La serie: La vita bugiarda degli adulti, 2022. Regia: Edoardo De Angelis. Genere: Drammatico. Cast: Giordana Marengo, Valeria Golino, Alessandro Preziosi, Pina Turco, Raffaella Rea. Durata: 45 minuti ca./6 episodi. Dove l’abbiamo visto: in anteprima su Netflix.
Trama: Nella Napoli degli anni ’90 la sfrontata e audace zia Vittoria aiuta la nipote a esplorare un diverso lato della città e indispettisce i severi genitori della ragazza.
Quando ci confrontiamo con l’adattamento di un’opera letteraria di Elena Ferrante sappiamo già di dover fare i conti con diverse sensazioni e stati d’animo. Da un lato c’è la curiosità di vedere “in carne e ossa” quei personaggi che tanto ci colpiscono su carta, così ricchi di sfaccettature, descritti in modo vitale e con parole immaginifiche. Dall’altro c’è il timore (a volte fondato, altre meno) di veder rovinata la storia. Quella paura fisiologica di essere deluse e delusi da qualcosa che non è all’altezza della pagina scritta. In questo marasma di emozioni, su Netflix arriva una serie bella, riuscita, La vita bugiarda degli adulti, che trasferisce in sei episodi l’ultimo romanzo della Ferrante, pubblicato nel 2019 per e/o edizioni.
La squadra che ha dato vita a questo progetto è eccellente. C’è Edoardo De Angelis alla regia e ci sono Laura Paolucci, Francesco Piccolo e lo stesso De Angelis alla scrittura. Infine, un cast azzeccato in ogni ruolo, a partire dalla giovane protagonista Giordana Marengo, per terminare con la strepitosa Valeria Golino, che qui veste i panni di zia Vittoria. Ecco quindi la recensione de La vita bugiarda degli adulti, di cui abbiamo visto i primi due episodi in anteprima, dal 4 gennaio su Netflix.
Vedi Napoli e poi vivi

Napoli, anni ’90. Giovanna è un’adolescente come tante. Anzi no. Perché i suoi genitori, Andrea e Nella, entrambi insegnanti, le rinfacciano di essere brutta. Peggio, di somigliare sempre di più alla zia Vittoria, un fantasma terribile che aleggia da anni in quella casa dell’alta borghesia, minaccioso e scandaloso. Eppure, affascinante. Il paragone continuo spinge Giovanna a voler incontrare la donna, con cui suo padre non parla da tempo immemore a causa di una lite feroce. Per farlo la ragazza deve attraversare la città, tagliarla in due, abbandonare le certezze di una vita ordinata e tuffarsi nel caos.
L’incontro con Vittoria è deflagrante per Giovanna. La zia decostruisce pezzo per pezzo il mondo ordinato di Giovanna, invitandola ad aprire gli occhi sui suoi genitori, lontani anni luce dall’immagine di coppia perfetta che passano al mondo. Dentro il cuore della ragazza, allora, scatta un click che avvia una trasformazione inevitabile, nel corpo e nei pensieri. Perché quella donna riccioluta e appassionata, capace di gettare alle ortiche una vita intera solo per amore, dimostra alla ragazza che si può scegliere chi essere. Che nulla è preordinato. E che l’irrazionalità è la chiave per far nascere una nuova vita. Giovanna si trova così faccia a faccia con le ipocrisie dei grandi e trova il suo modo di amare.
Lenù, Lila, Giovanna

Elena Ferrante ama visceralmente le sue protagoniste. E non citiamo a caso la tetralogia de L’amica geniale, forse una delle opere di narrativa più belle, complesse e costruite sul femminile. La Giovanna di La vita bugiarda degli adulti somiglia a Lila e Lenù, ne condivide alcuni tratti come un certo disincanto, la dolcezza, qualche sprazzo di ferocia. Di diverso c’è che la sua storia è immortalata in un solo, straordinario, momento di inquietudine e (ri)nascita, un’adolescenza che non sappiamo ancora dove e cosa porterà. Per forza di cose, allora, la serie (e il libro) sono meno potenti e trascinanti di L’amica geniale, ma ugualmente febbrili nel mostrare la ricerca dell’identità della protagonista. Una ragazza che vede crollare il suo mondo poco alla volta, che scopre la vita bugiarda dei suoi adulti, che si aggrappa all’affettività di una zia sui generis per (ri)trovare la vera essenza di sé.
Napoli svelata

Uno degli elementi più interessanti e vitali di questa nuova produzione Netflix è la capacità di raccontare Napoli in maniera del tutto originale. La rivoluzione innescata da Vittoria e portata a compimento da Giovanna non può prescindere da quei luoghi. Non è un caso che Andrea (l’ottimo Alessandro Preziosi) inviti sua figlia a studiare il tragitto per arrivare a casa di zia Vittoria. Lo stradario, reperto favoloso di un’epoca analogica in cui i tempi erano rallentati, traccia e divide mondi. I ricchi intellettuali del Vomero sono “in alto”, con le loro librerie piene zeppe di volumi, i mobili di buona qualità, le stanze ben distribuite. Il popolo del Pianto, invece, è in un altrove onirico, sorridente e ossessionato dalla pulizia, predisposto al disordine e ai sorrisi immotivati.
Giovanna e Vittoria

Il fulcro del racconto è Giovanna certo (Giordana Marengo, bravissima), ma la sua figura si sovrappone perfettamente a quella di Vittoria. Tanto che è la stessa Marengo a interpretare la zia da giovane. Una soluzione azzeccata che rende bene la potenza di queste due donne, l’una acerba e in via di definizione, l’altra sconsiderata e appassionata, vitale e tragica. I capelli ricci, la casa sottosopra, il trucco esagerato, il linguaggio volgare descrivono alla perfezione le contraddizioni di eroina tutta pancia e cuore, in grado di dar vita a una famiglia parallela con la moglie e i figli del suo amante, solo in nome dell’amore. Una Valeria Golino memorabile che sacrifica la sua naturale delicatezza (come ogni grande attrice sa fare) per incarnare un personaggio esplosivo, esagerato ma gentile.
La musica di una città

E visto che di dettagli vive l’arte, di qualsiasi genere essa sia, l’elemento musicale è un’altra arma utilizzata da De Angelis per raccontare la vitalità della Napoli degli anni ’90. Le note di Almamegretta e 99 Posse definiscono il mondo di Giovanna, lo illuminano con la potenza di note e parole. E siccome le ispirazioni possono arrivare davvero da ogni piccola cosa, assieme ai gruppi che hanno fatto di Napoli una delle scene musicali europee più importanti, a sorpresa nella bellissima colonna sonora spunta anche Peppino Di Capri, che chiude alla perfezione il cerchio su un mondo degli adulti imperfetto e alla ricerca di un amore, che amore non è. Confessiamo di aver cantato E mò e mò, proprio come Giovanna e le sue amiche, in un momento chiave del secondo episodio. E in quell’istante abbiamo percepito il sottile dolore di una ragazza che scopre una verità difficile da accettare.
Il tempo, i tempi

Non avrebbe potuto esserci epoca migliore degli anni ’90 per ambientare il coming of age di Giovanna. Schiacciati tra l’edonismo degli ’80 e l’ambizione futurista del nuovo millennio, i ’90 hanno sempre vissuto nell’ombra nel racconto della grande Storia. Come fossero un’adolescenza che precedeva e preparava a una vita adulta con tante incognite. Giovanna è il frutto perfetto di quell’epoca, una ballerina sull’abisso che ha paura di saltare ma non può farne a meno.
La regia di Edoardo De Angelis è in questo senso all’altezza della situazione, pulita e mai banale. Scandita da tanti primissimi piani a esplorare i visi dei personaggi (soprattutto quelli femminili e diamo una nota di merito a Pina Turco e Raffaella Rea) che custodiscono segreti terribili. Dove il cuore palpita è nella descrizione degli ambienti popolari, non i classici bassi che siamo abituati a vedere nella Napoli dei film, ma un mondo quasi onirico che si trova ai margini, al di là del centro. Un universo che vorremo conoscere ancora e ancora, perché sentiamo che può riservarci tesori di valore inestimabile.
La recensione in breve
Forse è presto per capire dove arriverà la serie, il voto è un filo più basso di quello che dovrebbe essere solo per questo, ma i primi due episodi mostrano una potenzialità enorme. E non possiamo fare altro che attendere di vedere con curiosità e partecipazione il viaggio di Giovanna alla scoperta di sé stessa.
- Voto CinemaSerieTV
