a una donna, respinge le sue avances. E comincia a percepire la pericolosità di Molinari.
Il lupo non perde il vizio

Vanessa mette in guardia Laura, che non ha intenzione di fermarsi. Anche quando, tornando a casa, trova il suo orecchino vicino a un orso di peluche. Andrea è entrato in casa sua. Ed è pronto ad accusarla a sua volta per calunnia. Laura non si fa intimorire, anzi. Decide di far luce sul suicidio della moglie di Andrea e per farlo vola a Roma per parlare con la madre della donna e con la sua migliore amica.
Proprio quest’ultima rivela a Laura di aver subito lo stesso trattamento da Andrea. E che il suicidio di Maria era legato proprio alla scoperta della tresca. Vorrebbe denunciarlo, ma non se la sente. Laura torna a Roma, dopo aver conosciuto Ivan, un uomo che la colpisce per la sua gentilezza. Non si può dire così di Andrea che nottetempo si introduce nella casa di Vanessa e la stupra, dopo averla drogata.
La spiegazione del finale di Non mentire

Preoccupata per il sanguinamento, Vanessa si fa visitare e scopre la verità. Tuttavia, nel suo sangue non c’è traccia di GHB. Laura è ormai pronta a tutto. Chiama Andrea con lo scopo di tendergli una trappola. Vuole simulare un’aggressione da parte di Molinari, lasciare una boccetta di GHB, ottenuta da Tommaso, e far così arrestare Andrea. A sventare il piano ci pensa l’amica poliziotta che aveva messo sotto protezione Laura. L’agente corre subito sul luogo del misfatto, seguendo la macchina di Laura, e convince la donna a desistere per non passare dalla parte del torto. Vanessa allora tenta un’altra strada, infiltrando un’agente sotto copertura come esca per Andrea.
Che lì per lì abbocca, ma poi non cede. La poliziotta ormai sa che Molinari è colpevole, ma manca la prova schiacciante. Laura pensa che possano essere dei video degli stupri. In effetti, Molinari ha stuprato e ripreso costantemente le sue vittime. Ha perfino favorito il suicidio della moglie, raccontandole nel dettaglio il suo tradimento per portarla a uccidersi. Le prove sono nascoste in un capanno, nella casa d’infanzia di Andrea, dove la madre malata vive con una badante.
Laura rintraccia il nascondiglio grazie a una mail recuperata dal cellulare di Molinari, trafugato dalla sorella Caterina, che ha lasciato il marito dopo la rivelazione della tresca, come gesto di riappacificazione per la liason con l’ex Tommaso. I video vengono consegnati alla polizia che ora può arrestare Andrea. C’è solo un dettaglio che non quadra. L’uomo è sparito. E a quanto pare, Laura non aveva subito portato le schede in questura. Caterina, in un gesto di altruismo, conferma l’alibi della sorella dicendo che Laura era rimasta con lei, sconvolta per il ritrovamento dei video. Ma sa perfettamente che è successo qualcosa di terribile. Laura ha ucciso Andrea, lasciando il corpo vicino a un laghetto. Nel finale di Non mentire, una panoramica dall’alto ci mostra il cadavere dell’uomo. “Nessuno sa mai qual è la verità“, dice Laura a Caterina.
