La serie: En el barro (In the Mud, 2025)
Regia: Alejandro Ciancio, Estela Cristiani, Sebastián Ortega
Genere: Crime, Drammatico, Prison Drama
Cast: Ana Garibaldi, Valentina Zenere, Carolina Ramírez, Camila Peralta, Erika de Sautu Riestra, Rita Cortese, Cecilia Rossetto, Lorena Vega, Ana Rujas, Gerardo Romano
Durata: 8 episodi da circa 60 minuti
Dove l’abbiamo visto: Netflix (versione originale con sottotitoli)
Distribuzione in Italia: Netflix (uscita in streaming dal 14 agosto 2025)
Trama: Durante il trasferimento verso il carcere femminile di La Quebrada, otto detenute vengono coinvolte in un agguato che fa precipitare il furgone nel fiume. Solo cinque di loro sopravvivono e, coperte di fango, si ritrovano a dover navigare un carcere spietato, diviso in fazioni e retto da un sistema di corruzione, potere e violenza. Tra di loro c’è Gladys “La Borges” Guerra, ex boss dal passato criminale pesante, che dovrà scegliere se proteggere le sue compagne o tornare a regnare nel caos.
A chi è consigliata? En el barro> è perfetta per chi ha amato El marginal, Vis a Vis o Wentworth, e cerca una serie carceraria spietata, piena di tensione e con personaggi femminili intensi. Non adatta a chi cerca leggerezza, comicità o storie di redenzione: qui il carcere è guerra quotidiana.
L’attacco al furgone della polizia che trasporta otto detenute verso La Quebrada è l’evento più potente e cinematografico di tutta En el barro. La scena, adrenalinica e sporca come il titolo suggerisce, mostra la sopravvivenza di cinque donne dopo che il veicolo viene affondato nel fiume. È un’apertura che promette molto: trauma condiviso, sorellanza forzata, spirito di sopravvivenza. Eppure, questo evento resta sorprendentemente scollegato dal resto della narrazione, che torna rapidamente ai meccanismi già noti del prison drama.
La Quebrada: una giungla fatta di potere e corruzione

La vera protagonista della serie è La Quebrada, un carcere femminile dove ogni regola morale è stata riscritta. Qui esistono “tribù” interne, ogni reparto ha le sue logiche e i suoi affari. Prostituzione, chirurgia estetica, traffico di farmaci, pornografia: tutto è concesso a patto che si paghino le persone giuste. Persino la direttrice, Cecilia, è coinvolta in un sistema di adozioni illegali. In questo mondo distorto, le detenute devono negoziare ogni gesto, ogni parola, ogni alleanza.
Il ritorno di Gladys Guerra, la Borges

En el barro è uno spin-off di El marginal e riprende il personaggio di Gladys “La Borges” Guerra, qui interpretata da una intensa Ana Garibaldi. Gladys non è una vittima, ma una leader. Porta con sé un’aura di potere e minaccia che la rende temuta e rispettata. Sebbene sia al centro della narrazione, la serie riesce a dare spazio anche alle altre detenute sopravvissute: Olga, Solita, Marina e Yael. Tutte con passati differenti, tutte coinvolte in dinamiche carcerarie che rivelano la brutalità del sistema, ma anche una certa umanità.
Tensione costante ma sviluppo prevedibile

A livello ritmico, la serie riesce a mantenere viva la tensione per buona parte dei suoi otto episodi. Gli episodi scorrono bene, e il senso di minaccia è sempre presente. Tuttavia, molte situazioni risultano familiari per chi ha già visto serie come Vis a Vis, Wentworth o Bad Girls. Le faide interne, le alleanze improvvise, i tradimenti e le vendette sono già parte del lessico narrativo del genere. En el barro si adagia spesso su questi cliché, senza rielaborarli in modo originale.
Sesso, violenza e crudezza: una scelta stilistica controversa

Uno degli aspetti più controversi della serie è la sua rappresentazione esplicita della sessualità e della violenza. Il corpo femminile è esposto senza risparmio, in docce, riprese pornografiche, violenze sistemiche. La crudezza serve a sottolineare la brutalità dell’ambiente, ma a tratti sembra indulgere nel voyeurismo. Questo aspetto può risultare disturbante, e non sempre necessario. La stessa struttura narrativa tende a spettacolarizzare l’abuso invece che criticarlo.
Un prison drama efficace ma non indimenticabile

La regia corale (Alejandro Ciancio, Estela Cristiani, Sebastián Ortega) è solida e funzionale, ma raramente sorprende. Le atmosfere sono cupe, realistiche, e il comparto tecnico accompagna bene la tensione narrativa. Tuttavia, En el barro non riesce mai a diventare qualcosa di più grande della somma delle sue parti. È una serie coinvolgente e ben interpretata, ma priva di una voce davvero personale o di uno sguardo nuovo sul carcere femminile.
La recensione in breve
En el barro è un prison drama argentino duro e teso, che colpisce per le interpretazioni e per l’atmosfera soffocante. Nonostante un incipit potente, la serie scivola presto nei luoghi comuni del genere, senza mai osare davvero. Resta un prodotto valido per chi ama questo tipo di narrazione, ma privo della forza per lasciare un’impronta duratura.
Pro
- Ottimo cast femminile, con personaggi sfaccettati
- Atmosfera cupa e coerente con il genere
- Tensione costante ben costruita
- Analisi lucida del potere e della corruzione carceraria
Contro
- Trama prevedibile e ricca di cliché
- L’evento iniziale non incide sullo sviluppo narrativo
- Scelte stilistiche discutibili sul piano del sesso e della violenza
- Scelte stilistiche discutibili sul piano del sesso e della violenza
- Alcuni episodi risultano ripetitivi
- Voto CinemaSerieTV.it
