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Home » Serie TV » Recensioni serie TV » La fidanzata, la recensione: Scontri di classe, erotismo e manipolazione

La fidanzata, la recensione: Scontri di classe, erotismo e manipolazione

La recensione di La fidanzata: una guerra psicologica al veleno tra madre e compagna, in un thriller disturbante e visivamente raffinato.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana10 Settembre 2025Aggiornato:12 Settembre 2025
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Una scena de La fidanzata (fonte: Prime Video)
Una scena de La fidanzata (fonte: Prime Video)
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La serie: La fidanzata (The Girlfriend, 2025)
Ideatori: Naomi Sheldon, Gabbie Asher
Genere: Thriller psicologico, Dramma
Cast: Robin Wright, Olivia Cooke, Laurie Davidson, Waleed Zuaiter, Tanya Moodie, Shalom Brune-Franklin, Karen Henthorn, Anna Chancellor
Durata: 6 episodi da circa 55-60 minuti ciascuno
Dove l’abbiamo visto: In streaming su Prime Video (versione originale con sottotitoli e doppiaggio in italiano)

Distribuzione in Italia: Prime Video (dal 10 settembre 2025, con rilascio completo della stagione)

Trama: Quando Daniel, giovane studente di medicina proveniente da una famiglia ricca, presenta alla madre la sua nuova compagna Cherry, si scatena un conflitto velenoso e imprevedibile. Laura, madre elegante e iperprotettiva, vede nella ragazza un’intrusa dalle intenzioni sospette. Ma Cherry ha davvero qualcosa da nascondere? Attraverso una narrazione a doppio punto di vista, la serie esplora i confini sfumati tra amore, controllo e manipolazione, in un crescendo disturbante fatto di ossessioni, classismo e ambiguità.

A chi è consigliato? La fidanzata è consigliata a chi ama i thriller psicologici densi di tensione, ambiguità e colpi di scena. Perfetta per chi cerca storie femminili complesse, atmosfere torbide e interpretazioni cariche di sfumature. Meno adatta a chi è infastidito da tematiche disturbanti o da toni volutamente sopra le righe.


La fidanzata è una miniserie in sei episodi disponibile su Prime Video, tratta dall’omonimo romanzo di Michelle Frances. A firmarne l’adattamento televisivo sono Naomi Sheldon e Gabbie Asher, con la regia di alcuni episodi affidata a Robin Wright, che è anche protagonista. Il risultato è un thriller psicologico elegantemente velenoso, che parte da un assunto semplice – una madre non approva la nuova compagna del figlio – e lo porta alle estreme conseguenze. Il tutto in un contesto rarefatto, fatto di case di design, vestiti costosi, weekend in barca e conversazioni educate cariche di disprezzo.

Al centro della vicenda c’è Daniel, giovane e brillante studente di medicina, cresciuto in un ambiente privilegiato e amato (fin troppo) da sua madre Laura. L’arrivo di Cherry, un’agente immobiliare dalle umili origini e dai modi spavaldi, rompe un equilibrio già instabile. Quel che segue non è una semplice rivalità familiare: è una lotta di potere fatta di sorrisi falsi, manipolazioni emotive e colpi bassi psicologici, dove la verità è sempre sfuggente e l’ambiguità regna sovrana.

Due attrici straordinarie per un duello al veleno

Una scena de La fidanzata (fonte: Prime Video)
Una scena de La fidanzata (fonte: Prime Video)

Il cuore pulsante della serie sono senza dubbio Robin Wright e Olivia Cooke. La prima torna ai fasti di House of Cards con una performance glaciale e magnetica: la sua Laura è una madre apparentemente impeccabile, elegante, razionale, eppure capace di trasmettere un controllo malato sotto la superficie della perfezione. La seconda, già apprezzata in House of the Dragon, costruisce una Cherry sfaccettata, tanto scaltra quanto vulnerabile, in bilico tra genuinità e strategia.

Ogni scena che le vede insieme è un piccolo scontro a fuoco emotivo. I silenzi parlano più delle parole, e ogni gesto è carico di sottotesto. La regia indugia spesso sui loro sguardi, sulle mani che tremano, sulle espressioni che si incrinano, rendendo palpabile la tensione in ogni momento.

Un racconto sdoppiato che sfida la percezione

Una scena de La fidanzata (fonte: Prime Video)
Una scena de La fidanzata (fonte: Prime Video)

Uno degli elementi più interessanti della serie è la struttura narrativa, che gioca costantemente con la soggettività. Ogni episodio mostra gli stessi eventi da due punti di vista – quello di Laura e quello di Cherry – rivelando quanto la percezione possa essere parziale, fallace, o volutamente distorta. A differenza di altri prodotti che utilizzano il cosiddetto “Rashomon effect” per creare confusione, La fidanzata lo impiega per costruire un mosaico complesso: non si tratta solo di versioni opposte, ma di tasselli emotivi che si incastrano e si contraddicono, obbligando lo spettatore a rivedere continuamente le proprie simpatie.

La verità, se esiste, è sempre in movimento. E proprio questa incertezza rende il racconto avvincente.

Erotismo ambiguo e tensioni edipiche: il tabù come motore narrativo

Una scena de La fidanzata (fonte: Prime Video)
Una scena de La fidanzata (fonte: Prime Video)

Molto è stato detto dell’aura incestuosa che aleggia sul rapporto tra Laura e il figlio Daniel. E sì, la serie gioca deliberatamente su questo piano disturbante. Fin dalla prima puntata, scene come il bagno condiviso in piscina o il momento in sauna tra madre e figlio destabilizzano: il linguaggio del corpo, gli abbracci troppo prolungati, la complicità silenziosa tra i due, evocano un’intimità che va oltre l’affetto materno. È una scelta rischiosa, certo, ma funziona nel contesto della serie: alimenta la tensione, il disagio, e giustifica – almeno in parte – l’ossessione di Laura verso qualsiasi figura femminile che provi a “rubarle” il figlio.

Non è una serie per spettatori alla ricerca di un thriller rassicurante o convenzionale. Ma proprio perché osa esplorare territori scomodi, riesce a imprimersi nella memoria.

Denaro, status e disprezzo: il veleno delle classi sociali

Una scena de La fidanzata (fonte: Prime Video)
Una scena de La fidanzata (fonte: Prime Video)

Oltre alla tensione familiare, La fidanzata è anche una feroce critica alle barriere invisibili che dividono le classi sociali. Cherry è giovane, bella, ambiziosa, ma non ha la lingua, i codici e le referenze giuste per essere accettata. Laura, invece, incarna il privilegio eretto a regola morale. Ogni gesto di Cherry – un vestito costoso, un errore grammaticale, un’ignoranza artistica – viene visto come una minaccia al decoro borghese. Ma anche Cherry non è esente da colpe: mente, manipola, si serve di Daniel come trampolino verso un mondo che non le appartiene. Il classismo, qui, è un’arma a doppio taglio, e la serie lo sa bene.

La serie non prende mai una posizione netta. Ci spinge a schierarci, ma poi ci confonde. E nel farlo, ci costringe a fare i conti con i nostri stessi pregiudizi.

Un crescendo tra soap e noir, tra ironia e crudeltà

Una scena de La fidanzata (fonte: Prime Video)
Una scena de La fidanzata (fonte: Prime Video)

Man mano che la storia procede, La fidanzata si fa sempre più folle. L’atmosfera da thriller elegante lascia spazio a momenti al limite del grottesco – tra matrimoni rovinati, colpi di scena improvvisi, e persino una scena con una torta esplosiva. Ma la serie non perde mai la consapevolezza di sé: flirta con il trash, ma lo fa con stile. Sa che ci stiamo divertendo, e ci accompagna con gusto in questo viaggio contorto e un po’ perverso.

Non è Big Little Lies, né vuole esserlo. È più vicina a The Hunting Wives, a You, a quei thriller che si prendono sul serio il giusto, e che trovano forza proprio nella loro capacità di intrattenere con cattiveria intelligente. Se si è disposti a sospendere l’incredulità e abbracciare il lato “soapy” della narrazione, il risultato è sorprendentemente godibile.

La recensione in breve

7.0 Torbida

La fidanzata è un thriller psicologico torbido e seducente, sorretto da due performance femminili eccellenti. Nonostante qualche eccesso narrativo e una trama prevedibile in alcuni snodi, riesce a mantenere alta la tensione e a far riflettere sul potere, l’amore e le relazioni tossiche. Un guilty pleasure raffinato, da gustare senza troppe pretese.

Pro
  1. Robin Wright e Olivia Cooke in stato di grazia
  2. Narrazione a doppio punto di vista efficace
  3. Atmosfera inquietante ben costruita
  4. Ironia velenosa e stile visivo curato
  5. Tematiche attuali: classismo, ossessione, manipolazione
Contro
  1. Alcuni momenti risultano eccessivi o implausibili
  2. La trama tende a essere prevedibile
  3. Il personaggio di Daniel è troppo passivo
  4. Le sfumature edipiche possono risultare disturbanti per alcuni spettatori
  • Voto CinemaSerieTV.it 7.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
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