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Home » Serie TV » Recensioni serie TV » Las Muertas, la recensione: Il lato oscuro del potere femminile in un racconto disturbante ma incompleto

Las Muertas, la recensione: Il lato oscuro del potere femminile in un racconto disturbante ma incompleto

La recensione di Las Muertas, serie Netflix grottesca e disturbante che spreca il potenziale di una storia vera agghiacciante.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana11 Settembre 2025
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Una scena de Las Muertas (fonte Netflix)
Una scena de Las Muertas (fonte Netflix)
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La serie: Las Muertas (2025) Ideatore: Luis Estrada
Genere: Dramma, Crime, Satirico Cast: Paulina Gaitán, Arcelia Ramírez, Alfonso Herrera, Joaquín Cosío, Mayra Batalla, Teresa Ruiz
Durata: 6 episodi da circa 60 minuti ciascuno Dove l’abbiamo visto: In streaming su Netflix (versione originale con sottotitoli e doppiaggio in italiano)

Trama: Ispirata a fatti realmente accaduti, la serie racconta l’ascesa criminale delle sorelle Baladro, alter ego delle famigerate Poquianchis, che tra gli anni ’40 e ’60 in Messico costruirono un impero di sfruttamento sessuale, violenza e omicidi. Con uno stile grottesco e disturbante, la serie esplora il lato più oscuro del potere femminile, denunciando l’impunità e la complicità istituzionale che permisero a questo orrore di prosperare.

A chi è consigliato? Las Muertas è consigliato a chi cerca un crime atipico, con toni satirici e una forte denuncia sociale. Sconsigliato a chi desidera una narrazione lineare, personaggi empatici o un ritmo classico da thriller investigativo.


Las Muertas prende vita da una delle pagine più buie della storia criminale messicana: quella delle sorelle González Valenzuela, passate alla storia come Las Poquianchis. Ispirandosi al romanzo satirico di Jorge Ibargüengoitia, la serie Netflix diretta da Luis Estrada rilegge la vicenda con toni grotteschi, visivamente potenti ma narrativamente instabili. Quello che avrebbe potuto essere un affresco spietato sulla violenza sistemica e la complicità istituzionale diventa invece un’opera che oscilla tra denuncia e spettacolo, senza mai trovare un’identità precisa.

Le sorelle Baladro: un potere femminile corrotto fino al midollo

Una scena de Las Muertas (fonte Netflix)
Una scena de Las Muertas (fonte Netflix)

Le protagoniste della serie sono Serafina e Arcángela Baladro, versione romanzata delle reali sorelle criminali. Il loro impero non si fonda solo su prostituzione e omicidi, ma su una visione imprenditoriale del crimine, gestito con lucidità e spietatezza. Serafina, impulsiva e seduttiva, è il volto emotivo del potere; Arcángela, fredda e calcolatrice, è la mente strategica. Insieme incarnano una forma di potere femminile che ha rifiutato ogni forma di empatia e di etica. Tuttavia, la serie non riesce a scavare in profondità nei loro conflitti interiori, lasciando spesso i personaggi appiattiti in ruoli che sfiorano la caricatura, senza mai renderli realmente umani.

Simón, Bedoya e gli altri: uomini ridotti a comparse di un sistema malato

Una scena de Las Muertas (fonte Netflix)
Una scena de Las Muertas (fonte Netflix)

Nel mondo dominato dalle Baladro, gli uomini non detengono alcun potere reale. Simón, l’ex amante di Serafina, è un uomo debole, in bilico tra il rimorso e l’opportunismo, che diventa complice suo malgrado. Bedoya, ufficiale dell’esercito corrotto fino all’osso, rappresenta la faccia istituzionale del crimine: un potere armato che protegge chi lo paga e distrugge chi lo sfida. Questi personaggi maschili servono più come strumenti narrativi che come figure a tutto tondo. Le loro traiettorie sono funzionali, ma prive di evoluzione, e ciò impedisce allo spettatore di percepire il peso emotivo e morale delle loro scelte.

Un’estetica ricercata che non basta a coinvolgere

Una scena de Las Muertas (fonte Netflix)
Una scena de Las Muertas (fonte Netflix)

Dal punto di vista visivo, Las Muertas colpisce: l’ambientazione degli anni ’60 è resa con grande cura grazie a costumi, scenografie e una fotografia che immerge lo spettatore in un Messico rurale decadente e carico di tensione. Ma questa cura formale non si traduce in un coinvolgimento emotivo. La serie alterna toni da farsa grottesca a momenti di cruda violenza, senza mai decidere quale registro adottare. Il risultato è una narrazione frammentata, dove l’estetica sembra talvolta prevalere sulla sostanza. L’effetto disturbante c’è, ma raramente lascia il segno oltre la superficie.

Uno degli aspetti più ambiziosi della serie è la scelta di raccontare la storia attraverso punti di vista contrastanti. In teoria, questo approccio avrebbe potuto generare tensione, ambiguità e profondità psicologica. In pratica, però, si traduce spesso in un meccanismo ridondante, dove le stesse scene vengono ripetute da prospettive diverse, senza offrire nuove informazioni realmente rilevanti. Il ritmo narrativo ne risente, e l’alternanza tra versioni dei fatti, anziché aggiungere complessità, finisce per creare confusione e appesantire la visione.

Il vero mostro è il sistema: lo Stato come complice

Una scena de Las Muertas (fonte Netflix)
Una scena de Las Muertas (fonte Netflix)

Uno dei meriti più evidenti di Las Muertas è il suo spirito di denuncia, mai esplicito ma ben percepibile, nei confronti del sistema che ha permesso alle sorelle Baladro di prosperare. I bordelli gestiti dalle protagoniste non erano nascosti, né le violenze erano segrete: erano tollerate, perfino protette, da una rete di autorità corrotte, funzionari collusi e clienti influenti. In questa rete di connivenze, la violenza sulle donne diventa un effetto collaterale accettabile, se non proprio necessario. La serie ci ricorda che il vero antagonista non è un individuo, ma un intero sistema sociale che silenzia, sfrutta e dimentica.

Uno degli elementi più disturbanti della serie è l’assenza di reale attenzione verso le vittime. Le ragazze reclutate nei bordelli vengono presentate come comparse nel grande teatro del potere criminale. Alcune diventano complici, altre spariscono nel silenzio. Non c’è spazio per raccontare davvero il loro vissuto, il loro dolore, la loro umanità. Las Muertas mostra il ciclo della violenza e della disumanizzazione, ma non sempre riesce a farlo con il dovuto peso. La solidarietà femminile, potenzialmente salvifica, è sostituita da una logica spietata in cui ogni legame è sacrificato alla sopravvivenza.

Un’occasione mancata?

Una scena de Las Muertas (fonte Netflix)
Una scena de Las Muertas (fonte Netflix)

Con una storia tanto potente alle spalle, un romanzo iconico come fonte e un regista esperto come Luis Estrada alla guida, Las Muertas aveva le carte in regola per diventare una delle serie crime più incisive degli ultimi anni. Invece, rimane un prodotto irrisolto, che preferisce scioccare piuttosto che scavare, raccontare piuttosto che interrogare. È una serie che si guarda con interesse, ma che lascia la sensazione costante di un’occasione mancata.

La recensione in breve

6.0 Disfunzionale

Las Muertas è una serie visivamente raffinata e concettualmente ambiziosa, ma minata da una narrazione caotica e personaggi poco approfonditi. Luis Estrada porta sullo schermo una storia di potere, morte e impunità, ma senza mai riuscire davvero a scendere nelle profondità emotive e sociali che il materiale richiedeva. Il risultato è un racconto disturbante e provocatorio, che però fatica a lasciare un segno duraturo.

Pro
  1. Ambientazione storica estremamente curata
  2. Temi forti e importanti, legati alla violenza sistemica e alla corruzione
  3. Tono satirico e grottesco che sfida il linguaggio del true crime
  4. Buone interpretazioni femminili, in particolare quella di Paulina Gaitán
Contro
  1. Struttura narrativa confusa e ridondante
  2. Personaggi principali privi di evoluzione psicologica
  3. Scene provocatorie spesso gratuite e fuori contesto
  4. Mancanza di empatia verso le vittime
  5. Riflessione sociale appena abbozzata
  • Voto CinemaSerieTV.it 6.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
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