La serie: Chad Powers (2025)
Creatori: Glen Powell, Michael Waldron
Genere: Commedia sportiva, Satira d’identità
Cast: Glen Powell, Steve Zahn, Perry Mattfeld, Clayne Crawford, Frankie A. Rodriguez, Toby Huss
Durata: 6 episodi da circa 30 minuti
Dove l’abbiamo vista: In streaming su Disney+ (versione originale con sottotitoli)
Trama: Otto anni dopo aver distrutto la sua promettente carriera da quarterback con una serie di scelte disastrose, Russ Holliday decide di ricominciare da zero: si traveste da ingenuo ragazzo di provincia e si reinventa come “Chad Powers” per entrare in una squadra universitaria con una nuova identità. Il piano è folle, ma potrebbe essere l’unico modo per riscoprire sé stesso… o per perdersi del tutto.
A chi è consigliata? Chad Powers è consigliata a chi cerca una commedia sportiva fuori dagli schemi, con venature satiriche e un protagonista carismatico quanto discutibile. Perfetta per chi ha apprezzato Ted Lasso, Tootsie o Eastbound & Down. Sconsigliata a chi non ama l’umorismo grottesco, i toni ambigui o i personaggi moralmente discutibili.
Glen Powell interpreta uno dei personaggi più assurdi e divisivi della recente serialità americana in Chad Powers, una comedy sportiva che prende in prestito elementi da Ted Lasso, Mrs. Doubtfire e Tootsie, nel tentativo di costruire una storia di redenzione… che forse non vuole nemmeno esserlo davvero. Il risultato? Una serie che si muove tra la parodia, l’assurdo e l’inaspettato, senza però trovare mai un’identità pienamente convincente.
Una premessa folle… ma irresistibile?

La trama è tanto assurda quanto affascinante: Russ Holliday, ex prodigio del football universitario caduto in disgrazia, decide di ricominciare da zero fingendosi un’altra persona. Si traveste da “ragazzo semplice del Sud”, adotta il nome Chad Powers e si presenta a un provino per la squadra dei South Georgia Catfish. Il suo obiettivo? Tornare a brillare sotto mentite spoglie. L’ispirazione arriva da un poster di Mrs. Doubtfire – letteralmente. È da lì che parte l’operazione nostalgia, grottesca e meta, che sfida la sospensione dell’incredulità sin dalla prima scena.
Un protagonista sgradevole… due volte

Il punto di partenza del viaggio di Russ è un personaggio difficile da amare: un narcisista ossessionato dai soldi facili, dai meme complottisti e dalla propria immagine social. Quando diventa Chad, le cose cambiano solo in apparenza. Il travestimento lo rende goffo, ingenuo, infantile, ma anche imbarazzante, in particolare quando la serie indulge in battute di cattivo gusto sulla sua presunta disabilità. Il tentativo di umorismo, basato spesso su malintesi e insulti gratuiti, diventa stancante e persino sgradevole.
Tra farsa e redenzione, senza mai scegliere

Chad Powers vorrebbe raccontare la trasformazione di un uomo egoista in una persona migliore, ma non riesce mai a prendere una direzione precisa. Vuole essere satira? Una parodia affettuosa del sogno americano? Una denuncia del culto delle celebrità sportive? O semplicemente una commedia leggera? A volte è tutto questo, ma spesso non è niente di tutto ciò. La sua ambiguità è intrigante sulla carta, ma sullo schermo diventa un ostacolo al coinvolgimento emotivo.
Powell è carismatico, atletico e pienamente immerso nel ruolo, ma la sceneggiatura gli dà poco spazio per brillare davvero. Il suo talento comico e drammatico emerge solo a tratti, soprattutto negli ultimi episodi, quando la linea tra Russ e Chad si fa più sfumata. È allora che la serie suggerisce qualcosa di più interessante: Chad è solo una maschera per nascondere il vuoto di Russ, o è diventato parte di lui? In quelle sfumature, la serie trova finalmente una sua voce.
Un finale che cambia tutto… o quasi

La sesta e ultima puntata sembra indicare una svolta più cinica e consapevole, lasciando il dubbio che tutto ciò che è venuto prima fosse una parodia del genere stesso. Forse Chad Powers è davvero una satira travestita da farsa, che prende in giro i cliché del percorso di redenzione attraverso lo sport. Ma è troppo poco e troppo tardi: fino a quel momento, la serie ha offerto più confusione che sostanza. Resta la curiosità per una seconda stagione, ma anche il sospetto che l’occasione sia già stata sprecata.
Il cast di contorno salva il gioco?
Le performance secondarie danno ossigeno alla serie. Steve Zahn è perfetto nel ruolo dell’allenatore confuso ma di buon cuore. Perry Mattfeld regala al suo personaggio, Ricky, una grinta credibile, anche se il suo arco narrativo rischia di cadere in stereotipi discutibili. Frankie A. Rodriguez, nei panni del mascotte segreto e assistente di Chad, è l’unico che riesce davvero a far ridere. Paradossalmente, sono i personaggi ai margini a risultare più umani e coinvolgenti.
La recensione in breve
Chad Powers è una serie ambiziosa ma indecisa, che parte da un’idea esilarante per poi smarrirsi in un pastiche di generi, umori e toni. Glen Powell dà il massimo in un doppio ruolo complesso, ma la sceneggiatura non gli rende giustizia. Gli spunti satirici arrivano troppo tardi, e l’umorismo a tratti offensivo toglie smalto alla narrazione. Il potenziale c’è, ma la serie non riesce a decidere cosa vuole essere. Forse, come il suo protagonista, ha solo bisogno di capire chi è davvero.
Pro
- Premessa assurda ma originale
- Glen Powell è convincente nei momenti migliori
- Cast di supporto solido, in particolare Steve Zahn e Frankie A. Rodriguez
- Riflessione interessante (anche se tardiva) sull’identità e l’autenticità
- Finale che apre a sviluppi più maturi
Contro
- Umorismo ripetitivo e spesso di cattivo gusto
- Personaggi principali poco empatici
- Satira poco chiara e incoerente
- Sviluppo narrativo debole nei primi episodi
- Troppe idee, mal gestite
- Voto CinemaSerieTV.it
