La serie: Adults, 2025 Regia: Ben Kronengold, Rebecca Shaw Sceneggiatura: Ben Kronengold, Rebecca Shaw Genere: Commedia, Dramedy, Coming-of-age Cast: Malik Elassal, Lucy Freyer, Amita Rao, Owen Thiele, Jack Innanen Durata: 8 episodi, circa 25 minuti ciascuno
Dove l’abbiamo visto: In streaming su Disney+ (versione originale sottotitolata)
Trama: Cinque amici ventenni convivono nella casa d’infanzia di uno di loro a Queens, cercando di sopravvivere tra lavori precari, drammi sentimentali e momenti di comicità caotica. Ambientata in una New York post-pandemica (ma girata a Toronto), la serie racconta con tono irriverente e a tratti forzato l’instabilità emotiva, economica e sociale della Generazione Z.
A chi è consigliata? Adults è consigliata a chi ha apprezzato serie come *Girls* o *Broad City*, ma con il filtro ironico della Gen Z. Ideale per chi ama le sitcom corali e non si spaventa di fronte a personaggi sopra le righe, gag esagerate e dialoghi che mescolano ansia sociale e autoironia. Meno adatta a chi cerca una comicità più tradizionale o personaggi ben sviluppati sin da subito.
Adults nasce con l’ambizione di diventare il Friends della Generazione Z, un racconto semi-caotico e volutamente sfacciato sulle contraddizioni dei ventenni di oggi. Creato da Ben Kronengold e Rebecca Shaw, e prodotto da Nick Kroll, lo show è ambientato (almeno sulla carta) nella New York post-pandemica, anche se girato a Toronto. I protagonisti — un gruppo di cinque amici che condividono una casa a Queens — si trovano a vivere un limbo precario tra aspirazioni confuse, lavori inconsistenti e relazioni disfunzionali.
L’intento è chiaro: dare voce a una generazione sempre online, sempre ironica, sempre in crisi. Ma tra l’obiettivo e il risultato c’è di mezzo una scrittura che spesso inciampa nel desiderio di sembrare più brillante di quanto riesca a essere.
Umorismo sopra le righe che non sempre colpisce

Sin dal primo episodio, Adults si presenta con un tono volutamente esagerato e sfrontato, alternando gag sopra le righe a momenti di cringe involontario. Il confine tra comicità scomoda e semplice imbarazzo è sottile, e la serie spesso lo oltrepassa senza il giusto equilibrio. Il gruppo è rumoroso, invadente, eccessivamente autocentrato — ma questo, almeno in parte, è il punto. Il problema è che le battute sembrano troppo studiate per diventare virali, finendo per risultare artefatte.
Molte scene sembrano più sketch da TikTok che momenti di una narrazione coerente, e alcuni personaggi — in particolare Issa e Paul Baker — diventano caricature di se stessi. Il risultato è una sitcom che, pur volendo riflettere la confusione e l’ansia del presente, lo fa con un tono più performativo che autentico.
Personaggi abbozzati in cerca di una vera identità

Il cuore della serie è la convivenza tra Samir, Billie, Anton, Issa e Paul Baker, ma nonostante la dinamica del gruppo sia vivace, i singoli personaggi faticano a emergere con profondità. Samir è scritto in modo talmente incoerente da sembrare più una raccolta di spunti casuali che una persona reale. Issa, pur interpretata con energia da Amita Rao, resta intrappolata in una parodia troppo vicina alla Ilana di Broad City. Paul Baker è volutamente generico, un “himbo” canadese utile più come spalla che come figura autonoma.
Gli unici che riescono a guadagnarsi momenti di reale empatia sono Billie (Lucy Freyer), alle prese con l’ansia da prestazione esistenziale, e Anton (Owen Thiele), il cui bisogno compulsivo di “soul bonding” offre una delle sottotrame più riuscite della stagione.
Le buone intenzioni non bastano

Uno dei limiti principali di Adults è la sua incapacità di distinguersi in un panorama già saturo di comedy generazionali. L’ambientazione — un quartiere residenziale di Queens — poteva offrire spunti originali, ma viene appena accennata. Le dinamiche interne, i rituali di gruppo (“mind wipe”, “house rules”) e le situazioni assurde non bastano a costruire un’identità forte. Molte trame si aprono con idee interessanti — come il concetto di “finestra” post-scandalo o l’ansia da millennial — ma si chiudono in modo debole, lasciando l’impressione di una serie in cerca di una direzione chiara.
Eppure, qualcosa funziona: c’è una chimica innegabile tra gli attori, e alcuni episodi più avanti mostrano un tono più centrato, meno frenetico, più incline a bilanciare ironia e vulnerabilità.
Un inizio incerto, ma non privo di potenziale

Nel suo insieme, Adults è una serie che, come i suoi protagonisti, ha ancora molto da imparare. Le buone idee ci sono, così come l’intento di raccontare l’insicurezza e l’ipercoscienza della Generazione Z. Ma manca il coraggio di rallentare, di smettere di cercare a tutti i costi l’effetto, e di scavare davvero nelle contraddizioni dei vent’anni oggi.
Con più episodi, forse anche una seconda stagione, il potenziale potrebbe emergere in modo più chiaro. Per ora, Adults è una promessa a metà: a volte divertente, spesso fastidiosa, raramente memorabile.
La recensione in breve
Adults cerca di essere la sitcom generazionale della Gen Z, ma inciampa tra gag troppo forzate e personaggi poco definiti. Nonostante la forte chimica del cast e qualche momento azzeccato, la serie manca ancora di una vera identità e di una scrittura solida. Promette bene, ma deve crescere.
Pro
- Buona chimica tra gli attori principali
- Qualche trovata comica funziona, soprattutto nelle puntate centrali
- La rappresentazione del caos e dell’ansia dei vent’anni è, a tratti, azzeccata
- Anton e Billie sono personaggi con potenziale emotivo
Contro
- Umorismo spesso sopra le righe e forzato
- Molti personaggi sono caricaturali o incoerenti
- Trame interessanti che si risolvono in modo debole
- Ambientazione sottoutilizzata
- Tono generale troppo ansioso di piacere
- Voto CinemaSerieTV.it
